Sarò ottuso, mi sarò prosciugato intellettualmente, non so, sono pronto ad accettare qualsiasi diagnosi. Tuttavia, per quanto mi sforzi, non riesci a capire quale dannato meccanismo psicologico di timolo-risposta, in occasione della Giornata della Memoria, spinga ogni volta persone anche intelligenti, solitamente acute e capaci di ragionamenti raffinati, ad accostare polemicamente il ricordo della Shoah alle violenze israeliane contro il popolo palestinese.
Non riesco a capire perché si debba irresistibilmente finire col ribadire questo abbinamento – che mi disgusta già in sé, ogni altro giorno dell’anno – proprio in questa occasione simbolica.
O meglio, temo di aver capito perché, ho paura di averne intuito il motivo. Perciò preferisco continuare a illudermi che la mia sia un’incomprensione.

A che, a chi serve istituire questo nesso ferrigno tra gli ebrei d’Europa orribilmente sterminati settanta anni fa e la deportazione del popolo palestinese nel 1948 o il fosforo bianco usato dall’esercito israeliano sulla popolazione inerme di Gaza nel gennaio del 2009?
Non si finisce così per ingiuriare sia questi sia quei morti innocenti? Strumentalizzare gli uni e gli altri in un chiasmo polemico non è una forma di insulto verso entrambi? Non si finisce per sminuire la (tragica) specificità delle loro rispettive sofferenze?

A me pare di sì, e credo che gli unici autorizzati a farlo senza cadere nell’indegnità siano per ovvie ragioni i sopravvissuti allo sterminio o i loro figli. Perché solo chi porta le cicatrici di quell’enorme sofferenza ha il diritto, anche nel giorno che la burocrazia statale della pietà postuma ha scelto come data del ricordo collettivo, di usare il proprio dolore per soccorrere i perseguitati di oggi.

*

L’anno scorso, riflettendo su queste e altre questioni, ho scritto per il Primo amore un pezzo intitolato "La memoria deve essere un monito", in cui cercavo di sistematizzare ciò che pensavo. All’epoca l’ho linkato su questo blog. Oggi mi permetto di ripostarlo tutto intero, perché esprime ancora bene il mio punto di vista:

«1. Gli antisemiti che si commuovono
 
Io non amo molto le commemorazioni stabilite per decreto, quale che sia l’oggetto del ricordo, se celebrare la memoria di un evento è solo un modo peloso di recidere ogni legame tra il passato e il presente.
La permanenza del passato nel presente costituisce sempre un problema. Costituisce un problema per i lupi di un tempo, che oggi si nascondono sotto pelli d’agnello e farebbero di tutto per cancellare la memoria delle loro carneficine.
Prendiamo il Giorno della Memoria della Shoah: oggi a chi è al potere e a chi lo serve fa comodo – oltretutto non costa nulla – rigurgitare tre parole lacrimose sullo sterminio degli ebrei (gli zingari, gli omosessuali e i comunisti si possono benissimo dimenticare). Si tratta per lo più di gente che sessant’anni fa avrebbe lavorato alacremente per la Soluzione Finale, scritto sulla Difesa della razza, detto al bar "ebrei di merda bruciate" come oggi dice "zingari di merda bruciate", promulgato o accettato senza drammi le leggi razziali.
Sessanta anni fa gli ebrei bruciarono davvero. Per la verità bruciarono anche gli zingari, gli omosessuali, i comunisti. Bisognerebbe ricordare ai troppi che in questo periodo dànno fiato alle carie che chi evoca i roghi finisce col portare le fascine a chi i roghi li appicca davvero, ma temo che a qualcuno la prospettiva possa persino strappare un sorrisetto di speranza.
A queste canaglie la Shoah serve strumentalmente per rifarsi una verginità dreyfusarda dopo essere state per un secolo e mezzo antidreyfusarde. Serve per mascherare il loro antisemitismo ereditario, sempiterno anche quando, come oggi, assume altre forme e mira ad altre vittime. Puoi camuffarti come vuoi, travestire le parole, crittografare il tuo razzismo, troverai sempre chi ci casca. Ma l’attitudine morale, quella non puoi contraffarla, prima o poi i tuoi riflessi condizionati ti tradiranno.
 
