E sommerso soprattutto da

Immondizie morali. "Sono il miglior presidente del consiglio della storia d’Italia."
Cosa si può ribattere? Niente. Mi dichiaro sconfitto. Neanche gli insulti servirebbero a qualcosa.
Del resto, e mi scuso per il paragone un po’ troppo fine e gentile, ormai la merda l’abbiamo pestata. Era così grande – forse la più grande di tutte, certo una delle più grandi della storia d’Italia – che ci siamo irreparabilmente insudiciati, e ripulirci sarà molto molto difficile. Forse impossibile.

*

Immondizie musicali 1. Il ritorno dei 99 posse conferma la legge musicale dell’eterno ritorno della paccottiglia pop-impegnata.
Alla perfezione manca solo un nuovo disco dei Modena City Ramblers.
Oppure la riesumazione del ciarpame anni ’90, quelle minchiate reggae ska folkabbestia hip hop cantata in dialetto napoletano leccese emiliano o rovigoto, con belle parole de lotta e de sinistra.

*

Immondizie musicali 2. «Gli U2 e il loro profeta, Bono, sono in questo senso l’equivalente pop di una cattedrale barocca: sono laici ma non del tutto secolarizzati; fanno una musica che “eleva” spiritualmente ma che non spaventa per la sua accessibilità ed è imponente, vasta, un po’ nauseante, come spesso rischia certa architettura» (da qui). Oh, finalmente! Credevo di gridare nel deserto! A parte l’"elevazione spirituale", su cui avrei molto da ridire, e a parte l’"un po’ nauseante", cui toglierei l’"un po’".

*

Immondizie sportive. Federica Pellegrini, campionessa di nuoto, italianissima, bravissima, fortissima e chi più superlativi ha più ne metta, si presenta alla festa dei giovani del PdL per ricevere il premio Atreju 2009 e farsi fotografare sul palco con il miglior premier della storia d’Italia.
Mi sono domandato se io sarei andato a farmi premiare/applaudire alla festa dei giovani ex fascisti (ex?) e fotografare sorridente e tutto in tiro di fianco all’utilizzatore finale di prostitute. E mi sono risposto che no, non ci sarei andato. Anzi li avrei invitati a utilizzare finalmente l’eventuale trofeo come toy (*).
Dove voglio arrivare? Chi mi conosce sa che da sempre nutro un profondo e istintivo disprezzo per lo sport. Chi mi contesta, dicendo che il mio è uno stolto pregiudizio o una fissazione ridicola, è cieco. Il mondo pullula di esempi a supporto della mia opinione. Questo è solo l’ennesimo.
(Poi la ragazza glissa e, in mancanza di meglio sfodera il più classico dei classici: "Non mi intendo di politica". Ma va’ a ranare.)

*

Immondizie terminologiche.
L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) è un agguerrito manipolo di mangiapreti che conduce in pressoché totale solitudine delle battaglie solitamente condivisibilissime contro l’oscurantismo clericofascista, contro l’ingerenza vaticana negli affari della Repubblica e per la laicità dello Stato.
Però ogni volta che leggo la loro ragione sociale mi irrito. Io sono ateo, o forse più precisamente agnostico, e in particolare, credo, un agnostico irrequieto. Ma razionalista? Cosa cazzo vuol dire? non possono esistere degli atei o degli agnostici non razionalisti?
Io per esempio non sono un razionalista, ovvero non mi affido alla ragione più che al sentimento o all’intuizione (Garzanti) né la
antepongo loro (De Mauro). Né tanto meno sono un seguace del razionalismo (qui la definizione del  De Mauro Paravia). Attribuisco una grandissima importanza all’intuizione e al sentimento. E, sì, lo ammetto, più che un rigoroso illuminista mi sento un insopportabile romantico.
Il grandissimo Shelley, cui ovviamente non oso paragonarmi, era anarchico, romantico, ateo ma tutt’altro che razionalista. Almeno nel senso involgarito e piatto che si suole attribuire al termine.
Perciò mi chiedo: perché quella parte, con cui condivido molte convinzioni, deve per forza ricorrere al vecchio armamentario concettuale che non è nemmeno illuministico, ma sa piuttosto di caricatura dell’illuminismo, di semplificazione ottocentesca, di stantio esprit du progrès, di quell’ottuso positivismo borghese di cui già Leopardi agli albori del XIX secolo ha dimostrato l’inanità?
Soprattutto, perché non riesco a sorvolare su queste cose, che a me sembrano fondamentali e che invece ad altri appaiono come trascurabili dettagli?


*

Immondizie fantasy. Ma po che cazzo è il "Premio Atreju"? Ah, ok, è una roba inventata dai fascistelli, cioè, volevo dire da azione giovani. Quindi roba fina.
Ma chi cazzo è Atreju? Non era mica quel pirletta coi capelli lunghi che cavalcava un cane di peluche tipo trudy ma taglia XXXL in una sopravvalutatissima patacca cinematografica per ragassini degli anni Ottanta, tratto da un romanzetto fantasy scritto da un tedesco (il che è un fantastico ossimoro)?
Ah, be’, caspita, i miei complimenti ai giovani fascistelli, che sfoderano un un retroterra culturale davvero degno del massimo rispetto.
Mi permetto di suggerire loro anche una "fondazione
Hurricane Polimar", un "centro culturale Orzowei" o un "concorso letterario Dragon Ball" (se non suona troppo moderno).

