L’anarchico Camillo Berneri definiva i materialisti «i preti della Chiesa naturalista». In Irrazionalismo e anarchismo scriveva cose come queste:
«Io non considero il ragionamento deduttivo non abbastanza razionale bensì irrazionale e non rimprovero all’anarchismo di non essere abbastanza irrazionale bensì di non essere irrazionalista.
Essere irrazionalista (…) non vuol dire essere un sostenitore dell’irrazionale bensì essere un diffidente nei riguardi delle verità di ragione. La fiducia eccessiva nella ragione è irrazionale per un irrazionalista. Nel 1849, il Taine scriveva, in una sua lettera: "Con la mia adorazione per le verità di ragione, e la fiducia assoluta che ho nel potere dell’intelligenza, io assomiglio ad un cattolico che non sa parlare che della Chiesa e della fede". È questo misticismo razionalista che considero incompatibile con l’anarchismo».

O come queste, sulla deriva scientista-razionalista dell’anarchismo: «L’idea non fu più una visione ideale bensì una essenza della ragione e della scienza. La giustificazione dell’anarchismo era in lui stesso, ed egli, invece, andò a cercarla tra le formiche, negli alveari, tra i castori, tra gli Eschimesi; quando non delirò in riconoscimenti astronomici o biologici. (…) Ancora oggi permane come caratteristica della stampa anarchica l’argomentazione per analogie naturaliste, sì che Tizio combatterà la famiglia monogamica basandosi sulla poligamia australiana, mentre Caio si entusiasmerà sui benefici della sterilizzazione, senza curarsi di porsi il problema delle leggi dell’ereditarietà: problema insoluto e forse insolvibile».

E approda a conclusioni che molti anarchici tradizionalisti definirebbero eretiche: «Fino a quando la materia rimarrà per me un mistero, in quel mistero vi è posto per Dio. Non conosco Dio, non affermo Dio, ma non lo nego. Per affermarlo dovrei conoscere il suo modo di essere, ma nel negarlo dovrei conoscere la natura. Ora io non conosco che una foglia di questa immane foresta: anzi non conosco che l’apparenza di una foglia».

E ancora: «Tutti i ragionamenti dell’ateismo sono di una presunzione enorme e mi sembrano altrettanto assurdi dei ragionamenti del teismo. Irrazionalista, l’anarchismo non sarebbe ateo bensì agnostico. E sarebbe il solo modo di essere razionale. Diffidenza verso il si sa dello scienziato; nessuna concezione universale del mondo, agnosticismo di fronte al problema religioso».

*

Les créations de la haute couture italienne.

*

E poi la noia delle reazioni di sinistra, sempre le stesse, sempre più usurate, sempre piene di buona volontà inane. Tutte cose con cui sono d’accordo ma che non servono più a nulla, salvo forse a non sentirsi troppo soli. E sempre gli stessi nomi in calce alle petizioni, la cacchetta pop più rimasticata a far da nome importante, come se mi bastasse sapere che aderiscono anche i modena city ramblers per rinfocolare il mio entusiasmo progressista, le magliette con le scritte condivisibili in grafica perbene stile arci. Persino le canzoni impegnate hanno parole abusate e giri d’accordi già sentiti.
E il brutto è che la noia non uccide la disperazione. Ci convive.
Invece, proprio perché gli spazi di libertà si restringono, il movimento controcorrente è quasi un concetto ignoto e si fanno grandi saggi ginnici di cattiveria collettiva, questo è il momento di prendersi tutta la libertà e tentare l’ignoto, è l’ora giusta per inventarsi qualcosa di nuovo in ogni campo, e nuovi atti di bontà furiosa e combattente. Anche a rischio di sbagliare o fallire, chi se ne importa.

[Quanto a noi, se mi è concessa una piccola nota d’orgoglio, ci stiamo provando. Siamo piccoli e potremmo anche fare un buco nell’acqua, ma ci stiamo provando.]

*

Immondizie reloaded. A Ponteranica – nella bergamasca, non sull’appennino siculo –, dove il sindaco leghista ha fatto rimuovere dalla biblioteca comunale la targa commemorativa di Peppino Impastato, ignoti hanno tagliato l’ulivo che gli era stato dedicato.
Anche da morto, Peppino continua a essere vittima. Non solo della mafia, ma anche della merdaglia fascista in camicia nera o verde.