2. Cosa c’entra Israele?
 
Non c’entra niente.
Cosa c’entrano gli internati nei campi di sterminio, torturati gasati e cremati nelle gelide pianure polacche con l’esercito israeliano che massacra con il fosforo bianco e le bombe a grappolo?
L’uso strumentale della Shoah pro o contro la politica israeliana, che è una cosa ripugnante e intollerabile, accomuna i reazionari filoisraeliani e i reazionari filopalestinesi.
In fondo, cosa fa chi boicotta la giornata della Memoria per "colpa" di Israele e delle sue stragi di civili? Esattamente ciò che fanno anche quelli che celebrano il giorno della Memoria in chiave "anticomunista" ("comunista" è il termine di accezione vaga con cui la destra designa un’ampia e variegata categoria umana comprendente prodiani ex diessini pacifinti antisemiti no-global bruciatori di bandiere spaccavetrine fiancheggiatori delle BR e supporter di Al Qaeda): contribuisce a semplificare l’evento della Shoah. Istituendo un rapporto diretto ed esclusivo tra gli ebrei d’Europa sterminati dai nazifascisti e l’odierna politica militarista di Israele, rimuove dal ricordo le vittime non ebree dello stesso massacro organizzato e contribuisce così alla semplificazione della memoria dello sterminio.
La semplificazione è sempre una falsificazione.
Gli uni e gli altri sono dei falsari della storia.
 
3. Il giorno del Monito
 
Non amo le giornate della memoria calcificata nel passato, dunque, ma trovo legittime e importanti le giornate che salvaguardano l’essenza della memoria, che per me è fatta inestricabilmente di ricordo del passato e di ammonimento per il presente.
Non mi piace la formulazione con cui il parlamento italiano ha istituito il Giorno della Memoria:
«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati» (
qui).
La data si riferisce a un evento "forte": l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz per opera – sarebbe giusto ricordare anche questo – dell’Armata Rossa. È un evento così dirompente che giustifica ampiamente la scelta del 27 gennaio.
Però – perché solo il popolo ebraico? Fermo restando l’orrore assoluto del massacro scientifico e pianificato di cui è stato vittima, il progetto genocida nazista non contemplava solo gli ebrei. Oggi per esempio si sa benissimo che anche gli zingari furono deportati e massacrati (il
Porajmos
). Perché non menzionare anche loro? Eppure ricordare che anche altre categorie subirono quella barbarie, includere anche loro nel ricordo, non mi sembra affatto sminuire la portata del sacrificio e dell’orrore assoluto subito dagli ebrei d’Europa.
Perciò oggi io preferisco onorare la mia personale giornata della Memoria come un momento in cui i morti di allora, a nome di tutte le vittime della barbarie umana, tornano a levare le loro voci silenziose per ricordarci cosa possiamo diventare anche noi anche oggi – vittime o carnefici – e in quali abissi di ferocia scientifica possiamo ancora cadere.
 
4. Una preghiera laica
 
I versi giustamente celebri che aprono Se questo è un uomo di Primo Levi sono una struggente preghiera laica. Voglio riportarli dunque anche qui. Sarà il mio modo laico di pregare e di onorare questo giorno di memoria e di monito.
 
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
»

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9 risposte a

  1. pistorius ha detto:

    Eppure i motivi dell’accostamento della Nakba al Giorno della Memoria sono lampanti.
    L’assegnazione – da parte dell’ONU – a una minoranza (33%) ebraica di coloni, giunti quasi tutti nella prima metà del Novecento, della maggior parte (56%) della Palestina è un evento unico nella storia, che si è potuto verificare perchè era appena avvenuta la Shoah e l’emigrazione di molti ebrei fuori dall’Europa.
    La pulizia etnica della Palestina assegnata agli ebrei e di una buona fetta di quella restante da parte dei sionisti è potuta avvenire senza che Inghilterra, ONU e Occidente facessero nulla proprio perché era appena avvenuta la Shoah.
    Se questi fatti fossero di dominio pubblico, fossero ammessi e ricordati (il primo lo è, a dire il vero, ma nessuno pare trarne le conseguenze), fossero patrimonio della Memoria occidentale (magari con un loro Giorno commemorativo), non ci sarebbe bisogno di ricordarli durante il Giorno della Memoria. Così però non è.
    La memoria della Nakba palestinese è NEGATA in Israele e in Occidente.
    E allora a chi dice che occorre ricordare (magari aggiungendo perché non accada di nuovo), si risponde che occorre ricordare anche il seguito della storia, sia perché fa parte della storia, sia perché ci aiuterebbe a capire ed affrontare il presente.
    Lorenz
    La poesia di Levi è molto toccante, ma finisce non con un monito bensì con una maledizione che invoca male e violenza, che personalmente respingo. E anche questo non viene visto perchè a scriverlo è stato una vittima della Shoah.