*

Immondizie e basta. "Via la targa per Peppino Impastato": decisione shock del sindaco leghista di Ponteranica. La biblioteca del piccolo comune bergamasco era stata dedicata al giovane militante ucciso dalla mafia (qui).

(*) Termine inglese oggi in uso nei settimanali femminili per evitare l’impiego dell’altrettanto se non addirittura più icastica ma chissà mai perché meno gradita espressione "cazzo di gomma".

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11 risposte a E sommerso soprattutto da

  1. anonimo ha detto:

    … e il funerale di stato per Mike Bongiorno?

  2. razgul ha detto:

    Euh, ce n’è tante di porcate, in giro, ogni giorno, che se volessi essere esaustivo passerei il tempo a recensirle…

  3. anonimo ha detto:

    Bello il pezzo sulle immondizie terminologiche.

  4. Cordless ha detto:

    No guarda che gli atei sono sporchi, cattivi e razionalisti :-)

  5. razgul ha detto:

    No, ti sbagli, sono puri, buoni e razionali (-:

  6. razgul ha detto:

    Sul sito dell’UAAR leggo:
    «L’aggettivo “razionalisti”, riferito sia agli atei sia agli agnostici, intende esprimere la scelta dell’approccio razionale e dell’esercizio del ragionamento a-fideistico quali principî fondanti la ricerca e l’elaborazione. Ciò non significa necessariamente abbracciare l’atteggiamento filosofico vicino allo scientismo che talvolta viene definito razionalismo, né alcun corpus dogmatico che pretenda di offrire spiegazioni che, anche sotto forme pseudo-scientifiche, pretendono di essere “definitive”. L’aggettivo “razionalisti” funge da radicale discriminante nei confronti dell’irrazionalismo, ivi compreso quello di natura non religiosa».

    Bah. Continuo a non capire perché si debba marcare il territorio con un termine così filosoficamente denotato per poi negare che lo si stia usando con quella connotazione (salvo poi, tra le righe, confermarlo).

  7. Cordless ha detto:

    Questo è il problema più comune per un essere umano, sentirsi genericamente o anche generosamente parte di qualcosa, ma non rientrare in tutte le sue definizioni, connotati. Quando ti si chiede che cosa sei, ammesso che si sia abbastanza coscienti per saperlo, è difficile liquidare la faccenda con una generica descrizione, tanto più con un termine.

  8. baer ha detto:

    Bello tutto il post!
    Il discorso atei–>razionalisti è in effetti un po’ ridicolo, ma così vuole caratterizzarsi quel gruppo. Quindi certo che possono esistere degli atei o degli agnostici non razionalisti, ma non li si troverà sotto quella sigla.
    Il mio problema è sempre stati invece quello dell’ateismo, e pure dell’agnosticismo a dirla tutta. Passata un’infanzia cattolica ho cominciato a dubitare, quindi sono passato piuttosto in fretta all’apostasia. Ho pensato di potermi dire ateo, poi agnostico, poi… Mi sono detto: ma se il dio di cui parlavano non è – come dicono gli atei – allora come facevano a parlarne? Evidentemente parlavano di una fantasia – pensavo. E su una fantasia han costruito tutto un sistema – etico, politico, economico, etc. Come posso io negare – come fanno gli atei – qualcosa cui riconosco la non esistenza? Se non esiste quel qualcosa allora non se ne può parlare – pensavo, e poi dicevo – non sarà che gli atei cadono nello stesso eterno trabocchetto? Dovrebbero certo negare quel sistema di valori – o disvalori – ma allora dovrebbero chiamarsi in altro modo, e concentrarsi sulla questione terrena, umana, politica insomma. Per farla breve – ché ho le idee tuttora confuse -, ho sempre visto teisti e atei come due fazioni in combutta sull’esistenza di un essere ben preciso, ma postulato nell’indefinito infinito delle possibilità. Entrambi in errore, perché gli uni reificano una fantasia, e gli altri combattono contro quella fantasia come fosse davvero reale. Gli agnostici dal canto loro sospendono il giudizio, ma il giudizio su cosa si sospende? su un non problema? Io la penso così: una cosa c’è o non c’è, e per decidere basta compulsare il catalogo dei fenomeni ancora visibile più quelli registrati dalla storia. Dirsi ateo non ha più molto senso per me, dacché egli nega qualcosa che non riconosce come esistente, ma se lo nega lo afferma anche (dove tira la riga della negazione? su un’affermazione che egli stesso si trova sotto gli occhi). L’ateo perfetto è quello che non sa ancora di esserlo. Voglio dire, siamo tutti inconsapevolmente a-qualcosa nei confronti di tutte quelle cose ancora inespresse dal “mare” delle possibilità, ma quando cominciamo a dirlo segno è che quel qualcosa si è presentato. Infine aggiungo che tutt’al più mi piace dirmi anti-religioso, perché come pensava il buon Kierkegaard quegli affari sono cosa personale, singolare, per niente condivisibile, neanche con la propria ragazza (e qui la butto sul ridere).

