[Alcuni appunti sparsi per un pezzo mai scritto, almeno per ora]

Crisi della politica
Crisi della polis
Crisi del demos

Ex cittadini, cittadini dimissionari
Il dubbio amletico su cosa sia più nobile è stato sciolto: si è deciso che è meglio dormire

Dormire (e svegliarsi) nel terrore.

*

Parole pesanti:

Sprawl
Permafrost
Logistica

*

1. L’epoca del terrore e della precarietà
2. Due metodi per lo stesso modello (liberista): centrosinistra e centrodestra
3. Venti anni di ammorbidimento dell’anima: la società televisiva e la merce autoritaria; dissoluzione delle reti sociali tradizionali
4. Pregiudizi tradizionali e nuovi razzismi: l’impatto dei flussi migratori del villaggio globale sulle pievi locali
5. Crisi della rappresentanza politica e resurrezione del fascismo: declino e caduta dell’istituzione democratica
6. Il conflitto globale permanente; l’impero e i barbari (guerra e terrorismo globale)
7. La catastrofe planetaria a venire: l’emergenza ambientale

*

Nella prima metà del presente decennio, in Italia come in altri paesi del mondo si è manifestata una volontà di azione politica dal basso… Partita da Seattle 1999, passando per la cruna fatale di Genova 2001, è culminata nelle manifestazioni mondiali contro la guerra in Iraq (15 febbraio 2003).
Ciò che è stato definito ‘movimento altermondialista’ presentava al suo interno, per quanto in modo nebuloso e confuso, una grande varietà di temi che spaziavano dai massimi sistemi alla rigenerazione della vita quotidiana. Quindi c’è un primo luogo comune (diffuso in malafede) da smentire: la vacuità contenutistica del movimento.
Un elenco breve e improvvisato basta a illustrare la ricchezza di temi destinati, di lì a qualche anno, a entrare nel dibattito pubblico:
democrazia partecipativa
guerra e pace
ecologismo
antirazzismo
crisi della rappresentanza politica
de-sviluppo e decrescita
critica al neoliberismo
denuncia delle multinazionali, dello sfruttamento del lavoro
precarizzazione del lavoro e (quindi) della vita
diritti civili

L’embrionale insorgenza di un movimento democratico esterno alle tradizionali forme di esercizio (elitario) del potere, e perciò naturaliter sovversivo, ha scatenato le forze contraeree del sistema. La contraddizione interna al movimento, la sua immaturità, la vacuità culturale, il difetto di coraggio etico radicale, la mancanza di disciplina, la potenza di fuoco dell’“avversario” ecc. ne hanno determinato la fine prematura.
Quanto alle armi impiegate per distruggerlo, alleanza-capolavoro tra repressione poliziesca e propaganda/marketing, elenchiamole brevemente;  i politici e i mass media ci si sono impegnati, e piano piano l’opinione pubblica ha assorbito gli slogan, ha sposato le opinioni formulate dai politici e dai mass media:
criminalizzazione continua del movimento, con creazione ad hoc di un clima di terrore;
amplificazione retorica della presunta “violenza” dei noglobal;
criminalizzazione semantica del dissenso in sé;
repressione violenta da parte delle forze dell’ordine con successiva ricostruzione mitologica in chiave filo-poliziesca;
conio e diffusione pubblicitaria di termini spregiativi come “pacifinti” (a un certo punto si è arrivati a dipingerli come il massimo pericolo per la società).

*

Chi lancia l’allarme è un “colpevolizzatore”.
La catastrofe climatica: e ogni tanto un cretino qualunque salta su, scrive un libro e dice “Basta con le colpevolizzazioni”. Come se si trattasse solo di questo.

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Una risposta a

  1. Cordless ha detto:

    Le prime tre parole mi hanno fatto pensare a “Vita activa” dell’Arendt. Io direi che con questo corposo materiale più che un post potresti scriverci un saggio lungo, iniziando dalla parola logistica, termine apparentemente noto ma che non colgo nelle sue estensioni. Parola, logica e ordine applicate a ciò che non ha logica ed e caotico.

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