Il lavoro della memoria

Foto: Piero Farina 1983

Mi sono permesso di postare sul Primo amore un pezzullo che era già apparso in forma embrionale e in due tranche qui su questo blog, ormai un po’ di tempo fa. Per l’occasione l’ho rinominato “Cose salvate dalla sabbia”.
Si tratta di un testo molto molto autobiografico (che in realtà fa parte di un progetto più ampio intitolato come questo post e dedicato al ricordo), e la consapevolezza che in quanto tale potrebbe benissimo interessare solo al suo ombelicale autore mi ha trattenuto per parecchio tempo dal pubblicarlo lì; per dirla tutta, anche adesso non sono affatto convinto di aver fatto una cosa intelligente. Comunque sia, alla fine è andata così. Sul Primo amore potete leggerlo, se volete, e qui se volete potete insultarmi o farmi i complimenti.

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8 risposte a Il lavoro della memoria

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Federico Gnech ha detto:

    Merda, che bel pezzo. Il fustino del detersivo pieno di lego e i fari sul muretto mentre papà mette via la macchina..beh, li (ri)conosco.

  3. georgia ha detto:

    molto bello davvero.
    Il finale poi è profondamente (e quindi estremamente leggero) poetico e ormai rimarrà anche nel nostro ricordo di lettori, la tua mamma alla finestra.
    Due cose mi sono piaciute particolarmente, una: la luce rossa della macchina sul muro e il tuo desiderio di ricordarla per sempre come fosse un’opera d’arte. L’altra la scoperta della mitologia, che è stata una ossessione anche per me, iniziata in prima media ancora non mi ha abbandonato. Bel pezzo, in cui rendi partecipe anche il lettore.

  4. Sergio Baratto ha detto:

    Grazie, Federico e Georgia. Uno dei motivi per cui sono stato a lungo indeciso se mettere il pezzo o no riguardava proprio la sua capacità (o incapacità) di uscire dal puro e semplice autobiografismo. Sono contento, perché a quanto pare sono riuscito a esprimere anche pezzi di immaginario collettivo o a recuperare nel ricordo oggetti e gesti condivisi.

  5. laura ha detto:

    Il paperino di gomma, che usavo anche come arma, lo sleim che io pronunciavo slaam, va a capire perché, e molte altre cose le ritrovo. Chissà se avevi anche una tovaglia da cucina di plastica giallina di quelle che non si tolgono e fanno corpo unico col tavolo dopo un po’. Questi tuoi pezzi che chiami “ombelicali” sono bellissimi.

  6. Sergio Baratto ha detto:

    No, la tovaglia plasticosa mi manca, la mia infanzia è costellata di tavoli in truciolato con superficie di fòrmica; di recente mi è capitato persino di vedrne di non dissimili venduti a prezzi esagerati in negozi di modernariato.

  7. Sergio Baratto ha detto:

    Ehi, un attimo, usavi il papero di gomma come un’arma? E contro chi? :-)))

  8. laura ha detto:

    Contro mio fratello o mia sorella a seconda delle necessità.
    Anch’io sotto la cerata avevo un tavolo di fòrmica sbeccato agli angoli :-)

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