Settembre


A Remo

È meglio crepare nel sole
o in un giorno di pioggia

Una scia che si spegne nel cielo azzurrino
e non lascia traccia nella storia

Di collina in collina il vecchio celta
portava sacchi d’erba tagliata uno per spalla
lungo la strada di sassi tra paesi morti
al tramonto

Prima che il Texas inondasse di napalm
i roveti imperlati di more e ramarri
incrociavamo tornando milordi
gatti tignosi cani abbandonati
cavalli torturati dai tafani
mummie di salamandra talpe morte

Gli anni stendevano senza rumore
una bruma di quiete ordoviciana
troppo lontana da lì Melitene
o anche soltanto i duelli al semaforo

La Legio Duodecima Fulminata
portava guerra ai Parti catafratti
solo in radio verso l’ora di cena
quando il vento e le nuvole arancioni

Anche Brahma è mortale e Odino il furbo
e tutti gli eroici sbronzoni nel Valhalla
il cielo un giorno ci cadrà sulla testa
in orario di mercato a Camuloduno

Giganti rosse nane bianche stelle di neutroni
esplosioni di gas incandescenti nel vuoto
palle di pietra fredda nel vuoto
buchi neri mangialuce nel vuoto
l’universo finisce a settembre

Di sera i cinghiali escono a frugare
tra i cespugli in cerca di tuberi succosi

È vero che da ragazzi vi picchiavate con quelli laggiù?
Il vecchio celta guardava verso il fondovalle
le girandole cromate dei camini
e senza posare i sacchi diceva Eh
a m’arcord

(22 settembre 2013)

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