La buona notizia è che Veltroni si è dimesso.

La cattiva è che il problema non è questo o quel segretario, ma il PD in sé. Un partito nato morto, senza un’ombra di coraggio laico, senza sinistra, senza idee, autoreferenziale, lacerato da meschine lotte intestine, dominato da logiche interne di pura gestione del piccolo potere burocratico. La sua classe dirigente (inguardabile) è inamovibile peggio dei culi di pietra del Pcus ai tempi di Brezhnev, le facce gira e rigira sono sempre le stesse. Via Veltroni, chi volete che lo sostituisca? Il nuovo sarebbe Bersani? Ahahahahahahahah.
Non si può resuscitare un morto. Perciò, allo stato attuale, l’unico via praticabile è la costruzione di una cosa totalmente diversa. Un partito come quello socialista spagnolo. Laico, moderato, dignitoso.
Ce la faranno?
Temo di no. Spero di sbagliarmi ma temo di no. A meno che un’improvvisa epidemia selettiva spazzi via in toto l’attuale classe dirigente del PD. In quel caso allora forse forse. Forse.

Quella ancora più cattiva non è una notizia, dato che lo si sapeva da tempo, ed è la mancanza di un’opposizione forte e di sinistra in una fase storica in cui l’Italia – intesa in senso politico e sociale – è sempre più preda di un’involuzione autoritaria e fascistoide.
Non sto a elencare le innumerevoli prove di questo processo involutivo perché sono davanti agli occhi di tutti. Mi limito qui a citare a mo’ d’esempio due episodi di questi giorni, che sembrano sancire definitivamente il ménage à trois tra l’idiozia, l’assurdo e la cattiveria:
in un paese in provincia di Sassari, sabato notte, una spedizione punitiva a casa di tre rumeni pare perché colpevoli di rubare il lavoro alla gente del posto;
a Lampedusa un pescatore del posto picchiato da un poliziotto che l’aveva scambiato per un immigrato clandestino per via della pelle un po’  scura (grazie al cazzo, infatti mi risulta che i siciliani siano generalmente simili ai vichinghi).

Cosa resta? Un cazzo.
Di Pietro non ha tutti i torti quando dice che il suo è l’unico partito a fare opposizione. Peccato che si tratti di un’opposizione di destra. E poi, Di Pietro non è mica quello che affossò la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova? Non fu quello che portò con sé nel governo di centrosinistra l’entità biologica nota all’anagrafe come De Gregorio?

La fu sinistra radicale? L’orrore combinato con il vuoto.
Partitini ininfluenti, velleitari, vacui, insomma una tristezza.
Poche idee, quasi tutte fuori dalla realtà. Un’incapacità totale di vedere la realtà al di fuori dei loro decrepiti schemi precostituiti.
Conoscevo un ragazzo più o meno della mia età, un militante di Rifondazione. Ci ho parlato qualche volta. Era tutto una chiacchiera insopportabile sugli scazzi tra correnti: l’ernesto contro grassi contro i bertinottiani contro i trockisti ecc. Terrificante. E questo era uno giovane. Chissà quelli vecchi, mi dicevo. Poi ne ho conosciuto uno vecchio: era anche peggio.
E poi mi sono rotto le palle della falce e del martello. E’ finita, compagni, e anche male. Sarebbe ora di prendere atto che il comunismo realizzato ha fatto schifo. Le intenzioni erano buone, l’impalcatura teorica discutibile, gli obiettivi fumosi, i metodi aberranti, i risultati terribili. Sarebbe ora di pensare a qualcosa di completamente nuovo, per dirla con i Monty Python.

Anni fa pensavo che la politica intesa in senso tradizionale, la politica parlamentare e partitica, fosse ormai incapace di sviluppare un’azione radicalmente trasformatrice del reale, e che solo i movimenti sociali dal basso, aggregati in forme nuove di partecipazione, avrebbero potuto – con uno sforzo immane di fantasia e mobilitazione etica e fisica – porsi come forze rivoluzionarie di cambiamento.
Lo penso ancora. Ma manca tutto: i numeri, il coraggio, la voglia di buttare all’aria le proprie sclerosi. E si ha paura, ci si sente pochi e impotenti, le idee nuove faticano a entrare in testa perché sono scomode e difficili e ardite.

