Idioletto famigliare #2. «Ball de fra’ Giüli»

Ball de fra’ Giüli, i ∼

Un’espressione milanese prediletta da mia madre, con cui non mancava (manca) mai di condire le sue tiritere. A volerla traslare, la si potrebbe rendere con un aulico “Son menzogne!” oppure con un più icastico “Non è vero per un cazzo!”.
“Fra’ Giüli” sarebbe “frate Giulio”, sennonché io l’interpretavo a orecchio come un tutt’uno, domandandomi ogni volta chi mai potesse essere quel fantomatico Fragiüli le cui balle vere o metaforiche servivano retoricamente a svelare le più turpi menzogne. Chi o cosa cazzo era il Fragiüli? Un nome proprio? Una professione (come l’assicuratore o il questurino)? Un cavaliere medioevale collega, che so, di Amadigi di Gaula?
Esiste anche la versione italiana, usata sempre da mia madre quando il tasso di incazzatura è minore e quindi non scatta nessuno shift automatico dall’italiano al vernacolo. «Le palle di frate Giulio!» esclamerà allora, dando alla sua invettiva un sapore molto più tosco, quasi di panno sciacquato in Arno.

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