Giurare fedeltà alla repubblica ebraica d'Israele.
Ebraica?

All'inizio ho persino pensato a una distorsione della propaganda filopalestinese, a un travisamento ricucinato ad arte da qualche agenzia di stampa iraniana.
No, no, è proprio così. Uno stato laico e democratico decide di alzare il livello della propria discesa nella vergogna e si trasforma in repubblica confessionale.
Sarà la vicinanza degli Ayatollah?
La teocrazia è dunque un agente patogeno contagioso?

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4 risposte a

  1. anonimo ha detto:

    Penso che forse in questo caso la reazione è stata troppo fuori misura nello specifico.

    Israele è uno stato-nazione, e gli ebrei vi vengono considerati una nazione, non una religione (o meglio non primariamente una religione). Se pensi al testo fondatore del sionismo di Herzl, si intitola "Lo stato degli ebrei"; il rifondatore della lingua ebraica, Eliezer Ben Yehudah, attraverso la rinascita della lingua perseguiva la rinascita culturale del popolo; la Dichiarazione di Indipendenza di Israele ne parla come di uno "stato ebraico". Ci sono tutti gli elementi, considerando la specificità cuilturale dell'area e il periodo storico nella quale il sionismo si formo, per vedere in esso un'impresa in origine etno-linguistica nazionale, e così va giudicato lo stato. Il fatto che uno straniero debba giurare fedeltà allo stato ebraico non esce dallo schema generale della concessione della cittadinanza per naturalizzazione comune in tutti gli altri stati.

    Il problema derivante dal porre l'accento sull'aggettivo ebraico (che indica anche la religione, sebbene il sionismo non lo intendesse in quel senso, ma in senso laico) è che la destra religiosa che appoggia i partiti di destra nazionalisti potrebbe cercare di forzare l'interpretazione nella direzione loro gradita, e naturalmente se loro fossero più forti Israele potrebbe trasformarsi in una teocrazia (anche l'italia… mi immagino più potere politico al Vaticano e alla CEI), ma questo è un discorso eventuale – comunque da tenere in conto.

    Le critiche alla definizione di israele come stato ebraico le porrei nell'ottica del post-sionismo in israele e della globalizzazione in generale, e sono determinate da non esplicitato confronto tra Israele come stato-nazione e gli USA come realtà multiculturale. Gli USA in quanto nazione di immigranti non si identifica con nessuna delle comunità che ospita; Israele in quanto stato-nazione (come la Francia o la Germania, piuttosto che la Serbia o la Slovacchia) invece si identifica legittimamente con un gruppo culturale, e per questo deve rispettare e permettere la libera espressione dei gruppi minoritari, cosa che al suo interno fa. Preciso "al suo interno" perché al di fuori della linea verde, nei Territori sottoposti a amministrazione militare dal '67, la situazione è ben diversa.

    Ciao a presto, ti leggo sempre con piacere.

    il passante

  2. razgul ha detto:

    Sì, ok, ma a me (e anche a un certo numero di cittadini israeliani, a quanto ho visto) continua a sembrare una cosa aberrante.

    (Grazie per leggermi, passante!)

  3. anonimo ha detto:

    passando anch'io…

    il problema è: essendo israele uno stato che ha come atto fondativo una dichiarazione di indipendenza (non già una costituzione) in cui si definisce "stato ebraico e democratico" dove sta l'aberrazione, nel giuramento che esplicita quanto già scritto, o nell'essere stato ebraico?

    può uno stato ebraico essere democratico, visto che i suoi cittadini sono anche non-ebrei, e laico, visto che gli ebrei che si convertono ad altre religioni perdono l'ebraicità, tant'è vero che se son della diaspora perdono il diritto al ritorno?

    mi pare quindi che i paragoni del passante tra Israele e altri stati nazione siano alquanto forzati, di certo non colgono la specificità dello stato ebraico.
    Infatti, la Francia è lo stato dei francesi, di qualunque appartenenza religiosa, culturale, etnica ecc. mentre Israele, in quanto stato ebraico, non è allo stesso modo lo stato di tutti gli israeliani, bensì degli ebrei.

    In altre parole, gli stati nazione si basano SOLO sulla cittadinanza, che si può acquistare nascendo in quel paese, vivendoci e firmando carte; se Israele si basasse solo sulla cittadinanza distinguerebbe solo tra israeliani e non israeliani, e apparterrebbe ai primi: ma distingue invece tra ebrei e non ebrei prima di ogni altra cosa: i palestinesi espulsi nel 1948, nati in Israele, pur avendo diritto al ritorno per l'ONU, non possono tornare; gli ebrei, ovunque abitano, possono "tornare", anche se nessuno dei loro antenati magari ci ha mai vissuto.

    Il minimo che si possa dire è che, se Israele è una democrazia, è una democrazia ebraica, i non-ebrei sono (eufemismo) degli ospiti.

  4. genseki ha detto:

    E già il fatto che Israele sia uno stato teocratico ed etnico in cui i diritti di cittadinanza sono garantiti solo a chi appartiene a una comunitá chiusa, che non è solo religiosa come tutti sanno anche quelli che fingono di non saperlo), ma che si vuole tristemente comunitá di sangue e di suolo, comunitá etnico razziale (il paragone con la Francia è segno di un'ignoranza abissale della storia) è dovuta alla vicinanza degli Ayatollah. Chiaro no? La colpa è sempre dei musulmani, in Italia lo sapete tutti, dal piú rafinato intellettuale all'ultimo borghezio, se qualche cosa vi e nel mondo di sgradevole o malvagio la colpa è dei musulmani, Specie se sciiti. Sempre. Comunque. Lo sciismo è per sua essenza e natura universalista e per questo suo universalismo i fedeli sciiti sono sempre stati perseguitati nella storia del vicino oriente da Alí in poi. Ma anche essere perseguitati è una colpa evidentemente. Nel paese de fallacii borghezii.
    genseki

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