Il paradiso è dei potenti

Il potere santifica sé stesso, si sa. Il meccanismo è oliato, antico ma sempre efficace.

Come ho scritto altrove, ci sono tempi in cui l'attribuzione sentimentale dell'aura di santità da parte della coscienza collettiva va istintivamente alle figure eroiche della povertà evangelica, dell'umiltà cristica. E ci sono altri tempi in cui l'adorazione delle masse va all'autorità, alle istituzioni di potere, "ai re e alle potestà". Tempi come questi, come i nostri, in cui torna valida una vecchia e terrificante determinatio francescana del XIII secolo: «Poiché Dio in questo secolo preferì i ricchi e i potenti ai poveri (…), onorando i potenti concordiamo con l'ordine da Lui stabilito».

Karol Wojtyła era un uomo di potere. Nel 2005, ai tempi della sua agonia terminale, stanco di sentir montare tutta quella melassa retorica su una figura che mi era sempre parsa radicalmente negativa e che invece, con coro pressoché unanime, veniva santificata ancora da viva, buttai giù su questo blog una cosina che, nel suo piccolo, fece incazzare più d'un lettore. Personalmente rimasi sbalordito dal sentimento imperante di intoccabilità che circondava il teocrate polacco anche presso molti laici, atei o tendenzialmente critici nei confronti della Chiesa: anche per molti di loro, "parlare male" di Wojtyła era un tabù e una specie di bestemmia.
Di quel mio vecchio e discusso post, mi permetto di riportare qui un estratto:
 

«…Uomo forte dell’apparato, mastino dell’ortodossia, tetragono nella sua fedeltà all’istituzione di potere. Fosse cresciuto in Unione Sovietica, sarebbe stato il flagello di tutti i movimenti dissidenti.
In ventisette anni ha meticolosamente devastato tutte le conquiste sostanziali del Concilio Vaticano Secondo; abbracciato sanguinari dittatori sudamericani; annientato ogni forma di dissidenza “progressista” interna alla Chiesa. Feroce con la teologia della liberazione. Molto più lasso con Marcinkus. Sempre due pesi e due misure: implacabile con chiunque fosse in odore di marxismo, indulgente con i criminali azzimati e cristianissimi. La capacità di cancellare dalla coscienza pubblica questo fatto ha del miracoloso.

Reazionario, ma senza grandezza. L’ossessiva promozione del culto mariano, ma anche l’amore per le più abili tecniche di autopromozione pubblicitaria.
Ha permesso e promosso l’infezione delle strutture di controllo della Chiesa da parte dell’Opus Dei. Santo Escrivá. Santo Stepinac.
Un uomo di potere. Il culto della personalità che si è sviluppato come un carcinoma intorno alla sua figura: un’assurdità, per la sproporzione rispetto alla sua statura umana e intellettuale.
La vulgata vuole che sia tra gli artefici del crollo del comunismo. Difficile discernere la verità dalla propaganda. Se d’altra parte fosse vero, bisognerebbe pur dire che in questo modo ha contribuito alla costruzione di un avversario ancora più potente: di quell’egemonia imperiale neoliberista contro cui non ha mai pronunciato parole decisive di condanna (tutt’a un tratto, chissà perché, bon ton, misura, la buona vecchia ponderatezza…). Eppure la modernità tecnologica, il neopositivismo scientifico associato alla predazione neoliberista dovrebbero essere anticristologiche almeno quanto il materialismo ateo leninista…
Ma no, se si tratta di condannare la modernità, il fervore crociato è rivolto tutto e soltanto all’omosessualità, all’aborto, al divorzio, al preservativo. Forte con i deboli, dunque, e remissivo con i forti.
Quanto sperpero d’energia per convogliare fiumi di fondi pubblici alle madrase cattoliche.
Quanto improvviso mutismo, invece, di fronte a ogni lotta per l’uguaglianza e la giustizia sociale.
Un pontificato retrivo, ipocrita, di chiusura e reazione».


Oggi, a sei anni dalla sua morte, l'iter per l'apoteosi (uso il termine in modo volutamente polemico) di Wojtyła ha compiuto una prima importante tappa. Nella solita atmosfera anabolizzata, da evento mediatico (ma nel corso della sua storia Roma deve averne viste migliaia, di spettacoli analoghi già ai tempi dell'Impero, prima ancora che i pontefici rprendessero il posto dei cesari), si è semplicemente sancito secondo i crismi dell'ufficialità un dato di fatto già assodato nel 2005, prima della morte del papa polacco: santo subito. Santo già da vivo.
 

Siccome io personalmente continuo a trovarmi nel più totale disaccordo, voglio celebrare a modo mio questo evento, con le fotografie che corredano queste righe e con le parole che il 18 febbraio 1993 l'allora papa e oggi beato Karol Wojtyła indirizzò al sanguinario ex dittatore cileno in occasione delle sue nozze d'oro:

«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine, con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II» [fonte].

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