Il tempo che non passa

«Un corpo fermo rispetto a noi non si muove nello spazio e quindi (…) tutta la sua velocità è usata per viaggiare in una sola dimensione, quella del tempo. C’è di più: tutti gli oggetti in quiete rispetto a noi si muovono nel tempo – cioè invecchiano – alla stessa velocità. Se un corpo si muove rispetto a noi, invece, un po’ del suo moto nel tempo deve essere trasferito nello spazio, e quindi la sua velocità nel tempo sarà minore (…): l’orologio di un oggetto in movimento ritarda. Ora scopriamo che ciò accade perché il moto nello spazio “ruba” un po’ di velocità al moto nel tempo. Anzi: il moto nello spazio non è che un riflesso di quanto è diminuito il moto nel tempo.
In questo contesto, vediamo subito perché deve esistere una velocità spaziale limite. La massima velocità spaziale possibile si ha quando tutta la velocità dello spaziotempo è usata nella componente spaziale, cioè quando tutta la velocità nel tempo è convertita in velocità nello spazio. Un simile oggetto usa tutta la sua velocità spaziotemporale (che è pari a quella della luce); di conseguenza questo è un limite invalicabile (…). Quindi, la luce non ha età, perché non ha velocità temporale. Un fotone uscito dal big bang non è invecchiato di un sol giorno da allora. Alla velocità della luce, il tempo non passa.»

Brian Greene, L’universo elegante, pp. 43-44.

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