Xenobialgia

Io sono affetto da tre diverse varietà dell’umore melancolico, e in questo senso credo che sarei stato un interessante caso clinico per i medici dell’antichità.
 
Una è la nostalgia in senso proprio. È stata forte e tormentosa per anni: soprattutto, anche se può sembrare assurdo e ridicolo, durante i miei venti. Ma ancora adesso può succedere che mi colpisca a tradimento, di solito veicolata dagli odori dell’aria o dai colori del cielo.

Poi c’è lo struggimento senza oggetto, quel desiderio di desiderare che i tedeschi chiamano con la bellissima parola Sehnsucht. Esso domina la mia vita interiore più o meno da quando ho cominciato a pensare, ma è stato addirittura imperioso e divorante intorno ai ventiquattro, venticinque anni. All’epoca cercavo di definire quello stato di tensione, anelito vibrante e trepida attesa con espressioni poetiche reboanti e un po’ ridicole come “rimbombo dei crepuscoli” e “vita lucente”, ma era precisamente il Sehnsucht.

Il terzo tipo di melancolia di cui ho cominciato a soffrire in questi ultimi anni non so bene come definirlo e ne parlo persino con un po’ di imbarazzo. È una strana specie di “nostalgia per cose non vissute”. Non si tratta, beninteso, di qualcosa chi io posssa richiamare o suscitare in me a piacimento: come i déjà vu, colpisce all’improvviso, senza preannuciarsi, ed èa accompagnato da una sensazione quasi dolorosa di tensione mentale e da un flusso automatico di immagini e altre impressioni sensoriali.

L’ultima volta mi è successo domenica scorsa, di mattina presto, mentre leggevo un saggio di storia della cultura russa (La danza di Nataša di Orlando Figes, Einaudi). Senza rendermene conto mi sono distratto, ho cominciato a ripensare alla storia della Russia (del resto è quello che ho studiato e sviscerato per anni, all’università) e, di pensiero in pensiero, la mia immaginazione si è fissata sul travagliato periodo tra la fine dell’Ottocento e la rivoluzione d’Ottobre, gli anni della grande dissipazione e stagnazione. Di colpo ho cominciato a provare un’acuta nostalgia, come se dentro di me fosse al lavoro una memoria estranea o mi fossi connesso a una specie di serbatoio collettivo dei ricordi dell’umanità. Durante tutta quell’assenza/rêverie, io sono stato nella stanza di Badenweiler insieme a Cechov morente, sono stato sua moglie Ol’ga, uno studente universitario di estrema sinistra, una timida collegiale dell’Istituto Smol’nyj ecc.

Quando piombo in quello stato quasi di trance, breve ma intensissima, mi succede quasi sempre di visualizzare dettagli, scorci e oggetti appartenenti alla scena rievocata. Un volta per esempio, ho visto distintamente un angolo di una stanza di una città sovietica degli Urali: c’era una finestra, e sotto la finestra un grosso calorifero bianco di ghisa. Pioveva, e io sapevo che erano gli anni Trenta, il culmine del Terrore staliniano. In verità ignoro se in Russia negli anni Trenta esistessero i caloriferi di ghisa.

Ora, è chiaro che, in questi casi, nel produrre la rêverie ha sicuramente agito in me anche una buona dose di autosuggestione culturale, alimentata dai miei studi e dalle mie letture. Tuttavia devo dire che non è sempre così, e che questa mia strana “nostalgia non-autobiografica” può scaturire a partire dagli stimoli più disparati e trascinarmi in ricordi di vite parallele non necessariamente così lontane nel tempo e nello spazio. È quello che mi è successo quando, due estati fa, ho scritto la poesiola intitolata per l’appunto “Vite parallele”. In questi casi, la fantasticheria feroce che mi possiede è ancora più tormentosa e inspiegabile, perché non può trarre alimento dal magazzino delle mie conoscenze acquisite o dal mio bagaglio culturale.

