laicismo elettorale vs cretinismo astensionista

Domani per l’ennesima volta mi turerò il naso e andrò a votare per il ballottaggio della provincia di Milano. Sa dio quanto mi costa, soprattutto se si tiene conto della posizione vergognosa assunta dalla passata giunta provinciale di centrosinistra su questioni ambientali come la stronzissima tangenziale anas che minaccia, con il beneplacito dei nostri corifei democratici della logistica neoliberista, di segare in due il mio amato amatissimo Parco del Ticino. Meglio che non ci pensi, sennò domani me ne resto a casa e il senso di questo post va a farsi fottere.
Però qui siamo in Lombardia, non in Emilia o in Toscana (dove peraltro i compagni stuprano volentieri il territorio in nome del profitto e dello "sviluppo"). Qui si vive davvero nel fetore del pensiero unico berlusconiano-leghista, circondati da una poltiglia mortifera di qualunquismo, fascismo, razzismo, ostentazione e volgarità. Non ci è concesso di fare troppo gli schizzinosi.
Ma almeno per la prima volta avrò il piacere di presentarmi al seggio, rifiutare le schede del referendum e vedere l’effetto che fa (sulla faccia del/la presidente di seggio).

"Ma tu non sei quello che fa l’anarchico? E vai a votare? Che anarchico sei?".

Rispondo con il pezzettino che segue, che avevo scritto prima delle elezioni del 6-7 giugno per il "Primo amore" e che poi  avevo scartato.

Io credo che l’ossessione astensionista – o per meglio dire ritornelli come “voto inutile, politica marcia” o “elections piège à cons” – almeno a sinistra nasca soprattutto in chi senza accorgersene ha una visione molto limitata di ciò che è la politica. Cioè in chi, anche quando nega che sia così, in fondo pensa che la politica sia più o meno tutta compresa nell’insieme della politica parlamentare o partitica; e non si rende conto che invece questo è solo un infimo sottoinsieme di un insieme molto più grande.
Ci sono poi gli anarchici ortodossi, vecchio stile, meritevoli di un sorriso di benevolenza ma solo per amor di folclore, perché il “cretinismo astensionista” (espressione di Bakunin) non è cosa di cui andare fieri. Anche il loro è un sottoinsieme piccolo piccolo scambiato per l’insieme più grande.

Io credo che sia possibile vivere il voto laicamente, non come un obbligo inderogabile scolpito su tavole di granito ma nemmeno come una “trappola per coglioni”. Bisogna saper vedere le cose in proporzione, così come sono veramente, capire cosa è lecito e legittimo aspettarsi o non aspettarsi dal piccolo sottoinsieme della politica partitica, sapere bene che non è tutto lì dentro, che quasi niente è lì dentro. E sapere altrettanto bene che quel “quasi” ha comunque la sua importanza.

Aggiungo solo che, secondo me, oggi a livello delle istituzioni locali si gioca gran parte della partita politica. E’ lì che gli orientamenti ideologici prendono corpo e si concretizzano, è lì – e non a livello nazionale, dove tutto è bloccato e non esiste alcuno spazio di agibilità – che si può ancora fare politica nel senso originario e nobile del termine. Finché gli anarchici non capiranno le potenzialità dirompenti di questa cosa, resteranno nel microscopico ghetto in cui si sono autosegregati dal secolo scorso.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a laicismo elettorale vs cretinismo astensionista

  1. Cordless ha detto:

    Io sono dell’opinione che non ci si debba chiudere in gabbie mentali, sia necessario fare uno sforzo per riemergere criticamente e decidere, di volta in volta, quale posizione assumere, pur restando fedele al quadro generale, e non ci sia contraddizione in questo, ma un tentativo faticoso di pensare le cose, di inserirle nel quadro storico, nel momento in cui si vive, nella contingenza. Le astrazioni mentali sono belle e confortanti ma non producono fatti.

  2. razgul ha detto:

    E’ quello che intendo anch’io quando dico “voto laico”.
    Voglio dire che non amo fare del voto un tabù o un dogma; come dici giustissimamente tu, le astrazioni non sono produttive, bisogna sempre far interagire idea e contingenza storica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...