Cristo Cristo Cristo

«Impronte digitali ai piccoli nomadi. Maroni: “Non è schedatura etnica”.»

No, davvero. Adesso basta. Non ho molto altro da aggiungere. Sostanzialmente, solo invocazioni. Cristo Cristo Cristo.
Allora non potendo fare altro – perché qualsiasi altra cosa in questo momento comporterebbe scelte distruttive e controproducenti – uno usa l’unico e scarso talento che ha, se sa più o meno scrivere scrive articoli che pubblica dove può, infinitamente piccolo in un mondo infinitamente grande e tumultuoso, nella speranza beatamente puerile di smuovere qualche riflessione o mettere in risonanza qualche “corda del cuore” o dell’anima (cercando peraltro di tener lontana dal livello cosciente la consapevolezza che tanto chi ti legge la pensa già come te e solo chi la pensa già come te ti legge).

Scrivi perché stai male, non certo per fare sfoggio di alcunché. Perché certe cose che succedono tutt’intorno a te nella realtà ti fanno male, ti danno il mal di pancia. E poi perché hai paura e leggi sottotraccia nelle parole e nei fatti sinistri presagi.

[V per Vendetta è un fumetto bellissimo, che vale quanto un grande romanzo, ma pecca di ottimismo. Oh, se pecca!]

Scrivi, dunque, e posti come si dice in gergo.
Ti leggono e l’unica cosa che sanno dirti è questa: Sei un radical chic, è colpa di quelli come te se la sinistra ha perso ogni contatto con i bisogni e le esigenze del popolo.
Allora con pazienza spieghi che un conto è conoscere le esigenze e i bisogni del “popolo”, un altro è attribuire loro automaticamente uno statuto assoluto e necessario di legittimità.
Niente da fare. Se non sei radical chic sei buonista. Cosa minchia significhi, purtroppo, lo so bene. Al peggio, sei entrambe le cose.
Spieghi che una persona infinitamente più intelligente di te, Hannah Arendt, ha introdotto un’acuta distinzione tra popolo e plebe: la plebe è la caricatura incanaglita del popolo.
Non serve a nulla. Tu resti quello che vive negli attici (ti piacerebbe), manco fossi una star del cinema con villa & piscina su Mulholland Drive, e ignora quanto la gente fatichi ad arrivare alla fine del mese.
Arrivano sempre puntualmente a bacchettarti, a dirti che da chi non arriva alla fine del mese ha una famiglia da mantenere e vive in quartieri degradati non si possono pretendere lucide analisi, comportamenti civili e solidarietà disinteressata.
Grazie al cazzo. La lotta tra poveri la conosco anch’io. Arrivo anch’io, pur dall’alto dei miei attici che non esistono, a capire certe dinamiche.
Non riesco a capire però come si possa ignorare la differenza lapalissiana tra il comprendere e il condividere. Eppure credo che tutti nella vita l’abbiano sperimentata.
Per questo principio minimo di pensiero, allora, ripeterò fino alla nausea che non sono disposto a prendere per buono tutto ciò che accade solo perché accade.
Ma basta lamentarmi della stupidità e meschinità di questi deficienti con la bacchetta in mano. Li lascio volentieri alla loro carriera di venditori di mobili anticati, promotori di romanzi, filosofi ratzingeriani di provincia o riBBelli anonimi da tastiera.

Quello che sta succedendo in Italia, mi chiedo, quanti altri scortica tanto quanto scortica me?
Militarizzazione, conformismo e ignavia dilaganti anche di fronte alla devastazione del proprio territorio, leggi razziali a malapena camuffate, gente che per redimersi dovrebbe gettarsi in un pozzo con una macina da mulino al collo elevata alle più alte responsabilità…
È possibile che a ogni notiziario mi debba ridurre a pigiare furiosamente l’interruttore e andarmene di là nell’altra stanza bestemmiando furiosamente per non prendere a testate i muri? A quanti altri capita?
A te che magari sei capitato o capitata qui per caso e stai perdendo tempo su queste righe cosa capita? Resti indifferente o hai la nausea?

Io mi tormento perché mi sembra che le persone normali – tra le quali vivo anch’io, perché sono una persona normale e faccio una vita normale, non essendo né povero né ricco né potente o interessato alla ricchezza e al potere – ragionino male e malvagiamente, obbedendo come cani pavloviani agli stimoli scelti e dosati dai politici, dagli industriali, dai teocrati vaticani e dai pennivendoli, e contribuendo così all’imbarbarimento della società, come schiavi inconsapevoli ma solerti.
Ecco: io questo lo posso capire, ma non lo accetterò mai. E continuerò a dire che è uno schifo e una vergogna.

