Di ciò che porta con sé la primavera

Questa roba sono appunti per un «Polittico della memoria a tradimento», marzo/aprile 2011, mai più ripresi in mano.

1. La primavera a tradimento

Ce vendredi les souvenirs de loin
venus rampent sur le fond des ciels d’étain

Nell’ora in cui il sole si prepara a morire
lo scintillio del camino di latta
sull’alto condominio sotto il cielo
è un’esca per le mandrie di nubi in arrivo

Guardavo fuori e pensavo ai giorni rimasti
incollati su carta o pixel alle foto
sullo schermo o negli scatoloni – che sono
cimiteri di luoghi sepolcri di facce

pensavo alla conta mai fatta dei volti amati
a tutto questo sperpero di tenerezza

Ora una traccia argentina di fumo
sporca il celeste per l’ultima cena
l’ombra si allunga – cosa faccio da mangiare
stasera chiedeva mia mamma
(non piango sto solo tagliando una cipolla)
al tempo dei miei dodici anni

Se io fossi una pianta sottile
ai margini di una radura senza nome
se avessi un corpo di legno
e solo clorofilla corteccia
e niente cuore cervello
o polmoni ma solo fiori e radici –
umili fiori bianchi senza odore
se io fossi – e solo per sfuggire
al peso di tutta questa bellezza inutile –

Dio rendimi il mio secolo

2. Lettera a tutti

Cara Katya cara Cinzia caro Paolo
Roberto Lucia Federico
caro Walter cara nonna nonno
caro Antonio Luca Marco

vi scrivo dopo lunghi anni e molto silenzio
forse solo perché non siete più
o non potete più vedermi
e non mi leggerete mai

Oggi pomeriggio ho visto il sole ammazzarsi
sulle ciminiere di latta dei palazzi
e per un attimo mi sono svegliato pieno di sgomento
dal sogno che stavo sognando credendo di vegliare

È marzo – un altro marzo di un anno futuro –
nel sogno sono diventato grande –

mi piacerebbe sapere che sogno
state sognando – dove siete andati –
mi piacerebbe –

3. Memories of the Nineties

(Alice è così piena di LSD
che non ricorda più con chi ha scopato)

E dopo tutta la luce accecante
all’improvviso quella morte in vita –
mischiata alla vita –
sì che lo sguardo non potea discernere
se dell’una o dell’altra fossi servo –

e non sapevo più se morto o vivo
o se in eterno morto eppure vivo
fossi condannato
a vagare per la città dolente
succhiando falerno in cantine ostili

e consumato da un fuoco azzurrino
tra Sant’Eustorgio i Navigli e l’Averno
cantavo da morto
con labbra morte preghiere viventi
per il festino della redenzione

4.

Nihil est toto quod perstet in orbe
cuncta fluunt omnisque vagans formatur imago
ipsa quoque adsiduo labuntur tempora motu

En avant donc avec ce ciel bonapartiste

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Una risposta a Di ciò che porta con sé la primavera

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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