*

Dopo cotanto orrore, mentre lentamente si fa strada nel cielo questa domenica di fine settembre che si ostina a voler essere solatia anche se non ne ha la forza, non mi resta che trovare rifugio – prima che mia figlia si desti e reclami la sua dose di cibo – in uno dei cd che ho di fronte in questo momento. Ho una raccolta di madrigali del sommo Monteverdi, una eccezionale ricostruzione filologica del canto liturgico romano antico (quello in uso nella diocesi di Roma tra il VIII e il XIII secolo, quando fu definitivamente soppiantato dal “cugino” gregoriano), una splendida versione rimasterizzata con bonus di Third dei Soft Machine e Smoking Blues (ovvero il miglior disco dei Pink Floyd dopo The Piper). Cosa posso ascoltare?

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6 risposte a

  1. elos ha detto:

    Ci sono buchi nell’acqua e spazi di vuoto nell’acqua, e a differenza dei primi,in questi ultimi c’é aria- e la possibilità di riempire, di entrare.

    Il diciannove volevo scendere a roma.Volevo credere che anche in quel mare ci fosse la possibilità di trovare un inizio, il fuoco a cui stare attorno. Il fatto stesso che abbiano indietreggiato per far spazio al pianto ipocrita di una bandiera mi ha aperto gli occhi. La mia speranza era bambina, forse anche imbecille.
    Mi sbagliavo.Perché si posticipa ciò che non urge.
    E se non c’é vera urgenza, il resto è solo slogan. Questi,sono i veri buchi nell’acqua, frere.

  2. razgul ha detto:

    La speranza è sempre bambina, se ci pensi, soeur: te la immagini una speranza vecchierella?
    Hai ragione. Però gli slogan senza niente intorno e la posticipazione per lutto militarista sono responsabilità delle persone, mentre la causa resta sacrosanta. Non lasciarti scoraggiare.
    Il 3 ottobre se potessi scenderei anch’io a Roma. Anche alla faccia di certi pavidi o mentecatti promotori.

  3. baer ha detto:

    *Cosa posso ascoltare?*
    Beh, prima di Monteverdi, assolutamente Third direi ! (incredibile come lo legga qui solo ora e sia stato il mio unico ascolto degli ultimi tre giorni).

    Quanto al resto, ridicola la sinistra, ma più che ridicola squallida, e deprimente.

    Camillo Berneri: *Non conosco Dio, non affermo Dio, ma non lo nego. Per affermarlo dovrei conoscere il suo modo di essere, ma nel negarlo dovrei conoscere la natura.*.
    Tornando al discorso del post precedente – mi si scusi se insisto e suono noioso, prometto che la smetto! – mi preme sottolineare l’incoerenza se non l’illogicità dell’affermazione di cui sopra. C’è bisogno di conoscere la natura di Dio per negarlo? Se si presuppone una sua natura non è già di per sé affermato? E una volta conosciuta la sua natura, se tale conoscenza è dapprima intesa solo come congetturabile, sarebbe poi ancora possibile negare Dio? Già il parlare di *Dio* rende ridicolo ogni discorso sul pro e sul contro: si tratta di un fenomeno, verbale (e cognitivo) nella fattispecie, di rimando e a suo modo empirico (con le idee abbiamo comunque tutti a che fare, pure senza attrito in senso stretto). Che c’è da dubitare?

  4. baer ha detto:

    Chioso rapidamente quel *ridicola la sinistra, ma più che ridicola squallida, e deprimente*. E’ il PD che incredibilmente è riuscito a portarmi alla disperazione. Fare i conti con un simile quindicennio e non poter trovare uno spiraglio d’ossigeno, un luogo politico per la speranza. Ma leggo in rete un intervento parlamentare di Di Pietro – che mai mi ha convinto a pieno, ma tant’è – e qualche cosa dentro me riprende a predisporre fiducia. Riporto qui il lungo pezzo:

    (Dall’intervento di Di Pietro in Parlamento sullo scudo fiscale)

