E’ morto

Carlo Giuliani è morto. Per piacere, smettetela di dire che “è vivo” (e che addirittura “lotta insieme a noi”). Davvero non se ne può più. E’ una frase retorica, sembra bella e invece è triste e squallida. E fasulla. Io la retorica non la sopporto, e destesto le vie facili alla commozione e alla mobilitazione emotiva.
Il tutto è, per l’appunto, disperatamente fasullo.

Svegliarsi il 20 luglio e scrivere – magari su Fb – che “Carlo è vivo” [e lotta ancora] vale quanto postare una foto di tramonto con la faccia di Gandhi in sovraimpressione e una sua frase apocrifa da bacio perugina.

(E poi: andate da chi ha perso una persona per sempre e ditegli che vive ancora. Secondo voi cosa vi risponderebbe?)

Carlo Giuliano è morto, purtroppo, anzi per la precisione è stato ammazzato undici anni fa da un carabiniere. Anziché attribuirgli questa sopravvivenza simbolica da simulacro retorico sempre più vuoto, sarebbe bello riuscire a regalare – al suo ricordo, ai suoi cari e a tutto il Paese – un po’ di verità, di giustizia e di equità sui fatti di Genova.

E poiché, com’è evidente da tempo (come è stato chiaro da subito), sulle circostanze di quella morte e sul disastro del G8 non si vuole far luce, in fondo anche dire “Carlo è vivo” significa partecipare inconsapevolmente a questa rimozione della sua uccisione.

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5 risposte a E’ morto

  1. Mariasole Ariot ha detto:

    Grazie, Sergio. Condivido parola per parola.

  2. Antonio ha detto:

    malati di complottismo. Ciechi per ideologia. Quindi, spiegatemi, un ragazzo che si avvicina con la volontà di scagliare un estintore in testa ad un carabiniere è un eroe e il carabiniere un assassino. Quanta ideologia

  3. Sergio Baratto ha detto:

    Innanzitutto vorrei puntualizzare alcuni elementi in merito al mio pezzo, Antonio, perché il tuo commento sembrerebbe presupporre alcune mie affermazioni di cui in realtà non v’è traccia:
    1) in nessun punto ho scritto che Carlo Giuliani è un eroe;
    2) Non ho scritto che il carabiniere è un assassino.

    Quanto a questo secondo punto, ho scritto testualmente – e volutamente, in piena coscienza etimologica – che ” [C.G.] è stato ammazzato da un carabiniere”. Questo mi sembra ineccepibile, visto che esiste addirittura una sentenza della Dorte europea dei diritti dell’uomo che assolve Placanica non per non aver ammazzato Carlo Giuliano, ma per averlo ammazzato per legittima difesa. Dal punto di vista linguistico, p. es. il dizionario Treccani mi informa che “ammazzare” significa “uccidere con mezzi violenti” e anche (estens.) “provocare la morte, essere in qualche modo causa di morte”.

    Inoltre vorrei dire qualche parola sul merito del tuo intervento. Il fatto che tu – sono certo in buona fede, e direi addirittura istintivamente, senza premeditazione – mi attribuisca cose non dette e distorca retoricamente alcune mie affermazioni, mi fa pensare che il tuo commento sia scaturito più da un moto di irritazione che dal reale desiderio che io mi spieghi meglio; se, come credo, è così, anche il tuo inciso (“spiegatemi”) va inteso come un intercalare, e non come un’esortazione.

    Eppure proprio quel tuo “spiegatemi” mi dice molto. per esempio il fatto che sia plurale: come se identificasse il singolo autore del post, cioè l’umile sottoscritto, con una collettività che forse è da indentificarsi con il movimento no-global o con la globalità dei manifestanti presenti a Genova nelle giornate del G8 2001. Troppo carico morale, da una parte, e tropo onore nello stesso tempo mi poni sulle spalle, Antonio: io non posso parlare per tutti, a nome di tutti; al limite posso parlare come parte di quel “tutti”, come singolarità irriducibile eppure, in quel momento storico, profondamente organica a quella collettività di individualità.

    Le cose che ho da dire – fatte le doverose premesse – sull’esperienza no-global, le puoi trovare facilmente su qusto blog cercando i post taggati come “no-global” [https://bruciarenelbuio.wordpress.com/tag/no-global/] o “genova g8” [https://bruciarenelbuio.wordpress.com/tag/genova-g8/]. Non mi ripeterò, evidentemente, perché nello spazio di un commento non potrei dire niente che non abbia già scritto altrove e meglio.

