Gli amici del mostro

[Chiedo venia ai miei 2,5 e-lettori, dato lo sviluppo degli eventi sono costretto a riprendere e ripetere parte di un post recente. Come diceva il Machiavelli, habbiate patientia!]
 
 
Voglio dire due parole sulla canea sollevata da politici e giornalisti intorno al caso dell’ex terrorista Cesare Battisti e sui suoi allucinanti strascichi, visto che la questione mi coinvolge in prima persona.
Sette anni fa ho firmato il tanto vituperato appello in favore di Battisti che tanto fa indignare i benpensanti e i coglioni. Oggi, alla luce di quanto sta accadendo, sono se possibile ancora più convinto della giustezza della mia firma.

Battisti in questo momento viene usato in modo vergognoso dalla destra come facile feticcio linciatorio, da dare in pasto a un’opinione pubblica ormai da tempo in coma cerebrale sempre pronta a gettarsi come un branco di maiali sulla sbobba che di volta in volta il padrone getta nel porcile. I mass media sentitamente ringraziano e si prestano, con le loro vergognose distorsioni della verità, a stimolare la frenesia alimentare.
Battisti non è più un latitante cui si vorrebbe far scontare una pena, ma un mostro mediaticamente costruito per fini di propaganda, un bersaglio facile facile per l’indignazione popolare, che grazie a Dio s’accontenta del pastone, ha i canini a intermittenza, e comunque si guarda bene dal mirare ai criminali al potere, al potere criminale. Il mostro fa comodo ai politici, fa comodo agli editorialisti (una tirata trombonesca contro Battisti/Lula/kompagni komunisti costa poco sforzo e rende come una pentolata di lenticchie scotte), fa comodo ai fascistelli che così, tra una cinghiamattanza e un’aggressione ai “froci”, fanno vedere a tutti in tele quanto sono democratici e civili.
Fa piangere vedere quella canaglia assoluta che abbiamo eletto (e rieletto, e rieletto) capo che abbraccia i figli e i parenti delle vittime del terrorismo con le mani che hanno stretto quelle di gente come Putin, Gheddafi e Lukashenko. Fa piangere e fa vomitare.
In questo modo e in questo momento, Cesare Battisti è una vittima: l’accanimento a fini mediatici ed elettorali non è più bisogno di giustizia, ma violenza. E io sto con le vittime.

Quanto al mio coinvolgimento personale, la faccenda ha un che di ridicolo. O meglio, sarebbe ridicola se tutto non fosse così tragicamente inquietante.
Quando nel febbraio del 204 la redazione di Carmilla lanciò l’appello alle autorità francesi perché non estradassero Battisti, io facevo parte della redazione di Nazione indiana, che era in contatto diretto con i promotori  dell’appello. Questa contiguità e vicinanza fece sì che fossimo tra i primi a ricevere l’appello con preghiera di firma. Alcuni membri della redazione, tra cui appunto anch’io, aderirono, motivando il gesto con un breve comunicato (che si può ancora leggere su Nazione indiana: è qui).
Questo è il motivo per cui, nell’elenco dei firmatari, il mio nome figura all’inizio, come quello di un milite quasi ignoto in mezzo a personalità molto più note e famose. Grandi e bravi scrittori al cui fianco mi sono ritrovato a lavorare, io formichina, grazie alla loro generosità.
 
