Appunti sparsi

Mi sento assediato dalla merda del mondo e provo un bisogno urgente e disperato di tenermene lontano. Ci sono troppe cose intorno a me che mi fanno orrore e premono e minacciano di succhiarmi anima, energie e comprendonio.
Lo so che è sbagliato e sciocco cercare di tenere il mondo fuori dalla porta, perché comunque ti entrerà dalla finestra. E che non è ignorando il male che il male cessa di esistere (e di influire sulla tua vita).
Ma ci sono momenti, appunto, in cui l’unico modo per salvarsi è assentarsi, è ritirarsi altrove. Foss’anche un altrove mentale, o privato, fatto di famiglia, musica, libri. Film. Giardinetti, panini del baracchino, ritiri provvisori, boschi. Scrivimenti.

Così, in questo periodo la mia vita è anche la ricerca affannosa e continua di modi per restare a galla, per tenermi aggrappato, per non lasciarmi travolgere dalla disperazione. Quella che mi fa esclamare: siamo morti! Siamo fottuti!

O per appartarmi e salvarmi dalla merda pur restando inchiodato in questa realtà di merda, in questo paese decaduto.

(E ho sempre odiato quelli che stilano certificati di morte! Anche per questo il mio tempo dovrebbe chiedermi perdono!)

Un inverno interminabile, e poi questa primavera mancata, mai ancora arrivata, le malattie di continuo, un virus dietro l’altro, per mesi e mesi, Natale, Pasqua con la febbre, visite, esami, referti. Diagnosi incerte, sgaggia, speranze. Cure. Pastiglie.

(«Forse è solo che sei depresso. Forse il problema sei tu, che adesso vedi tutto attraverso lenti deformanti.»)

Vado per curiosità a vedere nell’archivio di questo blog se dieci anni fa in questa data ho scritto qualcosa, ed eventualmente com’era il mio umore. Trovo questo post datato 6 aprile 2003:

Finalmente, dopo tanto tempo, di nuovo seduto sulla riva del Ticino.
Ogni istante del mondo è unico e si perde via per sempre nel vuoto. Qui, per fortuna, non vige l’obbligo di scrivere solo cose acute e originali. Oggi mi va di pensare cose banali.
Tutto passa, i nonni sono passati, i miei amati, i miei cari invecchiano, passano, passeranno. Io. Sono passati i giorni di Genova, i lacrimogeni, ora tutto lentamente sgocciola giù nel secchio della storia (la rabbia no, quella resta). E’ venuta una guerra, passerà, ne verrà un’altra.
Me ne sto seduto sotto il sole al tramonto, nel vociare dei bambini, nel rumore dell’acqua, nell’odore di legna che brucia, in questo punto sassoso e minuto del tempo e del mondo. Sposto un sasso col piede e questo posto minuto e tutto mio impercettibilmente cambia. Lontano da qui, le bombe, i morti, la barbarie umana.
Se Dio esistesse davvero, se fosse buono e misericordioso, i nostri corpi fragili sarebbero forse meno sensibili al dolore?
Dolore e bellezza.
Ho voglia di incontrare qualche vecchia conoscenza, così per caso, lungo la strada, nell’ora in cui il sole tramonta e suonano le campane.

Ok, ero depresso anche allora. O forse solo un po’ malinconico, come sempre (in ogni caso, nell’aprile 1993 ero messo molto ma molto ma molto peggio). Ma, al di là di questo, che razza di scrittura diaristica svenevole-estetizzante! Oddio: non è che tra dieci anni, rileggendo le cose che scrivo adesso, proverò lo stesso moto di fastidio?

Commenti raccolti in rete. La ggente dà libero sfogo alla propria capacità di formulare pensieri elevati (senza spazi tra lettere e virgole): «La preoccupazione di Pisapia sono solo i lavavetri,gli zingari,gli amici imbrattatori e queste assurde domeniche a piedi che non servono a niente».
Siamo e saremo ancora, sempre, indefinitamente nel 2008-2009.

Il berlusconismo eterno vincitore, eterno stupratore di questo mio paese morto. Ho avuto la sfortuna di appartenere a una generazione che ha visto e vissuto, che sta vedendo e vivendo una penosa agonia politica e civile. L’epoca peggiore dal secondo dopoguerra in via diretta, senza passare prima dallo splendore… Chessò, dagli anni Sessanta!

«Nati nel 1973! A voi toccheranno i cartoni animati giapponesi, il Drive In, i paninari, il synth pop, i vestiti del Postalmarket e vent’anni (più quanti altri a venire?) di berlusconismo!»
(Però anche i Goonies e Ritorno al futuro al cinema: non era tutto così schifoso.)

Gli anni Zero: repressione dei movimenti sociali, teoconservatorismo, Bush Jr. e le sue guerre imperiali del cazzo, qui da noi destra xenofoba, leggi razziali, spurghi di odio collettivo. La Lega Nord.

Dispiace dirlo, dispiace ripeterlo, ma Berlusconi ha vinto.

«Gli anni di piombo non erano migliori!»… O sì? Non c’era forse, oltre a quella cappa nera, un vigore che oggi non esiste più?

«E tu cos’hai fatto, cosa stai facendo, per combattere tutta questa merda e questa morte – oltre beninteso a compiangerti e a scrivere piagnucolose e patetiche lamentazioni?»

Sempre troppo poco.

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2 risposte a Appunti sparsi

  1. n.a ha detto:

    Ciao Sergio, un piacere leggerti.

  2. nonmicapacito ha detto:

    Reblogged this on Non mi capacito and commented:
    Scrivi qui i tuoi pensieri… (opzionale)

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