Senza alcuna pretesa di redenzione

«Mi pareva che sopra di me il fragore di stelle stesse aumentando a dismisura. Interi piani di spazio stavano andando alla deriva, smottavano macinando firmamenti, mentre Dio si trovava in preda all’angoscia dell’illimite. “Un tempo…” mi pareva stesse silenziosamente vociando nello spazio “ero una liberissima, magmatica poltiglia che imperversava nell’increato intatto. Cos’è accaduto alla mia mente? Pensiero mai pensato eppure deflagrato. Il limite è stato sfondato, rovesciato, la prima volta, quando ho inviato sulla terra il mio figliolo. Vorrà dire che questa volta mi incarnerò in un bacillo. E potrò dirmi appagato se dopo un certo numero di anni, attraverso una serie di reazioni a catena che qualcuno potrebbe calcolare incalcolabili, così al termine di uno stesso evo che a qualcuno potrebbe persino apparire sigillo ciclico, eppure senz’altro scopo, senza alcuna pretesa di redenzione, sarò infine riuscito a suscitare in un corpo umano in illusorio movimento nello spazio un brontolio intestinale perfettamente udibile, in una notte qualunque eppure irripetibile, nel momento stesso in cui qualcun altro si ritroverà a incrociare per caso sopra lo stesso marciapiede…
Allora potrò veramente dire che la mia opera è compiuta!”
»

Gli esordi, Mondadori 2011, pp. 39-40

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