Come è noto, la selezione naturale si basa sul criterio di vantaggiosità e sul principio di autoconservazone.
Però evidentemente esiste anche un processo analogo e opposto, una specie di "selezione inversa": quando si innesca, l’entità collettiva che lo esperisce comivcia una impressionante escalation di scelte suicidarie, basate sul criterio di svantaggiosità e sul principio di autoestinzione.
Non saprei come spiegare altrimenti fenomeni quali la vittoria elettorale di Netanyahu o il conferimento del ministero israeliano degli esteri a uno come Avigdor Lieberman.

*

I neofascisti hanno copiato l’estrema sinistra, almeno come proiezione ideale: centri sociali, extraparlamentarismo, mobilitazioni dal basso, radicamento sul territorio. Sono diventati persino più bravi dei compagni nell’intercettare (e deviare in direzioni illusorie e mostruose) il bisogno di anticonformismo, ribellione e disciplinata indisciplina che è (dovrebbe essere) un bisogno fondamentale dell’anima – soprattutto quando si è giovani.
Tant’è che oggi, mi viene spesso da pensare, un’ipotetica nuova sinistra che voglia essere davvero radicale dovrebbe studiare i movimenti neofascisti.

Tra il nulla e una pienezza fasulla e fecale, in mancanza di un’alternativa degna c’è anche chi per disperazione, ingenuità, insopportazione, fragilità o puro caso sceglie l’alternativa indegna. I moventi più nobili, una sana irrequietezza dell’anima e condizioni ambientali avverse possono condurre a scelte di campo ripugnanti.
Nel vuoto di valori, i neofascisti danno l’illusione di fornire risposte grandi, ambiziose: sono il pensiero forte nefasto contrapposto al pensiero debole mortifero.
In un’epoca di conformismo, danno l’illusione di andare controcorrente.
In una società moralmente lassa, superficiale, gretta e sregolata, danno l’illusione di dare una regola, un ordine, una pulizia morale. In apparenza è disciplina, in realtà è intruppamento.

Noi dovremmo saper rispondere degnamente ai bisogni dell’anima, e offrire disciplina laddove i vermi fascisti rifilano intruppamento; radicalità e attitudine di combattimento laddove loro offrono la più vomitevole mistica della violenza e le cinghiamattanze; grandezza e vastità di pensiero – il mondo, l’umanità, l’amore, la fratellanza e la libertà – laddove loro non hanno altro da dare che una grevi inumani dogmi autoritari – la patria, la nazione, l’onore, la gerarchia e l’obbedienza al capo.

Per fare questo, bisognerebbe anche necessariamente rinunciare alla zavorra, alle vecchie forme e alle vecchie armi ormai spuntate. qualche esempio: i centri sociali così come si sono andati via via configurando, un certo pacifismo inane ma anche, nello stesso tempo, la mistica della violenza opposta e gemellare a quella fascista, il pressappochismo, la mancanza di midollo, l’incapacità di tentare la via della sobrietà, della sottrazione e della pulizia interiore, l’incapacità di cacciare a calci nel culo i sabotatori.
Ma per far tutto qusto ci vogliono molte cose. Voglia, forza di volontà, fantasia, coraggio, pazienza, sopportazione del dolore.
Ci troviamo, mi sembra, in una fase storica in cui – ed è terribile perché significa farsi violenza – chi ama la libertà, la giustizia, l’uguaglianza e la fratellanza (in poche parole chi è anarchico e libertario nel senso etimologico dei termini) deve farsi gesuita. Chi ama la libertà e l’amore deve organizzarsi e ingaggiare una lotta dura. Chi ama il sorriso deve apprendere la massima serietà.
Per convogliare le energie collettive verso il bene, bisogna imporsi una severa disciplina. In altro modo non si può, non si andrà da nessuna parte – da nessun’altra parte se non sempre più in basso.

*

Speranze.

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11 risposte a

  1. anticap ha detto:

    Ho letto il tuo pezzo sull’ultimo numero de Il primo amore.
    Ci ho ritrovato molto di quello che penso.
    Cambierei solo l’Albero dell’odio nell’Albero del conflitto o della lotta.
    Comunque complimenti e grazie.

  2. anonimo ha detto:

    ciao spero di non disturbarti. Sono l’anonima alla quale in quell’altro blog è stata contestata la propaganda sionista :). A parte che non sono sionista, nell’esserlo secondo me non ci sarebbe nulla di male, ma questo è un altro discorso. E comunque scrivere riprendendolo da Manno (collaboratore del prof. Moffa) che i sionisti sono i responsabili della Shoah, e quando gli si fa vedere che l’idea non è originale uno perde i nervi, beh… fatti suoi.