  2. marijam ha detto:

    A mio parere il collegamento della nakba al giorno  della memoria non è affatto lampante, anzi  un po’ forzato.

    Con il giorno  della memoria  , si ricordano  gli ebrei europei massacrati nei campi di sterminio nazista in brevissimo tempo e con i metodi dello stato moderno, che prende attivamente parte all’elininazione fisica e culturale dei  propri cittadini, e qui mi riferisco agli ebrei tedeschi e agli ebrei dei paesi fascisti che fino a prova contraria erano cittadini italiani, ungheresi ecc. ecc. e che improvvisamente si trovano perseguitati fino alla morte.  Su questo si veda l’appello degli ebrei ungheresi all’indomani delle leggi razziali che li privano da un giorno all’altro dei più elementari diritti .

    Non vedo perchè il giorno  della memoria  debba impedire l’indagine e il ricordo dell’espulsione dei palestinesi avvenuta prima della creazione dello stato di israele  e men che mai far  dimenticare la questione israelo palestinese che nasce appunto allora  e la ferita profonda che viene inferta a milioni di palestinesi , ferita profonda e ancora aperta e peggiorata fin dal 1967 che dà inizio a un’occupazione durissima 

    Collegare automaticamente questi due eventi è discutibile inoltre    perchè ,  il 27 gennaio 1945, con il suo enorme valore simbolico   allude   alla fine di una guerra terribile, del  nazifascismo  e alla rinascita dell’Europa,  Ciò non inficia nulla, o perlomeno non per tutti, poi certo c’è sempre chi strumentalizza, vedi la destra italiana e settori dello stato d’israele.

    Più che legittimo  anche mettere in dubbio l’istituzionalizzazione della memoria che rischia di ossificare l’evento e di porlo su un piano metastorico.

    La questione della Palestina è molto viva e presente , io penso che coloro che l’hanno a cuore non si lascino affatto sviare dal ricordare la shoah.
    Anzi. Poi è chiaro ci sono i falsi amici.  Basti pensare al berlusconi di questi giorni e sulla cui visita oggi sul manifesto  raniero la valle scrive un articolo molto giusto.

     

  3. pistorius ha detto:

    Tu ragioni in termini teorici, e in termini teorici il tuo discorso ci può stare.

    Ma io parto dall’agire politico.

    Israele cerca sempre più legittimazione come stato ebraico, perché col passare del tempo, sta tirando la corda l’ideologia sionista, che è nazionalistica e razzistica. Oggi, insistere sull’ebraicità dello stato, di fatto è l’equivalente del pensiero leghista in Italia: no agli stranieri,che sono troppi, ci invadono ecc. No alle moschee (che in Israele sono distrutte periodicamente da 60 anni, come le case palestinese).
    E’ razzismo, allo stato puro.

    Allora, il punto è questo: se vai fino in fondo non puoi che mettere in discussione la legittimità dello stato ebraico. E questo non lo si può fare: agisce un meccanismo di rimozione, quindi, la giornata della memoria nei fatti è la giornata di difesa della legittimità di Israele, patria degli ebrei scampati alla Shoah.

    Non ti accorgi, Mirijam che è dalla continua retorica della Memoria che è passata ormai l’equazione che il nuovo antisemitismo è l’antisionismo.

    Anche il caro Sergio continua a pensare che ci siano antisemiti di sinistra che paragona a quelli di destra, senza accorgersi che non sono altro che antisionisti che se la prendono poi con gli ebrei in genere perché sentono solo ebrei che difendono Israele (e questa è una questione politica, che non c’entra niente con l’antisemitismo storico: come se prendersela con i cattolici sia razzismo perchè nessun cattolico di nome si oppone apertamente al Vaticano). E così come se la prendono con gli ebrei dekka diaspora che sostengono Israele, se la prendono anche con tutti gli altri che lo fanno.
    Comunque, se ci sono casi di sinistra da indicarmi quali emblema di antisemitismo sinistrorso, datemi i links.

