Trentanove Piazze Fontana

Oggi è il trentanovesimo anniversario della strage di Piazza Fontana. Temo che di anno in anno la consapevolezza di questo squarcio della nostra storia stia svanendo dalla memoria collettiva.
 
Ne ho già parlato in passato, lo riporto ancora una volta: nel 2006 la Provincia di Milano ha commissionato all’Istituto Piepoli un sondaggio sulla memoria dello stragismo in Italia. L’inchiesta è stata realizzata su un campione di 1.024 studenti milanesi di età compresa tra i 17 e i 19 anni. I risultati sono stati i seguenti:
il 18,4% non ha mai sentito nominare la strage di Piazza Fontana.
Solo uno studente su dieci (anzi, precisamente il 9,1%) la colloca nell’anno giusto.
Per il 41,7% degli studenti la responsabilità di queste stragi è delle Brigate Rosse.
Siccome il sondaggio prevedeva la possibilità di risposte multiple, secondo i giovani intervistati le responsabilità delle stragi sono da addebitarsi anche a:
mafia – 20,5%
anarchici – 20,2%
fascisti – 18,6%
comunisti – 16,2%
gesto di un folle – 7,9%
ignoti – 6,3%
servizi segreti italiani – 4,3%
eversione nera – 6,4%
democristiani – 2,1%
KGB – 1,3%
Socialisti – 3,6%
CIA – 1,8%
Non so – 26,5%.


Qualcuno potrebbe dirmi che tutto questo è nell’ordine delle cose, che è un processo inevitabile, che quarant’anni sono tanti. Può anche darsi che sia così, ma è lo stesso un male. Anche perché quell’attentato è stato il punto d’inizio di una lunghissima e tragica concatenazione di eventi il cui esito provvisorio stiamo vivendo in questi anni. Un fiotto rosso sangue che parte dall’esplosione del 12 dicembre 1969, attraversa gli anni di piombo, punteggia l’Italia di morti e stragi – la cosiddetta strategia della tensione –, coinvolge in un gorgo di acque torbidissime neofascisti, sinistra extraparlamentare, massoneria, servizi segreti, partiti politici, apparati dello Stato, mafia, Cia, BR, strutture paramilitari occulte, passa per tentati golpe, per le trame eversive della Loggia P2, Licio Gelli, Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, pervade come un rumore di fondo gli anni Ottanta, lambisce gli scandali vaticani e quelli democristiani, lo Ior, il Banco Ambrosiano, il cardinale Marcinkus, Michele Sindona, il suicidio di Calvi, l’omicidio di Ambrosoli, il craxismo e il tramonto del craxismo, il crollo della prima repubblica, tracima negli anni Novanta, fa detonare altre bombe, Capaci, Palermo, gli attentati di Roma, Firenze e Milano salutano l’avvento del fanciullo solare Silvio Berlusconi, tessera P2 numero 1816, sfiora Genova ai tempi del G8 e arriva ai giorni nostri, all’opera di smantellamento delle istituzioni democratiche che oggi sta conoscendo una spaventosa accelerazione nel generale disinteresse della collettività. Alla tele e sui giornali, come una volta, le stesse facce sinistre pronunciano parole sinistre: Licio Gelli: «Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia» (cit. qui). Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica, ministro DC degli Interni nel turbolento ’77: «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno… Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città… Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri… Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano… Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì» (qui). Nessuno fa una piega. Le istituzioni preposte alla difesa della democrazia e della decenza) evidentemente non ravvisano alcun motivo di indignazione. L’eversione oggi si fa nella bambagia, le bombe per il momento non servono (piuttosto si tengono in serbo per l’avvenire, ché non si sa mai).

E le sentenze, gli esiti delle inchieste, i risultati delle perizie: assolti, il fatto non sussiste, morte accidentale, proiettile deviato. Ogni volta!
Piazza Fontana: assoluzione degli imputati con l’obbligo del pagamento delle spese processuali da parte dei parenti delle vittime.
Pinelli: morte accidentale da malore attivo
Golpe Borghese: assoluzione perché il fatto non sussiste.
Operazione Gladio: assoluzione
Piazza della Loggia: assoluzione (l’ennesima istruttoria è appena incominciata)
Treno Italicus: colpevoli mai individuati; secondo la relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2, essa sarebbe gravemente coinvolta nella strage e addirittura bisogna ritenerla «responsabili», ma «in termini storico-politici», non giudiziari.
Stazione di Bologna: condannati quali esecutori dell’attentato i terroristi neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (che si sono sempre dichiarati innocenti), condannato Licio Gelli per depistaggio delle indagini; mistero sui mandanti.
Rapido 904: accertata la matrice politico-mafiosa, la collusione tra criminalità organizzata e destra eversiva, la magistratura equanimemente commina qualche ergastolo e molte assoluzioni. Fumo sui mandanti. I familiari delle vittime vengono condannati al pagamento delle spese processuali.
Strage di Via dei Georgofili e strage di via Palestro: attribuite alla mafia corleonese di Totò Riina; insabbiato ogni tentativo di indagare sul possibile “livello” superiore e gli eventuali mandanti politici.
Uccisione di Francesco Lorusso: assoluzione per il carabiniere che sparò.
Uccisione di Carlo Giuliani: assoluzione del carabiniere che sparò.
Non è l’eterno ritorno dell’uguale, ma la perenne persistenza dello stesso.
 
Ecco perché l’evaporazione dalla memoria collettiva di fatti come la strage di Piazza Fontana non dovrebbe produrre solo l’immensa tristezza che effettivamente mi produce, ma suscitare soprattutto allarme. Perché il più delle volte in Italia il passato non ritorna: è sempre presente.

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2 risposte a Trentanove Piazze Fontana

  1. Cordless ha detto:

    Tristemente vero. Si revisiona l’impensabile. Lo si smonta e rimonta a proprio piacere. Si cambiano i fatti. Si cambiano mandanti o li si cancellano addirittura fino ad arrivare a sintesi improponibili, come quella, ora comune da qualche decennio, di assimilare nazismo e comunismo, oppure rivalutare il fascismo e il nazismo perché antitetici al bolscevismo, e quindi “buoni” per questo almeno.

  2. razgul ha detto:

    E infatti il risultato è – per restare al sondaggio di cui sopra – che quasi la metà degli studenti milanesi ritiene che siano stati i “comunisti” a mettere la bomba in piazza Fontana. Tra dieci anni saranno il doppio.

    Infine non mi stupirei se, alla morte di Licio Gelli, il nostro beneamato cavaliere facesse pervenire alla famiglia le più sentite condoglianze a nome del governo.

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