No

Sul Primo amore potete trovare un – necessariamente lungo, ma nient’affatto difficile o noioso – intervento scritto a quattro mani da me e da Antonio Moresco. Si intitola "No. Considerazioni e disperazioni su Gaza, Israele, Palestina. ebrei, antisemitismo, antisionismo e fascismo".

Ovviamente non vi abbiamo affrontato tutte le questioni in gioco (impresa impossibile, a meno di scrivere un ponderoso saggio), ma penso che siamo riusciti a esprimere in maniera condensata e precisa il nostro punto di vista, che nella fattispecie è identico: ci troviamo in questo frangente a guardare alle cose dalla stessa garitta e dalla stessa feritoia.

Se aveste voglia di leggerlo, come sempre mi farebbe piacere ricevere in cambio le vostre riflessioni.

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3 risposte a No

  1. Cordless ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo con la condanna delle pigre semplificazioni che tendono a descrivere una realtà complessa sulla base di schemi ottusi. D’accordo con la condanna della violenza, ignobile in ogni contesto ma insopportabile se diretta ai danni degli innocenti allo stato puro, i bambini. D’accordo nel rabbrividire al sol pensiero dell’esistenza di uno stato teocratico; anche se, non si può condannare, allo stato attuale, la popolazione civile palestinese che si schiera con chi c’è semplicemente in questo momento. Relativamente alla chimerica, ma necessaria visione di una futura pacificazione delle parti, resto sospesa. Quello creare due stati distinti ed indipendenti oppure uno solo dove convivere. Una immaginaria linea di confine dopotutto non servirebbe a placare gli odi sedimentati credo. C’è bisogno di pensare davvero in grande. Ad una riappacificazione delle parti. I nemici si trasformano in amici. Dopotutto è successo. Basta eliminare il motivo del contendere: la terra. Forse.

  2. razgul ha detto:

    Infatti non condanno, e dio solo sa cosa avrei fatto se fossi un palestinese di Gaza, fossi stato pure il palestinese più anticlericale e laico di tutto il Medioriente.
    Quanto alla questione dei due stati e due popoli, nel pezzo premetto che il mio discorso è di realpolitik, e prescinde dalle mie utopiche idee su cosa sia (per me) ideale. In questo momento storico e per chissà quanto nel futuro credo che sia improponibile anche solo pensare all'”unico stato per due popoli”. Lo dico con tristezza. I confini non fermano l’odio, questo è certo; ma forse possono tenerlo arginato in attesa che sedimenti e finisca sepolto.

  3. FireArrow ha detto:

    Ho letto tutto l’articolo. Davvero interessante. Condivido praticamente ogni punto. Specialmente la critica a chi, cambiando nome alle cose o trincerandosi dietro a una facile ideologia politica, cerca una giustificazione alle proprie argomentazioni, spesso arrampicandosi sugli specchi. E, ovviamente, commettendo gravi errori di giudizio e di valutazione dei fatti. Appoggiando le persone o le organizzazioni sbagliate, sulla base di non si sa cosa. Forse solo per un senso di appartenenza, ma che vera appartenenza non è. Oppure per un senso di dissociazione, per il gusto di affermare il contrario di quanto sbandierato dalla fazione opposta.
    E, lungi dal soffocare gli scontri, fomentandoli.
    La mia unica speranza (che, purtroppo, temo che rimarrà tale, considerati i 61 anni trascorsi fino ad oggi) è che si faccia ammenda degli errori e dei morti. E che non avvenga più un conflitto come quello appena terminato.
    Ma temo che anche questa sia un’utopia.

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