Invasioni di pterodattili a Cernusco sul Naviglio

(Outtake 2 from "Pre-atomic Human Landscapes")

Il cielo si affloscia sulle strade terrose.
La merda nevica invisibile sulle case, sulle teste impolverate di forfora dei passanti. La merda e una sostanza lanosa che puzza di sgabuzzino.  È l’odore corporeo della provincia eterna.
Si muovono lenti in bicicletta, a piedi, con borse di nylon e sigarette, fumano come si si timbra il cartellino.
Minestra in famiglia, mezza erezione, santa messa del sabato pomeriggio.
I bambini hanno teste gonfie da animali mostruosi. Si sporgono dai passeggini come se si aspettassero di vedere qualcosa che non vedranno mai. Hanno occhi rotondi, sguardi sbigottiti. Sembrano attraversati da fitte di dolore. Non parlano, non ne sono ancora capaci, non impareranno mai. Sapranno le solite parole, la lingua batterà stancamente sempre contro gli stessi denti.
I vecchi passano ai lati delle piazze, foderati di giacche blu che sanno di dopobarba dozzinali.
Le donne sono sempre madri o future madri. Quando viene il freddo escono di mattina per accompagnare i figli a scuola, due isolati oltre il cortile di casa, o accompagnano l’idea dei propri figli venturi mentre percorrono l’asfalto screpolato fino all’ora di matematica. Muovono le gambe inguainate in collant, cosparse di vene scoppiate, grumi di capillari che si allargano in nuvolette rosse, piccole cicatrici, punte di peli scuri in ricrescita.
Verso mezzogiorno una specie di sonnolenza cala a poco a poco su ogni cosa.
A volte appoggi la fronte contro il vetro unto della finestra, guardi i bracci squamosi delle gru che brancicano l’aria in lontananza, oltre le teste di virus dei condomini popolari, e sogni che un improvviso Mesozoico si faccia strada attraverso l’orizzonte con stormi neri e immensi di pterodattili.

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Una risposta a Invasioni di pterodattili a Cernusco sul Naviglio

  1. Cordless ha detto:

    Questo pezzo è triste ma così poetico. Mi ha fatto pensare a "Zone" non so dirti il motivo, il ritmo incalzante forse.

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