Archivi categoria: Il lavoro della memoria

Woodstock 50 – Sergio 46

Quando i giuovini fricchettoni si divertivano a Woodstock, io ero ancora nell’Iperuranio, quindi la mia conoscenza in materia è tutta libresca, per così dire. Mi ricordo per esempio lo speciale tv per il ventennale, visto una sera d’agosto dell’89 a … Continua a leggere

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Delle cose perdute

Che anni opachi, se mi guardo indietro. Quante persone perdute per strada che credevo avrei avuto per sempre accanto, quante cose che credevo eterne sono svanite, il più delle volte consumandosi impercettibilmente giorno dopo giorno, forse per abituarmi in modo … Continua a leggere

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Sufficit diei malitia sua

Torno in provincia. Il cielo è grigio, l’aria afosa, ogni tanto qualche goccia solitaria si spiaccica contro il parabrezza. Habiate qui dicitur Grassus mi accoglie come sempre sonnolento, chetato. Ci sono frotte di adolescenti usciti dalle scuole superiori assiepati sul … Continua a leggere

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Lo smottamento delle cose

Siamo abituati a pensare ai cambi d’epoca sulla base di riferimenti temporali un po’ legnosi (gli anni Sessanta, gli anni Settanta ecc.: a volte hanno senso, a volte meno) o di eventi memorabili nel bene o nel male. Invece spesso … Continua a leggere

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Samsara 1991

Settembre 1991. Esce Nevermind dei Nirvana. Io faccio la quinta liceo scientifico, ho i brufoli sulla fronte, fumo qualche canna ogni tanto ma a scrocco, ambisco a diventare Kerouac+Ginsberg 2.0, mi riempio la bocca di psichedelia e altre stronzate del … Continua a leggere

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Cinque feste della città di A.

(Fine settimana di caroselli, zucchero filato e autopiste al paese. Così metto qui un racconto non-racconto che avevo postato sul Primo amore qualche tempo fa.) 79 Quand’ero piccolo, nella casa in cui vivevano i miei nonni e mia zia trovavo … Continua a leggere

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Idioletto famigliare #11. «Brüscìtt»

La famiglia è anche il luogo della convivialità e della condivisione del cibo (o se vogliamo il luogo dell’incubo della convivialità – ma questo è un altro discorso), perciò è fatale che parecchie voci di questo mio idioletto famigliare siano … Continua a leggere

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Idioletto famigliare #10. «Bruscandoli»

Finalmente una parola del mio idioletto famigliare che è bensì dialettale (seppur repertoriata in diversi dizionarî), ma non milanese. “Bruscandoli”, o per meglio dire bruscàndoei, è il nome con cui in Veneto si designano i butti primaverili del luppolo selvatico. … Continua a leggere

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Idioletto famigliare #9. «Bìroli»

Ci sono misteri insoluti e probabilmente destinati a rimanerlo. Il Bloop mante volte registrato dal NOAA durante l’estate del 1997 nelle profondità dell’Oceano Pacifico fu prodotto da sommovimenti criogenici in Antartide o da un gigantesco essere vivente? La prima ipotesi … Continua a leggere

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Il fienile onirico

Qualche anno fa avevo trascritto su questo blog un ricordo della mia prima adolescenza che, dopo essere rimasto sepolto in un angolo dimenticato della mia memoria, era improvvisamente riaffiorato superficie, ma circondato da un alone di indeterminatezza tale che avrei … Continua a leggere

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Idioletto famigliare #8. «Biòtt»

Ovvero “nudo”: una bella, gloriosa e giustamente nota parola milanese. Poiché si ritiene che provenga dal longobardo *blauz (“nudo, spoglio”), è anche una parola antichissima, che in Langobardia Maior si usa ininterrottamente da quasi mille e cinquecento anni. «Va’ no … Continua a leggere

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Idioletto famigliare #7. «Béula»

La béula non è un temine fantasioso coniato da William Blake, bensì la beola, parola registrata persino dal Treccani: ossia la lastra di pietra (solitamente di ardesia o di roccia metamorfica scistosa) altrimenti detta pioda o losa che si adopera … Continua a leggere

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Idioletto famigliare #6. «Belé»

Gioia, gioiello, bellezza nel senso di “thing of beauty” e perciò, spesso, “bel bambino”. “Belé” è una parola milanese che nella mia famiglia veniva usata pressoché esclusivamente dalle donne: linguaggio femminile, dunque, e della più pura acqua. Quand’ero piccolo e … Continua a leggere

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Idioletto famigliare #5. «Baslotto»

Il baslòtt, in milanese, è una scodellona. Come spesso accade, lo italianizzo senza avvedermene, cosicché ancor oggi sovente non mangio “un piattone”, bensì “un baslotto” di pasta (o di risotto giallo, o di trippa). Una volta m’è scappato di dirlo … Continua a leggere

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Idioletto famigliare #4. «Baslètta»

La “baslètta” (con la e aperta, anzi apertissima) in milanese e in altre lingue gallo-italiche è il mento ovvero la bazza, insomma la scucchia (direbbero quelli di giù). «Ho pestato la baslètta» avrei detto da bambino dopo una rovinosa caduta … Continua a leggere

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