Una poesia di Charles Simic

To The One Upstairs

Boss of all bosses of the universe.
Mr. know-it-all, wheeler-dealer, wire-puller,
And whatever else you’re good at.
Go ahead, shuffle your zeros tonight.
Dip in ink the comets’ tails.
Staple the night with starlight.

You’d be better off reading coffee dregs,
Thumbing the pages of the Farmer’s Almanac.
But no! You love to put on airs,
And cultivate your famous serenity
While you sit behind your big desk
With zilch in your in-tray, zilch
In your out-tray,
And all of eternity spread around you.

Doesn’t it give you the creeps
To hear them begging you on their knees,
Sputtering endearments,
As if you were an inflatable, life-size doll?
Tell them to button up and go to bed.
Stop pretending you’re too busy to take notice.

Your hands are empty and so are your eyes.
There’s nothing to put your signature to,
Even if you knew your own name,
Or believed the ones I keep inventing,
As I scribble this note to you in the dark.

Al tizio del piano di sopra

Capo di tutti i capi dell’universo.
Signor so-tutto, burattinaio intrigante,
e qualsiasi altra cosa tu sappia fare.
Avanti, intingi nell’inchiostro code di comete.
Graffetta la notte con luci di stelle.

Meglio per te sarebbe leggere nei fondi di caffè,
e sfogliare l’Almanacco dell’Agricoltore.
Ma no! Ti piace darti arie,
e coltivare la tua rinomata serenità
mentre siedi alla grande scrivania
con niente di niente nel vassoio
della corrispondenza in arrivo o in partenza,
e tutta quell’eternità disseminata intorno.

Non ti fa accapponare la pelle
sentirli supplicare in ginocchio,
farfugliando tenere parole come se tu
fossi una bambola gonfiabile a grandezza naturale?
Di’ loro di rimettersi in sesto e andare a letto.
Basta fingerti troppo occupato per notarlo.

Le tue mani sono vuote e così i tuoi occhi.
Niente su cui apporre la tua firma,
anche se tu sapessi quale nome darti,
o credessi a quelli che continuo a inventare
mentre per te scarabocchio quest’appunto nel buio.

(Charles Simic, Hotel Insonnia, a cura di Andrea Molesini, Adelphi, 2002)

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Una risposta a Una poesia di Charles Simic

  1. elosairamtoira ha detto:

    Staple the night with starlight. Grazie per questa scoperta, Sergio. (che arriva anche come una risposta)

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