Comunque sia, dopo la fuga precipitosa di Battisti dalla Francia, quell’appello è caduto nel dimenticatoio. Fino ai recenti sviluppi brasiliani della vicenda, che tutti abbiamo potuto ampiamente seguire su tutti i mass media, mai come in questo caso generosi di notizie, indignazioni e falsificazioni.
La riprovazione collettiva nei confronti del mostro-Battisti fabbricato in laboratorio si è man mano estesa come un contagio virale a tutti quelli che non hanno accettato di unirsi al coro dei forcaioli.
Poi un sindacato di polizia ha “scoperto” l'elenco dei primi millecinquecento firmatari (bella scoperta, visto che è sempre rimasto pubblico e consultabile, per es. qui) e l’ha riproposto riusandolo con una torsione semantica come una lista di proscrizione. Una lista nera di mostri da gettare in pasto al pubblico sdegno (e meno male che non siamo in America, dove le black list sono assai apprezzate dai, fanatici dagli squilibrati e dai killer). Il foglio neofascista chiamato “Libero”, già di suoi avvezzo a rimestare nella merda, ha raccolto immediatamente e pubblicato, il 4 gennaio di quest’anno, l’elenco dei primi firmatari. Con il risultato collaterale – stavolta sì esilarante – di sbattere in prima pagina anche me (cioè un minuscolo garzone di bottega della cultura) in qualità di accolito del male e corifeo del terrore, in mezzo a nomi conosciuti e prestigiosi, e di chiedere anche il boicottaggio dei miei “prodotti” (ma quali, in nome di Dio?  Senza contare che già l'uso tristemente significativo del termine "prodotto" meriterebbe un discorso a parte…), insieme a quelli degli altri.
 
Ora, sperando che a nessuno venga in mente di presentarsi a casa dell'importante (e incolpevole) designer mio omonimo con una mazza da baseball o una Glock di ceramica al grido di “Morte ai rossi”, mi piacerebbe capire come faranno i bibliotecari veneti a rimuovere dagli scaffali i miei “prodotti”. Già mi vedo le circolari inferocite con cui i gerarchetti attualmente impiegati come assessori alla cultura esortano i poveretti a rimuovere con urgenza i miei “prodotti” prima che entrino a contatto con i giovani…
 
E questa è la parte assurda e comica. Ma è una parte piccola e marginale di una vicenda che dovrebbe fare solo spavento a chi conserva ancora un briciolo di coscienza democratica.
Perché quello che si vuol far passare come il boicottaggio mirato contro alcuni “cattivi maestri” è in realtà il tentativo di sdoganare una prassi, il primo passo sperimentale verso la reintroduzione della censura. Il che esula dalla vicenda Battisti ed evoca strategie autoritarie molto più vaste e pericolose.
Per questo non capisco il poco rilievo dato alla cosa sui media mainstream progressisti.
Per questo bisogna contrattaccare oggi, con la massima urgenza. Rintuzzare l’attacco fascista portato oggi su questioni contingenti ancorché importantissime alla libertà d’espressione significa fermare un processo degenerativo altrimenti destinato a espandersi come una metastasi.

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5 risposte a Gli amici del mostro

  1. Marcopie ha detto:

    Il "processo degenerativo" è in cammino almeno da trent'anni, è cominciato con Milano 2 e Telelombardia… sprofondiamo nell'abisso e ancora non se ne vede il fondo.

  2. luposergio ha detto:

    Sarei lieto di vedere Battisti in galera. Ma:

    1) perchè è giusto che un omicida finisca dentro, qualunque siano le sue motivazioni, non certo perchè lo vuole la "gggente" (debitamente ispirata, come tu stesso ricordi).

    2) se il carcere è giusto e sacrosanto per Battisti, altrettanto lo è per tanta, tanta altra gente, non solo tollerata a piede libero, ma famosa e ammirata dalla suddetta "gggente"; solo allora mi andrà bene (e non sto a far nomi).

    3) essere in disaccordo con Genna e Moresco non mi impedisce di leggere e ammirare "Dies Irae" e "Canti del caos".

    In soldoni, hai ragione.

  3. Cordless ha detto:

    Siamo già alla corte e alle purghe. Una commistione di antichissimo e mediamente antico. Tutto questo è agghiacciante. In quella lista ci sono alcune fra le persone che più stimo.

  4. anonimo ha detto:

    Paladini della giustizia per difendere un assassino…
    Parli di attacchi fascisti…..ma se sei libero di scrivere ,dire ciò che vuoi e definire Battisti una vittima!!! Vittima?? E le persone uccise da Battisti..??Chi sono per te? Mettiti un solo secondo nei panni dei parenti delle vere vittime..
     

  5. razgul ha detto:

    Se ti dai un nome, anche fittizio, provo a spiegarmi meglio (quantunque il mio pezzo mi paia in sé già abbastanza chiaro). Altrimenti addio. L'anonimato mi ha rotto.

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