Un abbiatense a Màilen

Avete presente quegli articoletti sui settimanali di moda, cosmesi, attualità, chiacchiere femminili e altre merci, in cui intervistano o interpellano in poche righe qualche pseudo-celebrità della Rete – un tardoventenne gay di Catanzaro/Milano con i capelli in piedi e le ciabatte a quadretti, una customer care ormaitrentenne di Ancona/Milano con le scarpe aperte sul davanti e gli occhiali da Malcolm X, una fille de papa di Monza/Milano matricola bocconiana reduce da un entusiasmante orgasmus a Madrid (anzi a Barcellona) – che raccontano le loro esperienze come fotografi (scusate: photo-artists) freelance di cincillà in calore, shopping addicted a Venice Beach, pittrici di unghie (scusate: nail artists) a Talbot Road, scarpologhe petroniane su Internet? Avete presente quella prosa allucinante, quella neolingua infarcita di termini inglesi alla cazzo ogni due parole, tipo «L’home fitness è easy: imparala anche tu in 5 step con un coach d’eccezione…» (segue nome di persona a me assolutamente ignota ma che alle lettrici evidentemente dev’essere più familiare della cellulite)? Ecco, siccome nella vita non c’è cosa che desideri tanto quanto il comparire in tale veste su una di quelle riviste patinate dalle pagine fragranti piene di caviglie, profumi, tips, steps, apps, preps, tests «Scopri quale sex toy fa per te» e bustine omaggio di crema rassodante, e siccome nessuno mi fila, mi sono intervistato da solo. Ecco qui.

Sergio Baratto nasce 39 anni fa in una small town della provincia di Milano. Oggi vive in the city, dove lavora come paper-stainer e key-presser in un service center. Sul Web è una celebrity e gestisce uno degli sfashion blog più trendy del momento: “Woesthatboy”. Gli abbiamo chiesto qualche dritta sulle location più cool della metropoli più hipster d’italia.

IL RISTORANTE: la pizzeria sotto casa mia. Fa le pizze ma anche altre cose, tipo gli spaghetti alle vongole e le patatine fritte. Nessun brunch ma c’è un acquario con dentro dei pesci: i bimbi lo adorano! Un must: la confezione con dentro 5 grissini torinesi compresa nel coperto.

L’ALBERGO: se devi trombare con la ragazza ma hai una smart, in zona viale Abruzzi c’è una mega di alberghi da una stella. Un must: i cantieri dei lavori in corso lungo la cinrconvallazione con gli stagni di acqua piovana e fanghiglia. Se li fotografate dalla finestra della stanza d’albergo con Instagram sembrano fighissimi.

LO SHOPPING: l’Ipercoop di corso Lodi. Dentro c’è anche un negozio di roba per il computer, se per caso servono le cartucce della stampante. Inoltre se fai la tessera Coop a volte trovi dei prodotti scontati. Un must: la birra primo prezzo. È tanta e costa poco!

UNO STORE CHIC & CHEAP: c’è un negozio “Tutto a 1 euro (o quasi)” dalle parti di Corso di Porta Romana dove trovi veramente di tutto, lo scotch, la colla, la carta per impacchettare i regali, i babbinatale adesivi da appendere alla finestra e persino gli scatizzolamerda e i cioccolatini ripieni di cognac. Un must: i sacchetti da tre etti di finti Fonzies al formaggio!

L’HAIR STYLIST: i cinesi. Costano niente e mentre ti tosano stanno zitti, anziché sparare cazzate tutto il tempo come i parrucchieri italiani. Comunque io non mi taglio i capelli da una vita.

LA GALLERIA: Ci sono dei quadri alla pinacoteca di Brera, anche se non ha per niente la forma di una galleria. Un mio amico che ci è andato con la scuola tipo alle medie dice che era interessante. Un must: il culo della statua di Napoleone nel cortile.

IL QUARTIERE: Porta Romana, è comodo perché abito in zona e quindi lo posso girare a piedi senza spendere troppi soldi (oltretutto la macchina per girare a Milano te la puoi scordare). Un must: il baracchino in Piazzale Libia vende delle barrette di croccante alle arachidi con una confezione gialla e rossa troooppo vintage!

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5 risposte a Un abbiatense a Màilen

  1. elos ha detto:

    Voglio i sacchetti da tre etti di finti Fonzies al formaggio.

  2. Federico Gnech ha detto:

    Applausi, applausi. Mi hai persino fatto provare simpatia per Milano.
    Hai pensato a un reportage dal salone del mobile, per raccontarlo a chi non troverà mai un motivo per andarci, e soprattutto per prendere per il culo gli hipster? Secondo me una delle riviste suddette ti pubblicherebbe subito.

  3. Sergio Baratto ha detto:

    No, Dio me ne scampi! Mi tengo ben distante da saloni del mobile e del design, più per ostilità nei confronti della mistica del design (quella sì, secondo me meritevole di una presa per il culo. Gli hipster mi paiono tutto sommato più innocui).

  4. Sergio Baratto ha detto:

    [Elos: come ti ho già scritto altrove, i finti Fonzies saranno il target del nostro prossimo after lunch in Màilen.]

  5. Graziella ha detto:

    ..ecco..passavo di qua e ho fatto bene, perché mi sono fatta due ghignate!!

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