    Ma il punto, ripeto, è: con la retorica della Memoria si vuole (o non lo si vuole ma lo si fa lo stesso, inconsciamente) legittimare Israele, e quindi far passare l’equazione secondo cui il nuovo antsemitismo è l’antisionismo. Queste cose potete pure contestarle, dire che occorre tenerle separate, ma la realtà è che invece si mischiano, stanno per diventare la stessa cosa, e in Italia basta ricordare che è stato Napolitano a fare l’equazione antisionismo = antisemitismo, e l’ha fatta il Giorno delle MEMORIA

  4. georgiamada ha detto:

    io invece trovo che israele se vuole essere uno stoto ebraico ne ha il diritto (salvo il rispetto dei suoi cittadini non ebrei), se i suoi cittadini sono daccordo. Il cammino verso la laicità di uno stato è un cammino lungo, giusto criticarlo ma senza slogan eccessivi.
    In quanto al sinonismo, lo si può criticare anche aspramente (senza per questo venir tacciati di antisemitismo) ma di per se non va criminalizzato anche Yossi Beilin è sionista, ed è per la pace, io condanno la politica colonialista (e per giunta senza responsabilità di colonizzatori: non hanno mai messo neppure un semaforo nelle terre così dette colonizzate) e quella che spesso appare come razzista, e condanno la politica criminale che ha avuto il culmine nell’operazione piombo fuso, io condanno l’espropriazione continua di territori e di case ecc., però obbiettivamente il sionismo non è, e non è stato, solo quello.
    Riguardo a berlusconi ormai a me ricorda israele quando rimase l’unico amico del sud africa razzista …
    geo

  5. marijam ha detto:

    Lorenzo,

    non esiste il sionismo, esistono i sionismi, c’è stato anche un sionismo che prefigurava una stato binazionale, il cui esponente più noto forse è  Martin Buber, filosofo e scrittore ebreo di origine austriaca.

    Tale movimento denominato Brit Shalom di basava sul principio della rinuncia alla regola della maggioranza ebraica.

    Cito da Verso la terra promessa, Storia del pensiero sionista, di David J. Goldberg, edito dal Mulino, :

    "Vogliamo pertanto non uno stato ebraico, ma uno stato binazionale in palestina. Nella cornice di questo stato, vediamo la possibilità di creare ciò che ora manca: la base giuridica completa sulla quale una vita nazionale normale, libera e indipendente possa essere fondata, sulla struttura complessiva della società"

    Questo per dire che il sionismo non fu il movimento coloniale e razzista di cui sempre si parla  ma qualcosa di più complesso e articolato che non aveva nulla a che vedere con il colonialismo storico degli europei.

    Quindi aver presente  sempre l’elementare distinzione tra ebreo, israeliano e sionista mi pare il minimo che si possa fare quando si parla del conflitto israelopalestinese, anche nelle sua fasi più buie.

    Ma venendo al rapporto tra shoah e stato di israele,  valgono secondo me delle cose che sergio baratto dice nel suo scritto dell’anno scorso e cioè, per citarne una,   l’uso strumentale che se ne fa talvolta riguarda sia i filoisraeliani  sia i filopalestinesi , entrambi associano la shoah sempre e comunque allo stato israeliano, cosa sbagliata a meno di non fare un rigoroso discorso storico dove allora apparirebbe la complessità di tale rapporto.

    Anche su questo mi permetto di consigliarti la lettura del Settimo Milione di Tom Segev dove appunto si analizza la nascita dello stato di israele nel suo rapporto con la shoah in modo coraggioso e dove si tenta di infrangere la narrazione mitica e agiografica di questo Stato senza ridurlo a uno stato razzista e colonialista fin dall’inizio come tu fai insieme a tanti altri.

    La shoah e la sua memoria, non vuole legittimare nulla,  se non il colossale evento del secolo scorso che suggella una serie di persecuzioni antiebraiche che nel corso del tempo che danno luogo a una idelogia, se vogliamo chiamarla così, che si prefigge il ritorno in israele per farvi uno stato ebraico.

    Cosa questo abbia generato e generi non è possibile nemmeno riassumerlo nello spazio di un post ma va in ogni modo distinta la shoah da israele, o meglio dalla sua politica, che entra in una fase diversa molto diversa proprio dalla guerra del 1967, anno in cui comincia l’occupazione israeliana ancora oggi in atto e di cui non si vede la fine, ma anzi il proseguimento peggiorato, con il muro che non segue la linea verde ,  l’espansione degli insediamenti dei coloni e tutte le operazioni militari tra cui da ultimo quella più terribile ed esecrabile Piombo fuso.