    «Noi chiediamo che i cittadini italiani prendano atto che questa norma sullo scudo fiscale è una norma criminale, voluta per fare gli interessi di criminali. E non è un fatto politico e una dichiarazione politica, ma un fatto tecnico. Infatti, vorrei ricordare che fino ad ora i capitali che stavano e stanno all’estero – quelli regolari – possono rientrare tranquillamente in Italia. Nessuno gli dice male. Quelli che non possono rientrare sono quelli che non si possono dire da dove vengono, quelli che fino ad ora – ogni volta che venivano scoperti – venivano perseguiti a norma degli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale: riciclaggio di danaro sporco. Oggi il riciclaggio viene premiato. Qui dentro si fa riciclaggio di Stato! Questa è contraddizione o incoerenza? No, questo è dolo specifico di una categoria di persone che utilizza le istituzioni per farsi gli affari propri, aggravato dal fatto che c’è un’altra categoria di persone che, per salvaguardare il proprio posto, si presta a rinunciare alla propria dignità politica e umana.
    Lei, signor Presidente del Consiglio che non c’è, ieri ha detto che c’è una questione morale e che loro rilanciano la dignità. Perché non viene qui a indicarci una per una tutte le società off shore che lei ha avuto da quando ha incominciato a fare il Presidente del Consiglio? Perché non viene a indicarci perché si è rivolto a tutti i paradisi fiscali fino ad oggi, quelli che oggi dice di voler contrastare e combattere, lei che ne ha a uso e consumo proprio?
    Lei sa bene per quale motivo questa norma è criminale. Infatti, sa bene che quando si fa un’investigazione si scopre un euro che si trova all’estero e, quando si vanno a fare le indagini attraverso le rogatorie, chi ti risponde ti dice che quell’euro fa parte di un monte di un milione di euro. Fino ad oggi le indagini venivano fatte grazie ad un conto corrente o a un deposito scoperti all’estero e si cominciava a vedere a ritroso da dove venivano, chi gliel’aveva dato, da quale fonte di reato e da quale reato provenivano. Oggi approvate una norma in cui si dice: non si può indagare, una volta che quei soldi sono rientrati. Oggi come oggi, a lei sarebbe bastato far rientrare quel conto All Iberian e dire: ho pagato il 4 per cento di tangente allo Stato, per cui non c’è bisogno che tu indaghi su di me. Invece, da quel conto corrente abbiamo scoperto che lei ci ha pagato Mills, Craxi e compagnia bella.
    Non lo si potrà più scoprire, perché lei sa bene che si parte dal conto corrente per risalire a ritroso su quali sono i reati che ci stanno dietro, ma, dal momento in cui lei blocca le indagini, ogni volta che qualcuno scopre un conto corrente, lei ha raggiunto un’impunità per tutte le vicende passate che ha commesso. Ho sbagliato: anche per le vicende future! Infatti, qualsiasi criminale oggi che ha un conto corrente all’estero fa il passaggio, lo fa rientrare e poi dopodomani lo rimanda ancora all’estero, perché la norma non dice che non devi rimandarlo all’estero il giorno dopo!
    Fa il passaggio, e ogni volta che si scopre che ha fatto una rapina, uno spaccio di droga o un traffico d’armi o quant’altro dirà: ma no, questi sono soldi che avevo all’estero e ho fatto lo scudo! Ecco, lei ha creato un meccanismo infernale per i suoi interessi, un meccanismo infernale che coinvolge tutti i criminali, che d’ora in poi possono venire nel nostro Paese. Il nostro Paese è diventato il lavatoio mondiale della criminalità organizzata, per i reati commessi in passato e per quelli che saranno commessi in futuro. Lei lo sa bene, non lo raccontate ma lei lo sa bene, che il 648-bis lo ha distrutto e il 648-ter non è più reato d’ora in poi. Lei sta creando un salvacondotto per i reati passati e futuri, suoi e dei suoi amici se non correi.
    E poi, mi lasci dire, che c’azzecca il falso in bilancio con lo scudo fiscale? Lo scudo fiscale dovrebbe venire incontro ai soldi che qualcuno ha all’estero, e nulla ha a che fare con il falso in bilancio. Ma lei lo sa che cos’è il falso in bilancio? Mi scusi, ho sbagliato, lei lo sa bene. Per chi non dovesse sapere che cos’è il falso in bilancio, il falso in bilancio sta a una miriade di altri reati (dall’appropriazione indebita alla corruzione e all’evasione fiscale), così come la pistola sta al rapinatore: è un reato-mezzo per un reato-fine. Non serve a niente, all’imprenditore o pseudo tale, falsificare le carte, di per sé dalla falsificazione delle carte non ci guadagna niente. Scrivere che due più due fa cinque quando si tratta di prendere, o scrivere che due più due fa tre quando si tratta di dare (perché questo in soldoni è il falso in bilancio) di per sé non gli procura niente. Perché è reato il falso in bilancio? Perché è un reato presupposto per nascondere profitti di altri reati o per rendere agevole la commissione di altri reati.
    Allora, perché depenalizzate il falso in bilancio? Che senso ha depenalizzarlo? È un reato che non c’azzecca niente con l’avere o non avere del denaro. L’avere o non avere denaro non è legato direttamente al falso in bilancio in sé, che è un’operazione contabile, è una falsa comunicazione sociale; è legato ad un’appropriazione, ad una bancarotta, ad una spoliazione, ad una corruzione. Il falso in bilancio è legato a tutt’altro, e allora che ce l’avete inserito a fare? Perché vi serve questo scudo per realizzare quello che non siete riusciti a realizzare non avendo una maggioranza qualificata in questo Parlamento: è un’amnistia mascherata! Voi state violando la Costituzione, e per questa ragione noi abbiamo posto una questione pregiudiziale di costituzionalità che domani rilanceremo, e rilanceremo nel Paese.
    Voi con questo inserimento del falso in bilancio dimostrate non l’errore, ma la malafede di questa operazione, ed è questa la ragione per cui noi ci appelliamo ancora una volta al Capo dello Stato. Lo supplichiamo, non lo minacciamo, lo supplichiamo: non firmi questo provvedimento perché è altamente incostituzionale, oltre che criminoso e criminale.
    Non ci resta, quindi, che concludere riaffermando il nostro punto di vista: siamo di fronte ad un atto di riciclaggio in corso ad opera di rei, correi e favoreggiatori. È bene che lo sappiano tutti i parlamentari quando sono qui a schiacciare i pulsanti. Almeno questo Parlamento abbia la bontà di approvare un emendamento che abbiamo presentato: che almeno tutti i pubblici ufficiali, gli eletti e gli amministratori, direttamente o indirettamente non possano usufruire di questa norma sullo scudo fiscale, almeno loro. Altrimenti, sono davvero curioso di vedere quanti all’interno delle istituzioni faranno uso di questo scudo fiscale, magari anche all’interno di quest’Aula!
    Ecco perché noi abbiamo parlato di norma criminale, ecco perché ci siamo appellati al Capo dello Stato, ecco perché noi insistiamo nel dire che c’è bisogno di uno scatto di dignità di questo Parlamento, se non vuole essere ricordato nella storia come un Parlamento dove ci sono stati dei comportamenti criminali (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico)».