Ignoro se questa nostalgia non autobiografica sia contemplata nel DSM o se esista per essa un termine specifico nella gloriosa e onnicomprensiva lingua tedesca. Mi piacerebbe sapere se è un fenomeno davvero così insolito o se capiti anche agli altri. Del resto esiste di tutto, ed esiste una parola per quasi tutto. Persino la koumpounofobia, esiste: il fenomeno e la parola. Una volta ho addirittura conosciuto una persona che ne era affetta.

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10 risposte a Xenobialgia

  1. faronascosto ha detto:

    Impressionante, sei riuscito a descrivere nei primi tre paragrafi esattamente quello che provo anch'io, senza essere mai neanche lontanamente riuscita ad analizzarlo nè a parlarne con simile lucidità e consapevole auto-analisi.

    Quello invece di cui parli poi, a me capita in modo diverso: non si tratta tanto di una "nostalgia", quanto di "ricordi" non vissuti. 
    Ricordi, impressioni, flash, immagini, tuffi emozionali legati a film, libri letti, cose studiate, e soprattutto a sogni, molto più vividi, e per questo più importanti per la mia vita interiore, di quanto non siano molti ricordi di attimi realmente vissuti.  

    Dopo più di due anni, sono tornata, e con immenso piacere ho scoperto che scrivi ancora, e che proprio come me hai una bimba di circa due anni.
    Un caro saluto

    Faro

  2. razgul ha detto:

    Che bello ritrovarti, faro! E oltretutto scoprire che anche a te succede qualcosa dello stesso genere…

  3. faronascosto ha detto:

    Ho riletto il post con maggiore attenzione e lo trovo sempre più interessante.
    Come se avessi una sorta di macchina del tempo incorporata…
    :-)

  4. Cordless ha detto:

    Adesso lo so che sembrerà assurdo che vengo anch'io a dire: " Mannaggia succede anche a me 'sta cosa qua"  anche se le mie escursioni altrove sono meno letterarie delle tue. Però si, accade spesso e ho notato che mi rintano in quella che tu definisci "vita parallela" quando voglio sottrarmi da qualcosa che mi disturba, annoia, intristisce. Allora mi incanto e mi invento delle cose, le partorisco  e entro "nel quadro" .  Penso di risultare totalmente demente per chi mi osserva dall'esterno.
    Poi quando parli di malinconia e odori,  lasciamo stare che è come se schizzassi proprio altrove in luoghi che ho conosciuto però e di cui so tutto.
    Questo, come molti altri, è un pezzo bellissimo. Io aspetto però qualcosa di più corposo, quel tomo, romanzo che hai in testa, lo hai detto più volte qua, e non esce ancora. Secondo me sarebbe una figata. 

  5. razgul ha detto:

    Sai, cordless, sei veramente una cara  e bella persona!
    Cercherò con tutte le mie poche forze di far diventare il 2011 l'anno dello sblocco e del grande scrivere. Diciamo che, nel frattempo, e da un po', mi ci sto avvicinando: tra l'estate e l'autunno ho ricominciato a scribacchiare una piccola serie di cose di cui ancora non so se  siano dignitose o schifose, ma che mi stanno servendo come un esercizio di stretching… Dopo due quasi tre anni di pressoché totale afasia, devo dirti che per me è come un esaltante ritorno a casa.
    Abrazos

  6. anonimo ha detto:

    Serge, m'è venuta un'improvvisa, nostalgica e irrefrenabile voglia di salutarti. Così, senza alcuna ragione apparente.

    abrazos, Gianni B.

  7. razgul ha detto:

    Caro Gianni, mi piacerebbe molto che ci rincontrassimo un giorno per strada, per caso, avendo entrambi – sempre per caso – almeno il tempo di una birra ensemble. Nell'attesa che questa rara e preziosa congiuntura astrale si verifichi, ti mando un forte abbraccio virtuale in ricordo dei vecchi incontri (-:

  8. anonimo ha detto:

    grazie per le poesie di Blok
    maria

  9. razgul ha detto:

    Grazie a te per averle lette. Come hai fatto a scovarmi qui?

  10. anonimo ha detto:

    Perché ti seguo, mi piace come scrivi  e anche i  rari commenti che a volte lasci in luoghi che frequento anch'io più o meno silenziosamente.

    maria

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