Nel frattempo, la collettività sembra entrata in una fase di entropia negativa. Le pulsioni peggiori esondano e infrangono gli argini in verità assai fragili della decenza e della civiltà. La destra è oggi culturalmente egemonica. I media sono per lo più controllati, ma non credo più che siano così determinanti nel selezionare, fertilizzare e orientare gli istinti e le opinioni collettive.

Oggi l’elettorato, più che altro una specie di versione elaborata del pubblico televisivo che vota da casa l’eliminazione di questo o quel concorrente, preferisce chi fra le altre cose gli fornisce l’illusione di una risposta efficace alla paura. Le risposte della destra sono rozze e mostruose, ma sono pur sempre risposte, ed è perciò assurdo pretendere che preferisca chi invece come la sinistra non fornisce alcuna risposta.

Detto questo, le possibili risposte alternative a quelle abominevoli della destra sono tutte terribilmente complicate (perché è la realtà a essere complicata), e ancor più impegnative. Perciò è difficile pensare che un popolo puerile, approssimativo e superficiale come quello italiano possa mostrarsi così maturo da scegliere la fatica – anche se in quella fatica è racchiusa l’unica vera sua speranza di salvezza.
Quindi si può dire che oggi, come popolo, gli italiani stanno scegliendo l’autodistruzione per pigrizia, disinteresse e stupidità. La soluzione pronta, precotta e incivile della lega o di alemanno fa comodo ora: non importa se avrà conseguenze disastrose nel futuro.

Cosa manca all’Italia intesa come entità collettiva? Midollo, costanza, spirito di sacrificio, serietà, sobrietà.
L’italiano canta e ride di tutto, come diceva Leopardi. E quando si spaventa o perde le staffe (perché è focoso, direbbero gli estimatori; perché è bestiale, dico io) ammazza a caso con cattiveria.

Ho scritto sopra che oggi l’elettorato premia la destra perché gli fornisce l’illusione di una risposta efficace alla paura. Ma non è nemmeno tutto qui. Troppo semplice, troppo assolutorio. Questa è solo una parte del problema. Un’altra, molto meno assolutoria, ha a che fare con il male. Oggi l’elettorato premia la destra anche perché gli fornisce la legittimazione della sua cattiveria.

Il disastro del PD dovrebbe in teoria interessarmi poco o nulla, visto che non sono mai stato un suo elettore né un elettore di alcuno dei partiti che sono confluiti in esso, e data la mia infinita lontananza ideologica. Ma è chiaro che il suo fallimento produce una immensa falla nel già traballante sistema democratico.
Nell’arco degli ultimi due anni, il centrosinistra ha consegnato il paese nelle mani di una destra pericolosa, tendenzialmente antidemocratica e violenta. Questa destra non ha più avversari esterni. Se non implode dall’interno, è destinata a dominare a lungo. Probabilmente per qualche decennio.

Io credo nell’inaspettato. Nulla è scritto, magari da qui a un anno qualcosa di assolutamente imprevedibile, assurdo e grandioso ci lascerà a bocca aperta.
Ma francamente non si vede ancora nulla all’orizzonte. E la notte è sempre più nera e non vuole finire.

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10 risposte a

  1. FireArrow ha detto:

    Certo che pensare che tutti coloro che hanno votato la destra siano cattivi, razzisti e stupidi, è quantomeno riduttivo…..non credi?

  2. razgul ha detto:

    Dove ho scritto questo?

    Io penso che chi ha votato questa destra, anche se in buona fede o animato dalle migliori intenzioni, finisce di fatto per supportare una coalizione fascistoide, feroce e pericolosa per tutti i cittadini (quindi anche per i suoi elettori).