  9. razgul ha detto:

    Se vuoi ti dico come la penso io attualmente.
    Io anche quand’ero un bambino educato cattolicamente e assiduo frequentatore di catechismi e oratori ero lacerato in segreto dalla mia incapacità di percepire la presenza di Dio, e mi torturavo in silenzio per questo mio ateismo indesiderato.
    Quando i miei ormoni e le mie letture hanno cospirato con successo insieme alla mia adolescenza al fine di fare piazza pulita di quel dissidio, ho coerentemente abbandonato la vita cattolica, anche se ciò ha comportato una dolorosissima rottura.
    Tuttavia, anche da non cristiano e non credente, non ho mai smesso di interrogarmi, un po’ perché l’imprinting ti resta marchiato a fuoco nell’anima (basti pensare che sto usando il termine “anima”), un po’ per paura della morte e della perdita definitiva delle cose a me care (un’ossessione, anche questa, che mi trascino fin da quando ero piccolissimo).
    Ora, fermo restando che i monoteismi tabuizzati di cui facciamo esperienza da millenni mi fanno orrore (un orrore che non viene affatto mitigato dall’ammirazione per le isolate figure di splendidi mistici che essi possono qua e là annoverare), ritengo che il problema di Dio, dell’esistenza di Dio, sia una questione fondamentale e degna di essere affrontata, soprattutto da chi non si accontenta di una delle religione organizzate che può trovare comodamente preconfezionate.
    Al di là delle equazioni logiche e delle chicane semantiche.
    In fondo, significa anche domandarsi “da dove, veniamo, chi siamo, dove andiamo, perché siamo”, no?

  10. baer ha detto:

    Sicuramente il problema di dio, dell’esistenza di dio, è un problema fondamentale della nostra cultura, e altrettanto sicuramente si connette alle domande eterne “da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo, perché siamo”. Per quanto mi riguarda però, quelle domande si riconnettono al dio monoteista tanto quanto si riconnettono alle divinità dell’Olimpo, per dire, e in genere ai mono o ai poli -teismi di tutte le altre culture esistenti. Si tratta ai miei occhi, voglio dire, di una mitologia tra le altre. Suggestiva e molto intuitiva quando si tratta di indirizzare l’uomo al problema più alto, ovvero alla domanda: “ha un senso l’esistenza?”.
    Per questo motivo io trovo ridicola la posizione dell’ateo, e la trovo tale su un piano prima di tutto logico. È evidente che il parlare di dio, da parte del cattolico (mi limito a questo perché è la realtà in cui sono nato e in cui continuo a vivere), si riferisce solo superficialmente all’esistenza di un ente invisibile e tuttavia agente. Forse nemmeno il cattolico crede a questo riferimento in quanto reale, o forse sì, stupidamente. E questo sarebbe il caso di una mitologia inconsapevole. Perché credendo nell’esistenza di un essere fantastico è ovvio – evidentemente non ai suoi occhi, ma a quelli di uomo che ragiona – quanto quel cattolico si intenzioni invece, in fondo, a tutto un insieme di valori, a una visione del mondo.
    Da parte sua l’ateo cosa dice? Che dio non esiste, che non è. Ma se per un attimo andiamo al di là della superficie e capiamo che con dio viene inteso “solo” un sistema di pensiero, capiamo anche che è si tratta di una cosa tutt’altro che inesistente. Se l’ateo poi si riferisce a dio come a un ente fantastico che crea, dirige e distrugge, allora è instupidito – io dico – tanto quanto il secondo tipo di cattolico, di cui dicevo sopra. In questa casistica rientra il discorso della creazione: che siamo creati da dio, e che il discorso rimanga a un livello così piatto, è una pura barzelletta, e io non riesco a capacitarmi di come l’ateo senta il bisogno di affermare il contrario. È come se ci mettessimo a chiarire, costituendo associazioni e organizzando convegni, che Winnie the Pooh è un parto della fantasia di A. A. Milne.
    Detto questo, rimane secondo me lecito, e talvolta necessario, scagliarsi contro le religioni istituite, specie quella cattolica, che tanto male ha portato nel mondo. Ma i pensieri, nella loro diversità, e le fantasie – seppure credute da qualcuno, ahimé lui, reali – sono tutt’altro che inesistenti. Esistono invece, ed è per questo che se ne parla e talvolta le si nega.

  11. anonimo ha detto:

    Sulla targa ad Impastato, sono dell’idea che abbia fatto bene l’assessore del paesino bergamasco.

    Nel senso che il nome di Impastato bisogna meritarselo. Evidentemente quella gente lì non se lo merita.

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