Athair

Nei tuoi occhi
mi sono sempre tuffato
come in un cielo sicuro
e nel naso portavo il tuo odore
come una preghiera

E veleggiavi come un galeone
della Provvidenza quando il giorno
finiva in vapori di legumi
e la musica dei chitarristi serafini
non valeva lo schianto del cancello
e poi le scale e come un Dio
profumato di dolcezza arrivavi
scacciando il dolore a calci nel culo

Non chiedermi se possa un eroe
sfoggiare labbra sottili e sguardi lemuri
o timido portare con grazia
lo scherno degli uomini di mondo

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