Nessuna resa?

Due tre anni fa ho scritto un pezzo per il numero del Primo amore sulla cattiveria in cui dicevo che l’Italia era un paese soffocato dalla propria merda. Era il periodo a cavallo tra la fine del secondo governo-falena Prodi e la nuova vittoria elettorale della destra neofascista. L’Italia era reduce da un  orribile quinquennio berlusconiano, un’epoca breve ma interminabile nella memoria e soprattutto luttuosa (forse un giorno cercherò di raccontare più lungamente, affinché quelli che sono venuti dopo, come mia figlia, sappiano in quale fango morale ci siamo rotolati). Cominciavano i primi segni dell’imbarbarimento xenofobo, l’opinione pubblica era ossessionata dallo spettro dello zingaro che ruba in casa, rapisce i bambini, stupra le donne e uccide impunito per colpa del buonismo della sinistra. La cosa più terribile: le violenze xenofobe non rimanevano più limitate all’ambito dei proclami elettorali (cosa già di per sé gravissima), ma diventavano prassi d’azione da parte delle istituzioni. Il nazileghismo ha cominciato a dilagare partendo dalle amministrazioni comunali. Campi rom bruciati, tentativi di linciaggio, discorsi degni del KKK diffusi ovunque, nei bar, sui posti di lavoro, in Rete.
 
Oggi, a pochi anni di distanza, la mia impressione è che tutta questa cancrena si stia estendendo sempre più velocemente, e che sia entrata in una fase in cui non esiste più mezzo di fermarla.
Lo spettacolo infame della politica parlamentare è diventato la regola. Il regime berlusconiano è una degenerazione patologica assurta a condizione normale.
Ma non c’è solo quello. La fogna non è solo nel Palazzo. Se fosse così, tutto sarebbe più semplice e persino più sopportabile. Invece la sensazione, terribile, è che il disfacimento del senso democratico sia diffuso a tutti i livelli e in una vasta parte dell’opinione pubblica. Ovunque mi giri, vedo sparute isole di ribellione in un mare di apatia, indifferenza, cattiveria. Le isole resistono ma il mare avanza, minaccia di prendersi tutto.
Ma tutto questo non significa forse che le premesse stesse del sistema democratico sono state invalidate?
Così mi succede sempre più spesso di accarezzare pensieri impuri, di cui un tempo mi sarei vergognato. Quando leggo certe notizie, per esempio, mi succede di pensare all’Italia così come essa appare in questo momento storico come a un individuo che abbia perso – dirò temporaneamente, non per ottimismo ma perché prima o poi ogni cosa è destinata a finire – la capacità si intendere e di volere.
Nella vita reale, se la malattia rende il soggetto vulnerabile e potenzialmente vittima delle sue stesse pulsioni autodistruttive, si procede per il suo bene anche contro la sua volontà: altre persone responsabili decidono per lui fintanto che dura la sua incapacità di intendere. Fintanto che non sia guarito.
 
Il paragone è sgradevole, me ne rendo conto, e porta a conclusioni se possibile ancora più sgradevoli. Il degrado e l’infamia che stiamo sperimentando in questi anni induce in tentazione, suggerisce soluzioni autoritarie che alla ragione continuano ad apparire inaccettabili. Io, almeno, non riesco più a liberarmi dal pensiero che, per quanto brutale possa essere, in condizioni estreme la sospensione della democrazia sia l’unico modo per salvarla.
 
È il ben noto paradosso per cui, nei paesi liberi, le forze antidemocratiche si avvalgono della libertà che il sistema democratico garantisce loro (per esempio la libertà di stampa), cioè sfruttano la sua contraddizione interna per abbatterlo.
Ma questo non è forse ciò cui da troppo tempo stiamo assistendo anche in Italia?
 
L’impotenza e la frustrazione portano i pensieri ad avvitarsi, a prendere direzioni stupide, infantili. È così che mi sento, in questi anni. Prossimo non alla rassegnazione, ma alla tentazione di mandare affanculo tutto, a partire dai miei compatrioti che stanno facendo l'impossibile per rendere questo Paese inguardabile e invivibile, e rinchiudermi in un esilio mentale che, d’altronde, può soltanto fallire, restando la mia persona immersa nella merda collettiva e soggetta agli effetti pratici dell’esercizio del potere politico da parte delle forze del male.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Nessuna resa?

  1. Marcopie ha detto:

    La stupidità attuale è disperante, ma a guardarsi indietro nessun tempo è stato poi tanto migliore.
    Forse ad illuderci sono le favole che ci hanno raccontato, e che continuiamo a raccontarci.
    Homo homini lupus, non basteranno una manciata di intellettuali ad invertire il corso del mondo.
    Ma i tempi stanno per cambiare comunque… temo in peggio.
    L'era delle vacche grasse che ci ha resi avidi ed egoisti sta per terminare.

  2. anonimo ha detto:

    forse un tempo era una stupidità più innocente o innocua.
    non ho mai percepito questo crescere del degrado civile ma una sua progressiva emersione e legittimazione, sì.
    un confondersi sempre più pericoloso tra moralità e legalità.

    eqdl

  3. Cordless ha detto:

    Le illusioni a volte non sono semplici favole ma idee talmente concrete e potenti da sovvertire l'insovvertibile, riaccendere la speranza, rimettere in moto le cose.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...