  5. razgul ha detto:

    Sì, ma a me non interessano tanto le incongruenze o le ingenuità di Berneri, che del resto non era un filosofo (né credo che gli interessasse molto la filosofia), quanto la tensione che aveva nel tenere aperto lo sguardo il più possibile, ad abbattere gli steccati ideologici con cui anche gli anarchici – che invece non dovrebbero averne, perché “ni dieu ni maitre” è una legge che va applicata nella sua accezione più vasta” – si dogmatizzavano e sclerotizzavano. In questo senso trovo convincente il discorso di Berneri, che vede un certo materialismo razionalista non come un “altro” rispetto alla religione stricto sensu, ma semplicemente come il suo opposto speculare, gemellare: opposto, cioè, ma agito dalle stesse strutture mentali e sullo stesso piano concettuale.

  6. razgul ha detto:

    Quanto a Di Pietro, per una volta mi autocito (per comodità): “Di Pietro non è mica quello che affossò la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova? Non fu quello che portò con sé nel governo di centrosinistra l’entità biologica nota all’anagrafe come De Gregorio?”.

    Umanamente penso sia una brava persona. Politicamente incarna una forma di peronismo moderato che per me è il centrosinistra della destra. Non potrei mai votarlo.

    Ma, venendo al lungo intervento qui sopra, pieno come al solito di cose condivisibili e di nessun effetto sulla realtà, mi chiedo: quando Di Pietro dice “C’è bisogno di uno scatto di dignità di questo Parlamento” si rende conto di parlare a vuoto?
    Può essere così ingenuo da pensare che la sua esortazione sortisca un qualche effetto e vivifichi magicamente un consesso privo di qualsivoglia potere e che non è altro, oggi come oggi, che una maggioranza di briganti o uomini superflui e una minoranza di brava gente ininfluente?
    Io credo di no, credo che se ne renda conto benissimo. Perciò la sua non è altro che un’esibizione (di) retorica.

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