  3. razgul ha detto:

    In altre parole, credo che i pochi o tanti elettori di destra buoni, non razzisti e intelligenti, stiano purtroppo per me e per loro legittimando la cattiveria, il razzismo e l’ignoranza.

  4. FireArrow ha detto:

    Capisco. Però non è che la controparte offra molto….

  5. razgul ha detto:

    Infatti è quello che dico per tutto il pezzo.

  6. FireArrow ha detto:

    Esatto. Però mi aveva un po’ lasciato perplessa quelle considerazioni sull’elettorato di destra.
    Forse ho interpretato male io.

  7. FireArrow ha detto:

    ….per cui ti ringrazio per il chiarimento, Sergio :-)

  8. Cordless ha detto:

    Dato che tiri in ballo Leopardi, il suo “discorso sull’origine e il carattere degli italiani” è così attuale da far rabbrividire, e gli istinti violenti del popolo ci ricordano la “corinne” come dire che non è cambiato il succo. La nuova classe è nata e quasi morta e nessuno ha riscattato la “gloria” “l’onore” sostituendolo con qualcosa di decente. Lo spirito dei tempi è una sorta di peste che ammorba l’aria. Questo impensato deve essere diffuso da qualcuno, e questo qualcuno deve essere gruppo influente per riuscire a farne attecchire i semi. Dovrebbe entrare nei gangli vitali del mostro, sporcarsi forse e cambiare facendo finta di non farlo. Non c’è politica senza un minimo di compromissione. Non è bello, però è vero.

  9. razgul ha detto:

    Hai ragione.
    Peraltro, io credo ingenuamente che sia persino possibile una compromissione dignitosa. Magari non bella, ma nemmeno sporca.
    Esiste il piano dell’ideale, l’orizzonte utopico, che è quello a cui bisognerebbe continuamente guardare per non perdere di vista il senso e il fine del proprio fare politica; poi esiste il piano della realtà, brutalmente lontano da quello ideale, ed è quello in cui ci si trova e su cui per forza di cose si agisce.
    La maggior parte delle volte si perde di vista l’uno o l’altro piano. Invece bisogna riuscire a stare coi piedi nel secondo e la testa nel primo, e lavorare sul secondo con una spinta inesausta a staccarsene per transitare nel secondo.
    Lo spazio che sta tra i due poli della realtà e dell’utopia, necessariamente immenso data la loro distanza, è lo spazio dell’azione politica, e il movimento con cui lo si deve attraversare dovrebbe essere ascensionale.
    L’ascesa è sempre graduale, e qui intervengono il compromesso e la mediazione.
    Faccio un esempio concreto che facevo l’altro giorno discutendo di queste cose:
    utopicamente, “libertariamente”, sarei per l’abolizione del sistema carcerario e di tutto l’apparato punitivo-repressivo. Realisticamente questa visione utopica è impossibile, almeno allo stato attuale.
    Il mio modo di compromettermi, allora, se fossi un politico, sarebbe quello di riformare il sistema carcerario aumentando sì le pene per certi reati (quelli contro la persona) e costruendo più carceri (qui gli anarchici ortodossi mi avrebbero già ammazzato) per diluire l’affollamento (che è disumano nei confronti dei detenuti), ma anche riformando radicalmente il sistema carcerario: carceri più piccole e a misura d’uomo, con più verde, corsi scolastici, trattamento più dignitoso dei detenuti, istituzione di programmi di recupero e reinserimento sociale per chi ha scontato la pena, introduzione dell’autogestione dei detenuti ed ex detenuti (cooperative ecc.)…

    *

    Per restare sul Leopardiano, spero che ti arrivi presto il nuovo numero del Primo Amore, numero speciale, sulla politica, in cui abbiamo tentato un atto che è il massimo edl massimalismo e della presunzione: provare a rispondere alla domanda ” Che fare?”.
    Non siamo un gruppo influente, lo so, siamo piccolissimi, ma anche i bolscevichi sei mesi prima della rivoluzione lo erano (-:

  10. Cordless ha detto:

    E’ per questo che vi leggo:-)

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