Samsara 1991

Settembre 1991. Esce Nevermind dei Nirvana. Io faccio la quinta liceo scientifico, ho i brufoli sulla fronte, fumo qualche canna ogni tanto ma a scrocco, ambisco a diventare Kerouac+Ginsberg 2.0, mi riempio la bocca di psichedelia e altre stronzate del genere ma in realtà mi cago addosso al solo pensiero di farmi di acido, sto spesso male, alterno depressione e stati di euforia sopra le righe, e i Nirvana li ascolto sì a gogo, ma solo sull’autoradio del Vins quando di sera giriamo per andare a bere qualcosa nei posti più inculati tra Abbiategrasso e la Lomellina. Sono vestito di merda, perché comunque è il ’91 e sono dieci anni che la moda fa schifo al cazzo, sono anche pettinato di merda per lo stesso motivo. Non c’è niente o quasi di fico in me, all’esterno, catafratto come sono di vestiti del postal market o del mercato, foderato come sono di provincia. Ho smesso da poco di frequentare l’oratorio per sopraggiunto ateismo, ma l’odore di cattolicesimo ce l’ho ancora tutto addosso. Dunque come ho detto non c’è niente di fico in me da vedere, e tutto quel poco di fico che mi riguarda succede quasi tutto dentro la mia testa: il rock, i libri, le prove con la mia band, le poesie che scrivo, bruttissime, sentitissime. Пишу стихи о прекрасной даме.
I Nirvana dunque li sento in macchina d’altri, perché a me onestamente i Nirvana non m’interessano, non è che mi facciano cagare, però ascolto solo i Pink Floyd/Syd Barrett, i Grateful Dead, i Velvet Underground e Bob Dylan, e al limite – quando voglio fare il beat – il paio di vinili di jazz che ho comprato alla Voce del Padrone, in galleria (Parker-Mingus-Powell-Roach-Gillespie; Art Blakey).
Il sabato pomeriggio cazzeggio alla fiera di Sinigaglia o da Supporti Fonografici (un 33 giri fanno diecimila lire, In-A-Gadda-Da-Vida, Koyaanisqatsi, Subterranean Homesick Blues, After Bathing At Baxter’s, Paradise Bar & Grill), spesso da solo, sognando di essere Rimbaud. E la matura si avvicina, mentre invece la maturità sembra molto lontana, quasi irraggiungibile, una fata morgana. Anzi, diciamoci la verità, chi cazzo la vuole, alla fin fine, ‘sta maturità? E cos’è, poi? Far su famiglia per diventare una famiglia di gente triste che passa le giornate a litigare? Mettere la cravatta? Diventare calvi?
Comunque sto quasi sempre di merda, anche se sono un bravo ragazzo impaurito che non si droga e si taglia i capelli – anche se li vorrebbe lunghi lunghi – per non far arrabbiare la mamma, che tanto rompe i coglioni comunque, che si taglia i capelli di merda perché altrimenti la mamma si addolora e va fuori di testa. Mi lascio crescere quattro peli di barba. Il 12 dicembre 1992 mia mamma mi prenderà a sberle per via di questa barbetta del cazzo. Ho due o tre camicie di flanella a scacchi rossi e neri, rossi e blu.
Insomma, Nevermind non lo compro, ma alla fin fine sono più grunge di tutti quelli che ascoltano i Nirvana, in questo Samsara 1991.

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2 risposte a Samsara 1991

  1. elosairamtoira ha detto:

    E c’è chi, pur non ascoltando grunge (anche se l’Umplugged l’avevo fregato a mio fratello, nel ’94 per capire cosa fosse – e Cobain per una tredicenne un certo fascino l’aveva, mentre le compagne di classe ascoltavano i Take That con le figurine sul diario), c’ha ancora camicie a scacchi rossi e neri, i jeans rotti per usura (non per la fighetteria dello strappo perfetto tutta anni zero), maglie sdrucite, occhiaie sguardo cupo, animella depressa pesante, che scrive poesie un tantino suicidarie (per poi odiarle), un’ottima tendenza all’autoisolamento, una chitarra scordata, sale fumo con la testa china nei posti peggiori, e film che nessuno vuole vedere. Non mi drogo, non sono più gli anni ’90, ma sono ancora dannatamente grunge fino al midollo. Motivo di grande sfottimento delle amiche che, nel frattempo, quella maturità l’hanno raggiunta.

  2. Sergio Baratto ha detto:

    Ce n’est pas un hasard si nous sommes frère et soeur ;-)

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