    Che poi tutto si mescoli è vero , ma io cerco di distinguere, non posso fare altro.

  6. pistorius ha detto:

    Sì però si possono cercare quanto si vuole i sionisti che volevano lo stato binazionale, ma l’ideologia dominante è sempre stata dello stato ebraico, e dal Mediterraneo al Giordano. I fatti lo dimostrano, e ciò che conta è la storia, non le opinioni di minoranza, il sionismo è quello che è stato ed è.
    Che poi questa sia stata un’impresa coloniale e razzista, capisco che gli ebrei fatichino ad ammetterlo: anche Halper si è contraddetto su quel punto nell’intervista che gli ho fatto, ed è stato interessante per me notarlo. Segev è un nuovo storico che non ho ancora letto e immagino che si fermi a un certo punto. Forse l’unico che ha ammesso la natura razzistica (tra le righe) e colonialistica (esplicitamente) è Pappé.
    Ma resta il fatto che il sionismo è figlio del nazionalismo razzista europeo.
    E che l’ebraicità è qualcosa di aleatorio.
    Insomma così come non esistono le razze, non esiste nessun popolo ebraico scientificamente circoscrivibile.
    Il tempo futuro ci chiede di superare le divisioni identitarie, è ora, almeno dal 6 agosto 1945 dal punto di vista etico, e da una ventina d’anni da quello scientifico, di capire che siamo tutti una sola umanità.

  7. marijam ha detto:

    Va bene  ho capito tu sei convinto che lo stato israeliano sia un frutto  del razzismo e del colonialismo europeo

    Il colonialismo europeo aveva alle spalle una terra madre dove peraltro rimaneva ben insediato, e nelle terre occupate cercava risorse e materie prime che che non aveva in patria, con la ricaduta  che queste ricchezze comportavano in fatto di mano d’opera, di espansione industriale, di ricchezza di ogni tipo,  nei paesi di origine; voler piegare il sionismo SOLTANTO a questo schema mi pare idea abbastanza discutibile.

    E francamente mi pare inaccettabile , come del resto lo sembrò  anche a qualcuno ben più esperto e titolato di me, Edward said, paragonare l’ebreo in fuga della prima metà del novecento al colonialista  francese, inglese , belga, che complice lo stato d’origine e  con esiti e caratteristiche diverse invade  e colonizza una terra a scopo di espansione e di rapina delle ricchezze.

    Comunque ci siamo alllontanati dalla discussione iniziale che riguardava appunto la shoah e la sua memoria e lo stato israeliano ,e se fosse lecito o possibile ricordarla senza ricorrere contestualmente e obbligatoriamente come tu fai a israele. Per me sì, per te no.
    .Restiamo al punto di prima.

    Per quanto riguarda infine il tuo pistolotto finale:-) sull’eguaglianza degli umani a prescindere dalle razze e dalle questioni identitarie sfondi una porta aperta, ovvio che sono d’accordo.

  8. georgiamada ha detto:

    quando si fanno paragoni con il colonialismo (almeno io) si parla della colonizzazione dei territori occupati che dipendono completamente dall’occupante (moneta, scambi, francobolli banch ecc. loro NON possono battere moneta, aprire banche ecc. ecc.)  … il resto è cosa più complicata e tragica, all’ebreo in fuga era stato detto che era una terra senza popolo … Ancora golda maier negava che esistessero palestinesi … oggi ilan pappe ed altri storici hanno fatto luce su molte cose … va detto che il tutto è avvenuto in piena libertà (di consultazione dei documenti e di pubblicazione) nelle università israeliane ad opera di storici israeliani … fino a ieri …
    oggi pappe ha dovuto andarsene a londra perchè gli rendevano la vita impossibile, e anche la reinahrt aveva dovuto andarsene, mi sembra sia morta in america.
    geo

  9. marijam ha detto:

    quando si fanno paragoni con il colonialismo (almeno io) si parla della colonizzazione dei territori occupati che dipendono completamente dall’occupante (moneta, scambi, francobolli banch ecc. loro NON possono battere moneta, aprire banche ecc. ecc.)  …

    L’uso che ne fai tu georgia è  già un’altra cosa e in questo senso posso essere d’accordo.

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