    Se invece vuoi addentrarti nella questione dell’uccisione di Carlo Giuliani, al di là delle vomitate ideologiche dall’una e dall’altra parte, esiste una buona quantità di inchieste e controinchieste. Anche in quelle che tu troveresti troppo “faziose”, e che magari io definirei “militanti”, puoi trovare elementi interessanti di riflessione. Perciò non il mio blog è il posto giusto, ma la Rete.
    Tieni però presente un elemento contestuale che molti “critici” omettono, non so se per ignoranza o se per malafede, ma che è fondamentale per analizzare seriamente i fatti: l’attacco al defender dei carabinieri durante il quale Carlo Giuliani viene ucciso fa parte di una vera e propria aggressione ILLEGITTIMA delle forze dell’ordine contro un corteo autorizzato e CONCORDATO con le stesse fore dell’ordine. A definire le cariche dei carabinieri “illegittime” non ono io, ma la sentenza della corte d’appello al processo detto “dei 25”, poi confermata in cassazione. Tanto che, sempre secondo quella sentenza, la reazione dei manifestanti alla carica è stata dichiarata legittima difesa ed è servita come attenuante nel suddetto processo. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Processi_e_decisioni_giudiziarie_sul_G8_di_Genova

    Perciò, se anche mi sbagliavo e realmente desideri una spiegazione, sai dove andare a cercare. (Ti confesso però due cose: in questi anni ho imparato a mie spese, empiricamente, che su questo tema è pressoché impossibile avviare una discussione proficua partendo da due posizioni così antitetiche; e soprattutto che è quasi impossibile riuscire a far capire a chi non ha vissuto personalmente quell’esperienza anche solo una minima parte di ciò che quell’esperienza è stata.)

    Se invece a muovere il tuo commento è stata l’irritazione, ti posso dire questo: che forse allora puoi capire la mia, di irritazione, identica e specularmente opposta, tutte le volte – e sono state una miriade – che in questi undici anni i politici, i giornalisti e le persone in generale hanno rovesciato infamie, falsità, fango, merda e incomprensione da palese malafede o pregiudizio sulla testa di chi ha fatto parte di quel movimento o di quella mobilitazione politica, morale e sociale.
    Perché devi considerare una cosa: che quel marchio d’infamia che mi addossi – quel “quanta ideologia” che mi pare così pregno di disprezzo – vale mille voltedi più per tutti i pre-giudizi sbrigativi e del tutto privi di pietas con cui negli anni molti detrattori del movimento e molte persone abituate a farsi un’idea della realtà solo sulla base dei telegiornali o dei quotidiani generalisti o di grande diffusione hanno liquidato un’esperienza così complessa, multiforme, contraddittoria, entusiasmante e DOLOROSA come’è stata la nostra (e sì, in questo e solo in questo mi sento di poter parlare a nome di tutti).

    Fermati un attimo a riflettere, e cerca di scoprire se il tuo commento, la tua irritazione non siano essi stessi per primi il frutto avelenato della tua ideologia.

  4. Antonio ha detto:

    Hai ragione.
    Ho scritto d’istinto dopo aver letto male e d’istinto. La questione non l’ho mai approfondita, come invece credo tu abbia fatto perchè lo si capisce da come ne parli. Sicuramente ce l’ho con tutti quelli che non conoscono bene la questione (come il sottoscritto), e a distanza di 10 anni ancora ne parlano retoricamente e ideologicamente. E questo vale per la storia di Genova o mille altre. Insomma, c’è un bel po’ di gente che odia per principio le forze dell’ordine, i politici, alcune categorie quasi sempre di potere. Devo fare un posso indietro anche rispetto al fatto che tu hai fatto una considerazione linguistico/sociologica e non ideologica ( uccidere/ammazzare), e forse è la prima volta che sento nominare il nome di Carlo Guliani in internet o in dibattiti pubblici senza metterci dentro tonnellate di ideologia che, a mio avviso, rappresenta la più grande delle stupidità e delle fregature ( qualsiasi ideologia).

    Forse quindi sono stato avvelenato non dalla mia ideologia, ma dall’ideologia dirompente che troppo spesso si respira quando si trattano temi “caldi” e che spesso devo respirare controvoglia. Ora però ci siamo capiti e, anche se non conosciamo, per me è bello vedere che le parole sono ancora in grado di fare il loro sporco mestiere, tra cui offrire spiegazioni. Buona serata.

  5. Sergio Baratto ha detto:

    Grazie a te, la tua risposta ti fa onore.

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