Questo è uno sfogo senza capo né coda e non serve a niente.
Tanto le impronte digitali ai bambini rom le prenderanno lo stesso.
Parlare, scrivere non serve a niente, non muove niente.
Scendere in piazza non è servito niente, e del resto si è visto che oggi nessuno ha più voglia di farlo: fa caldo fa freddo non ci andrà nessuno c’è la milizia che picchia ti possono sparare in faccia passare sopra con la jeep tanto faranno lo stesso come cazzo gli pare alla gente che cce frega quando ha la panza vuota non puoi pretendere che s’indigni per [inserire un motivo di indignazione].

Non hanno ancora capito, poveretti, che non c’è in me una goccia di presunzione. Solo collera impotente e amore tradito.
Che mi resta da fare? Non lo so.
O forse sì. Cerco ancora una volta risposta nei versi di Zbigniew Herbert, nella sua preghiera laica che è anche la mia:

«Va’ dove andarono quelli fino al limite oscuro
in cerca del vello d’oro del nulla tuo ultimo premio

va’ eretto fra quelli che sono in ginocchio
fra chi volta le spalle e chi è rovesciato nella polvere

ti sei salvato non per vivere
hai poco tempo bisogna dare testimonianza

sii coraggioso quando la ragione viene meno sii coraggioso
alla fine è la sola cosa che conta

e la Collera tua impotente sia come il mare
ogniqualvolta udrai la voce di umiliati e percossi

non ti abbandoni il tuo fratello Disprezzo
per spie carnefici vigliacchi – saranno loro a vincere
e verranno al tuo funerale gettando con sollievo una zolla
e il tarlo scriverà la tua biografia addomesticata

e non perdonare invero non è in tuo potere
perdonare in nome di chi è stato tradito all’alba

guardati tuttavia dall’inutile orgoglio
osserva allo specchio la tua faccia da giullare
ripeti: sono stato chiamato – non ce n’erano di migliori?

guardati dall’aridità del cuore ama la fonte mattutina
l’uccello dal nome ignoto la quercia d’inverno
la luce sul muro lo splendore del cielo
essi non hanno bisogno del tuo caldo respiro
ci sono soltanto per dire: nessuno ti consolerà

veglia – quando la luce sui monti darà il segnale – alzati e va’
finché il sangue muoverà nel petto la tua stella oscura

ripeti gli antichi scongiuri dell’umanità fiabe e leggende
perché così raggiungerai il bene che non raggiungerai
ripeti le grandi parole ripetile con ostinazione
come quelli che avanzavano nel deserto e perivano nella sabbia

e ti premieranno con ciò di cui dispongono
con sferzate di riso l’uccisione su un immondezzaio

va’ perché solo così sarai accolto nella cerchia dei freddi crani
nella cerchia dei tuoi avi: Gilgamesh Ettore Rolando
difensori del regno senza confini e della città delle ceneri

Sii fedele Va’»

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3 risposte a Cristo Cristo Cristo

  1. Cordless ha detto:

    Non perdere la speranza che è poi l’epigrafe di questo blog. Il popolo si è fatto in parte plebe soprattutto grazie alla cultura egemone. Ed è proprio nei periodi di involuzione che la cultura alternativa, o come la chiamate voi di sconfinamento, deve rafforzare l’idea di invasione, traboccamento. Le accuse di radical chic, parola ridicola, mi fanno sorridere, come quelle di buonismo.In realtà vuol dire che quello che si è scritto è andato a segno, e chi parla non ha non ha altri mezzi per distruggere l’avversario se non lo scherno. La fatica di vivere la conoscono tutti, con famiglia o non, per alcuni, questa fatica, è decisamente intollerabile. Ma nonostante ciò l’essere povero o l’essere ricco non sono valori in sè. L’essere consapevole si invece. Presuppone un grosso sforzo quotidiano.
    > Con le impronte digitali sospetto che daranno avvio ad altre intollerabili pratiche, che so il delitto d’onore, o ancora ripescando indietro la caccia alle streghe, con rogo finale in piazza. Chi siano le nuove streghe si può facilmente prevedere. Eppoi non sempre si legge solo quello che coincide alla nostra visuale, spesso anche qui si sconfina perché questo allena ad una riflessione in costante rinnovamento. Mò sto zitta che sembro un predicatore da strapazzo.

  2. anonimo ha detto:

    Si è arrivati al momento in cui scendere in piazza è vero, non serve più a niente. Perché ora é necessario scendere-e restare. Muovere dal basso, non risalire se non per prendere fiato.

    Per quel dolore che senti a sera all’ultima delle prime notizie,sai ch’é comune ai fratelli.
    elos

  3. anonimo ha detto:

    frere, ehm, scusa se smonto tutto ed entro nel piano del tragicomico. Però cercando ho trovato :
    questo
    elos

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