Ricordare #1

Mi ricordo che una volta mi hanno regalato lo slime, verde come catarro, una cosa pazzesca e fantasmagoricamente inutile che non mi è mai più capitata in mano. Ho il ricordo visivo di me che verso lo slime sul pavimento della camera da letto di mia zia. Rivolto verso la porta, con il tecnigrafo alla mia sinistra, la finestra alle spalle, il letto a destra, la carta da parati giallina e un televisorino Minerva b/n in plastica bianca. Probabilmente un sabato o una domenica mattina. Oltre al finestra la fossa viscontea, con ancora i vecchi alberi e la vecchia vegetazione disordinata. Sapevo confusamente – o forse credevo confusamente di sapere – che mio nonno ci si infilasse come una specie di esploratore della foresta pluviale col machete per andare a caccia di miròld, cioè di biacchi.
I miròld erano bisce non velenose come il cobra dagli occhiali dell’enciclopedia illustrata, ma che morsicavano.

Mi piaceva giocare col pongo, il mio preferito era quello color rosso, anche se inesorabilmente dopo un po’ tutti i colori si mescolavano e mi ritrovavo con palle di pongo di un marrone uniforme. Una volta ho modellato una lucertola con quel pongo marrone, mi è venuta benissimo, soprattutto la testa, sfocando la vista sembrava vera, l’ho appoggiata al tavolino davanti al garage e sono salito per mangiare. Quando di pomeriggio sono ridisceso, ho trovato la mia lucertola di pongo marrone decapitata con un morso dai contorni frastagliati, e mentre mi disperavo per la perdita di quella testina di lucertola così perfetta, dentro di me mi inorgoglivo pensando che doveva essere stato un gatto, ingannato dal realismo della mia opera, quale miglior riconoscimento per uno scultore?

Il DAS mi dava noia perché si seccava troppo in fretta e poi gli stampini dei cow-boy promettevano soldatini meravigliosamente lucidi che nella realtà riuscivano tozzi, approssimativi, deformi e grigi come il cemento. Però l’odore del DAS mi piaceva moltissimo. Mia madre lo riponeva in un armadietto avvolto in uno straccio umido, poi ce ne dimenticavamo per qualche giorno, ci ritrovavamo spesso con mattonelle indurite e inservibili.

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2 risposte a Ricordare #1

  1. Cordless ha detto:

    Lo slime me lo ricordo anch’io, vischioso molliccio ma non appiccicoso, con un odore strano e indefinibile. Ti aggiorno, ora il pongo è stato sostituito dal didò che è del tutto identico ma profumato in base ai colori, ad esempio il rosso sa di fragola, il verde di mela. Credo che i miròld, nome che non ho mai sentito, e mi fa pensare a qualcosa di magico, ad un folletto, una creatura dei boschi, sia il corrispettivo di quelli che qua chiamano cervoni, non so perchè, che sono bisce più grandi del normale che morsicano solo per difendersi ma sono innocue.

  2. razgul ha detto:

    E’ vero, anch’io mi ricordo l’odore dello slime (anzi, addirittura mentre scrivo mi sembra perfino di sentirlo: memoria olfattiva!), ma non riuscirei a descriverlo.

    Io ho un fratello più piccolo di me di otto anni: ecco, lui è stato investito in pieno dalla rivoluzione del didò. C’è quindi nella mia famiglia questa divisione cronologico-culturale: io e mia sorella: anni Settanta/pongo; mio fratello: anni Ottanta/didò.

    Il miròld è una parola/bestia che ha dominato la mia infanzia. Ho detto che è il biacco (coluber viridiflavus), in realtà non so di preciso se quelli che menzionava mio nonno fossero biacchi o altre varietà di colubri: di certo erano (sono) bisce molto comuni, innocue se si esclude la loro tendenza a difendersi mordendo. Mi ha sempre incuriosito la parola: mio nonno diceva appunto “miròld” in italiano un sinonimo di biacco è “milordo”); Wikipedia mi informa che “miròld” è forma dialettale piemontese, ma mio nonno era veneto, e sempre secondo Wikipedia in Veneto la nostra biscia viene chiamata “scarbonasso”, parola che non gli ho mai sentito dire. Casomai avrebbe potuto prendere il termine milanese (ratera), difficilmente avrebbe preso quello piemontese. Per cui c’è questo piccolo mistero linguistico (chi mi conosce sa che perdo la testa dietro queste cose): mio nonno veneto emigrato nel milanese che usa un termine piemontese?

    Grande Wikipedia! L’innocuo cervone di cui mi parli è un colubride (quindi un cugino del biacco o milordo) diffuso soprattutto nel Centro-sud: una sleppa che può arrivare quasi a due metri e mezzo di lunghezza!

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