Tu devi essere corrotto come me

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Che il successo in qualsiasi campo susciti soprattutto l’invidia di quelli che praticano la stessa attività è un’ovvietà, e certo l’ambiente letterario è tutt’altro che immune da questo brutto ma umanissimo sentimento. Ma credo che ci sia qualcosa di più e di diverso, nelle reazioni scomposte che hanno seguito la vittoria di Tiziano Scarpa al premio Strega. Azzardo un’ipotesi: potrei sbagliarmi, ma nei rilievi pedanteschi e in malafede (“L’ho visto da Marzullo, era così compiacente, è un venduto”), le accuse infamanti (“ha copiato il libro”) o idiote (“pubblica da Einaudi, perciò serve il Padrone”, “adesso che è nell’establishment deve smetterla di fare il guerrigliero con quei cagacazzo del Primo amore) e le battute livorose (“nonostante il premio non è tra i primi dieci in classifica” oppure “ma no, non ha copiato, è solo uno scrittore postmoderno e derivativo” oppure “ma no, è che oggi tutti copiano”) che si sta cercando di buttargli addosso, non c’è tanto o solo la pur comprensibile (per quanto non accettabile) invidia di chi non vince premi e non pubblica con Einaudi. C’è il desiderio feroce di attribuire a Tiziano quelle stesse qualità negative (o quell’assenza di qualità positive) che costituiscono l’habitus morale dei suoi accusatori.

È l’esigenza degli stronzi di conformare il mondo alla propria essenza: se sei una merda, è necessario dimostrare a te stesso che tutti quanti sono delle merde, che tutto è una merda, è fatto della stessa pasta di merda con cui sei fatto tu.

Questo succede soprattutto – o per meglio dire esclusivamente – quando il successo arride a chi una merda non è. Finché a vincere sono i tuoi sodali nello sguazzamento fecale, quello che puoi provare è al massimo un po’ di invidia. Ma se vince uno straniero, un estraneo, un alieno ontologico, uno che non appartiene alla tua stessa geometria escrementizia, non è tanto l’invidia a roderti il fegato, quanto piuttosto uno sbigottimento esistenziale: le tue categorie mentali vengono terremotate, la tua visione del mondo costruita sui parametri della tua piccineria traballa, è messa in discussione. Come può esistere qualcosa o qualcuno che non sia una merda?

La presa d’atto che può esistere ti condurrebbe a una conclusione logica tragica per la tua persona; perché ti metterebbe nudo di fronte alla tua miseria: “Non è il mondo ad essere miserabile, dunque: la miseria è mia! È colpa mia!”. Perciò rifiuti la conclusione logica e ti assale l’urgenza di negare. Negare recisamente che ci sia qualcos’altro là fuori.

 

Da qui, forse, il movente ultimo degli attacchi e delle canagliate: l’ansia di cancellare lo scandalo della diversità, di dimostrare (dimostrarsi) che il bersaglio non è migliore del cecchino, che sotto sotto è altrettanto fasullo, falsone, balordo. Soprattutto l’ansia di dire: “Avete visto? Anche lui è corrotto come tutti gli altri”.

 

Postilla: un’altra aggravante è la cortesia associata alla sincerità. Una persona sincera risulta più tollerabile alla gran massa degli ipocriti se fa sfoggio di qualche tratto caratterialmente disturbato ma folcloristico, per esempio una baldanzosa arroganza da talk-show. Invece la schiettezza gentile è insopportabilmente perturbante.

Ora, chi l’ha conosciuto sa – lo ritengo un dato indiscutibile che nemmeno i suoi detrattori in coscienza potrebbero negare – che Tiziano Scarpa è una persona di gentilezza squisita, addirittura fuori del comune; nel beau monde degli scrittori, così ricco di presuntuosi di talento, narcisisti secondari di genio e palloni gonfiati di mezza tacca, credo di aver incontrato poche persone altrettanto disponibili e prive di spocchia. Non sarà un merito letterario, ma è una dote rara: non credo che il milieu culturale sia statisticamente peggiore di qualsiasi altro milieu umano, tuttavia ho sempre pensato che gli artisti, proprio perché nel loro fare maneggiano cose enormi come la bellezza e la tragedia, hanno meno attenuanti di tanti altri.

Rara avis. Tiziano Scarpa, come ha scritto Andrea, è “uno di quelli che è riuscito, nella letteratura italiana di questi anni plumbei, a rimanere vero. E vivo”.

Questo è imperdonabile. I farisei ipocriti e i sepolcri imbiancati che infestano la letteratura italiana e ancor di più le sue infrastrutture – critica, editoria, pagine inserti e riviste culturali ecc. – possono tollerare di tutto fuorché l’esser veri e vivi.

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2 risposte a Tu devi essere corrotto come me

  1. FireArrow ha detto:

    Ti ho risposto in altra sede.
    Resta il fatto che l’invidia è uno dei mali peggiori del mondo. E si cerca sempre di massacrare chi, pur essendo diverso (peggiore? mah, questo pensiamo) da noi, osa essere migliore di noi.

  2. Cordless ha detto:

    Ieri l’ho visto e sentito Tiziano Scarpa, ad una reading molto speciale alla mole lazzaretto, mezzanotte, buio e una piccola lucina che illuminava fogli e volto, musica, è stato molto, molto bello.

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