Un’Europa cavalleresca e stellare

«La nostra piccola Repubblica nomade vuole essere prefigurazione di una Repubblica nomade infinitamente più grande, che venga a coincidere con i confini di un intero continente e del mondo. Ci piacerebbe che questa ripresa assumesse anche l’aspetto di un’esplosione stellare di cammini europei e poi mondiali, di donne e uomini che riprendano in prima persona il movimento, che si incontrino, si conoscano e si riconoscano dentro una stessa visione e uno stesso sogno.

Non sta a noi definire in dettaglio i modi e le forme di questa possibile rigenerazione. Proviamo solo ad elencare alcune parole che ci possano indicare come noi vorremmo l’Europa:

Sperimentale, e cioè che non  abbia paura di imboccare nuove strade mai tentate prima, in ogni campo, che abbia il coraggio e la libertà e che si dia gli strumenti per poter intraprendere questo nuovo cammino.

Prefigurativa, e cioè che non abbia paura di sognare e di trasformare i propri sogni in realtà.

Nomade, e cioè capace di spezzare le barriere nazionali e di permettere ai suoi cittadini il più alto grado di circolazione e fusione. Che dia il segnale di questa ripresa di movimento con un grande cammino continentale e una benefica e reciproca invasione barbarica che rimetta in circolazione i suoi popoli e soprattutto la sua parte più giovane, più sognatrice e più inquieta.

Repubblicana, e cioè che non abbia paura di liberare la propria potenza popolare, contro il logoramento e la ritualizzazione dell’esercizio democratico di sola facciata, che non abbia paura di indire elezioni e referendum su base continentale e non solo nazionale, di eliminare gli eserciti dei singoli stati per arrivare a una difesa continentale comune.

Cavalleresca, e cioè nobile, ardita, donchisciottesca, se necessario, che non imponga e non pretenda nulla -a differenza di come si è comportata in passato- ma che eserciti il magistero della libertà e dell’esempio.

Visionaria, e cioè che abbia l’ardire di tentare una rigenerazione e che senta su di sé l’onore e il dramma di essere portatrice di una grande visione.

Stellare, e cioè che -come ha le stelle nella sua bandiera- cosi senta la propria presenza non solo tra gli altri continenti ma anche su questo pianeta, presenza sempre più difficile e precaria per l’ottusità e la rapacità che ha finora caratterizzato la nostra irripetibile e folle specie. Un continente stellare che abbia la forza di avere una visione non solo mondiale ma anche cosmica e che faccia sentire con forza questa affratellante condizione alle donne e agli uomini che lo abitano.»

Antonio Moresco, Lettera aperta al Parlamento europeo (qui la lettera per intero)

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