Alla riscossa stupidi

[Che i fiumi sono in piena, potete stare a galla…
Ma magari è solo uno dei miei attacchi di pessimismo.]

Faccio molta fatica, ultimamente, a sopportare tante persone leggendo le parole che lasciano sui social network: sono uno specchio forse deformante (forse), ma di fatto l’immagine che rimandano mi pare mediamente orrenda. E non è che io sia mai stato un campione di autostima e superbia.

Non so nemmeno se sia solo o tutta colpa del medium, perché se passo a un medium più tradizionale come la radio – penso per esempio ai famosi/famigerati microfoni aperti di Radio Popolare, che pure dovrebbero rappresentare un campione di umanità più simile a me, almeno in teoria – l’effetto è simile.

Ma, siccome vivo anche una vita reale nel mondo concreto, so che le stesse meccaniche e gli stessi discorsi (o non-discorsi) sono presenti anche lì (del resto, come potrebbe essere diversamente?), li sperimento quotidianamente, sui luoghi di lavoro, nelle chiacchiere occasionali scambiate con i conoscenti o con gli sconosciuti. Eppure io sono uno che, tra i molti difetti, ha – credo – questo pregio: che istintivamente, quando incontro una persona, sono sempre positivamente prevenuto nei suoi confronti.

Perciò ovunque provo stesso sconcerto, la stessa sconfortante sensazione di sentire tante, troppe persone incapaci di produrre un ragionamento logico, agite da una specie di livore ottuso e balbettante, indefettibilmente convinte delle proprie idee confuse ma apodittiche che si sono costruite sulla base di cose lette chi si ricorda dove o orecchiate qua e là da qualche parte, di luoghi comuni che si propagano da bocca a bocca o da schermo a schermo. La contraddizione è rifuggita come la peste, sempre ammesso che venga percepita. La verifica delle idee è concetto alieno.

L’impressione è di una collettività in preda a una generale regressione infantile, ma ovviamente senza la grazia dell’infanzia; impegnata in una fuga dal mondo reale in un mondo illusorio, magico, retto da leggi immaginarie ma che acquistano nella percezione comune uno statuto di realtà (non esiste, ma poiché tutti lo credono esistente, esiste).

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