    Non è di questo che volevo scrivere, ma solo per presentarmi. E’ di Liebermann invece. Costui è stato un simpatizzante del partito israeliano (fuorilegge per razzismo per decisione della Corte Suprema) Kach, del defunto Rav Kahane, il primo teorizzatore dell’espulsione forzata degli arabi palestinesi, o transfer. Personalmente lo avvicinerei alla Lega Nord, nel senso che si tratta di gente che esprime quel tipo di pulsioni razziste. Magari se vai a grattare, sotto sotto disprezza pure gli ebrei marocchini, come molti ex-russi.

    I “fascisti” nel senso comune del termine (tranne che per l’antisemitismo, naturalmente) in Israele uno li trova nelle fila di altri partiti. Ricordo un tempo il mafdal (partito nazionale religioso, tipicamente “clericofascista” secondo le categorie italiane). Poi c’è il movimento degli insedianti, che a sinistra viene visto come il responsabile morale dell’assassinio del premier Rabin. Il likud è senza dubbio un partito smaccatamente di destra, e non ci sono sorptrese purtroppo, che tutta quest’area si trovi insieme alleata. I paralleli con l’italia sonop davvero impressionanti, in un certo senso.

    La questione del perché. La mancanza di leadership con una visione del futuro da ambo le parti ha fatto avvitare il conflitto su se stesso. In queste condizioni le voci ragionevoli purtroppo è più difficile che riescano a farsi sentire.

    anonim*

  3. anonimo ha detto:

    Ah mi era sfuggito. Secondo me non c’è bisogno di farsi gesuiti. Basta saper tollerare ed accettare la solitudine. Ed in fondo, visti i ceffi che girano, in fondo ci si guadagna a star soli, sai.

    ciao, e scusami.

  4. anonimo ha detto:

    ciao, mi sono imbattuta nel tuo blog, e volevo farti i complimenti. trovo che scrivi delle cose molto intelligenti, diventero’ una lettrice assidua.

    Alice

  5. razgul ha detto:

    @Anticap
    “Coltivare l’albero dell’odio” è un’immagine del subcomandante Marcos, ma in fondo il concetto non è lontano da quello che dici anche tu.

  6. razgul ha detto:

    @anonima
    Non mi disturbi né ti devi scusare. Questo posto (virtuale) è aperto e pubblico. Anzi ti ringrazio molto per il tuo commento, che ho trovato davvero interessante.

    Sulla questione israelo-palestinese, siccome sull’altro blog non mi sono spiegato più di tanto, vorrei farti sapere come la penso. Perciò mi permetto, anche se so che è poco elegante, di indirizzarti a un pezzo che ho scritto con lo scrittore Antonio Moresco nei giorni dell’attacco alla striscia di Gaza.
    Lo trovi qui.

    Quanto alla solitudine, per me è uno stato fondamentale, direi propedeutico a qualsiasi cosa.
    E per “farsi gesuiti” intendo darsi una disciplina ed esercitarsi al rigore.

  7. razgul ha detto:

    @Alice
    grazie. A presto, allora :-)

  8. anonimo ha detto:

    Avevo letto quel testo, ed è a causa di ciò che mi sono permesso di scrivere qui. Adesso non posso subito, ma eventualmente vorrei anche esprimere il mio parere su alcune cose in margine a quei temi. Sono sostanzialmente d’accordo con tutto quello che c’è scritto.

    Ah una cosa: mi sono accorto che per un mio errore di battitura (un participio passato in -a al femminile) ero diventato “anonima” :) però sono un uomo. Mi è piaciuto stare al gioco, comunque per correttezza rivelo almeno questo particolare. Di più no, così per gioco.

  9. razgul ha detto:

    Ok (anche se io preferisco sempre interloquire almeno con un nome, un nomignolo, un nickname, quantunque fittizi).

  10. anonimo ha detto:

    OK, allora facciamo così. Ora non posso commentare per cause di forza maggiore (mancanza di tempo). Se riuscirò a farlo in futuro (spero a breve), mi firmarò come “il passante”.

    Epoi, non ho mai aperto un blog, né su splinder ne altrove, perché in italia i blog tecnicamente potrebbero non essere legali. I blog sono testate giornalistiche? Non sono iscritto all’Ordine. Hanno il bollino virtuale? Sono depositati alla Biblioteca Nazionale? E tutte quelle altre fregnacce che i governi di destra *e* sinistra hanno partorito negli anni contro la libertà di espressione. Nessuno fa applicare norme ridicole anticostituzionali e suppongo in contrasto con un mare di direttive EU, naturalmente, quindi potrei aprirmi anche io uno spazio e poi partecipare al dibattito nella blogosfera con un nick. Però sono orgoglioso ed inflessibile: non voglio dovere nulla, e soprattutto una ipocrita tolleranza, alle autorità di nessun paese. Quindi niente blog e niente nick.

    Ciao e grazie per l’attenzione.

    Passante.

  11. razgul ha detto:

    Di mancanza di tempo io ne ho da venere (-:

    “Passante” è un bel nickname.

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