Quando sono tornato da Genova ero a pezzi, sono andato a letto senza nemmeno togliermi di dosso i residui del gas lacrimogeno. Nelle stesse ore, nella città sotto assedio da cui ero fortunosamente scappato, le istituzioni dello Stato compivano atti di macelleria su persone inermi. Potevo essere tra loro, chiunque sarebbe potuto essere tra loro. Bastava poco, in quei giorni: avere una faccia da "zecca comunista", trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, non saper correre veloce, perdere il treno o l’autobus, restare tagliati fuori e non riuscire a tornare indietro per tempo… Anche noi saremmo dovuti andare a rifugiarci alla Diaz, se non fossimo riusciti a riacciuffare per il rotto della cuffia uno spezzone milanese di corteo, e appena in tempo per contrattare con la polizia l’attraversamento del centro mani in alto e niente movimenti bruschi. Era il nostro piano B. Se fosse andata diversamente, se ci fossimo mossi cinque minuti dopo, io non mi sarei risvegliato nel mio letto.
Della macelleria ho saputo soltanto la mattina dopo, al risveglio. Era domenica 22 luglio 2001.
Io non dimentico.

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Una risposta a

  1. militante ha detto:

    non dimentico neanche io.. ricordo che il mio primogenito aveva pochi mesi ma mia moglie mi spinse a prendere il treno per genova. fui tra i fortunati che tornarono a casa integri..

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