Tra due porte scegli la terza

A certi sostenitori di Renzi – e ne conosco alcuni che sono persone lucide e intelligenti, menti più brillanti della media – sembra inconcepibile che si possa avversare Bersani e contemporaneamente non “scegliere” il sindaco di Firenze. La cosa che mi stupisce di più è proprio questa loro incapacità di uscire dal cortocircuito.
Ti dicono che Bersani rappresenta il vecchio apparato del centrosinistra, quello che, sotto diversi nomi, negli ultimi vent’anni ha fatto di tutto per suicidarsi. Ed è vero.
Che dietro Bersani ci sono i sempiterni burocrati dell’ex (P)DS e dell’ex Margherita, gli inamovibili satrapi del centro e del centrosinistra, D’Alema, Fioroni ecc. Ed è vero.
Che votare quel candidato vuol dire votare l’area che ha prodotto la (fallita) scalata alla BNL, il sistema tangentizio di Sesto, la rete affaristica delle coop rosse, i feudi biancorosati in odore di cosca ecc. Ed è vero.
Che sono gli stessi che non fecero alcuna legge antitrust, regalando a Berlusconi e al centrodestra xenofobo degli anni Zero un immenso potere di propaganda. Ed è vero.
Anche per tutti questi motivi, infatti, non ho la minima intenzione di votare Bersani né al ballottaggio delle primarie né eventualmente alle prossime elezioni politiche.

(Aggiungo, come postilla personale, che quel centrosinistra tuttora rappresentato da Bersani ha appoggiato e appoggia la TAV in Val di Susa; che addirittura certi suoi esponenti partecipano attivamente alla costruzione retorica del babau No-Tav da dare in pasto all’opinione pubblica; che ai tempi del G8 di Genova non fu capace di prendere una posizione chiara accanto al movimento altermondialista sia per paura sia per consustanzialità con il potere ostile al movimento. Eppure ritengo che si possa essere liberisti ma contrari alla repressione poliziesca e mediatica del dissenso.)

Anche per tutti questi motivi, ti dicono i sostenitori di Renzi – quelli di sinistra, intendo, visto che ce ne sono parecchi esplicitamente di destra – bisogna appoggiare il sindaco di Firenze.
Come se l’alternativa binaria fosse l’unico schema possibile. Come se fossero, appunto, incapaci di cogliere questa ovvietà: un avversario indecente non conferisce automaticamente decenza al suo antagonista.
Ma questa associazione necessaria tra esigenza di cambiamento e Renzi non è affatto necessaria! Renzi non è il cambiamento, al limite rappresenta un tipo particolare di cambiamento. Non esistono solo due direzioni: nella metà sinistra del piano cartesiano i gradi disponibili sono 180 e le rette al suo interno – si dice – infinite.
E, nella fattispecie, il tipo particolare di cambiamento rappresentato da Renzi non mi rappresenta. Non corrisponde alle  mie istanze. L’opzione-Renzi non mi piace per forma e sostanza: non condivido né le sue idee né la sua strategia comunicativa e per giunta (mi si passi questo sconfinamento nel pre-politico), lo detesto istintivamente e mi insospettisce dal punto di vista somatico.
Potrei aggiungere che Renzi mi pare consustanziale al berlusconismo, anzi per la precisione che Renzi è una delle tante declinazioni – anche molto differenti tra loro – del berlusconismo. Ma aprirei un discorso più lungo che qui e ora non ho il tempo di affrontare.

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