I giorni in marcia, piove e poi c’è il sole e poi di nuovo piove ma presto che lo si voglia o no sarà l’estate.
Giugno è il mese più bello, il numero-capolavoro del cabaret delle illusioni. Lo possono capire solo gli adolescenti, solo quelli che sono stati adolescenti (non a tutti succede). A giugno finisce la scuola ma le vacanze sono appena all’inizio, l’estate non è ancora gonfia come a luglio o vagamente putrefatta come in agosto, tutto è ancora pieno di promesse, tutto è ancora possibile, il tempo che si ha davanti sembra ancora ingannevolmente lunghissimo. E le sere odorano di novità come le gambe delle ragazze, che ti sembrano belle come se solo allora fossero uscite per la prima volta dal bozzolo degli infagottamenti invernali.
(Adesso, a quanto pare, non è più così e le jeunes-filles vanno in giro tendenzialmente biotte anche a regime siberiano: ma io sono stato adolescente vent’anni fa nella provincia oratoriana, vale a dire in tempi e luoghi in cui les mises vestimentaires spesso avevano lo stesso effetto del bromuro, gli ormoni incontravano sempre ostacoli omerici e a tutto ciò che non si vedeva si sopperiva con l’esercizio artigianale della fantasia.)

Mercoledì raggiungerò il “mezzo del cammin di nostra vita”. È un vizio inguaribile di noi umani scegliere date arbitrarie e investirle di un valore simbolico. Il resto è noto: per quanto la metà ragionevole del nostro cervellino sappia perfettamente che si tratta di un investimento arbitrario, la metà irragionevole (nonché spesso la più seducente) ci crede. Un po’ come succede con i segni zodiacali.

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Settimane di lavoro matto e sfrenato, non ho quasi nemmeno il tempo di rispondere alle e-mail, figuriamoci aggiornare questo blog. Non so se andrà davvero a finire così, come nei miei sogni più proibiti, ma aspetto la fine di questo tour de force stachanovista come un quindicenne aspetta la fine della scuola. Poter finalmente dedicare mezza giornata alla lettura, alla scrittura… Da quanti mesi sono a digiuno d’ozio?

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L’altro giorno, in un’occasione tragica che non avrei mai voluto vivere, ho fatto un giro al cimitero di A. Non ci andavo da molti anni, me ne sono reso conto all’improvviso, per via della fatica con cui sono riuscito a ritrovare le tombe dei miei nonni.
Ho trovato quelle del mio prozio partigiano e del mio bisnonno («1869-1946»… La sensazione abissale dei due secoli che ci separano…), mia nonna mi ci portava sempre quand’ero piccolo (non andavo all’asilo perché ero sempre ammalato).
La sua invece non l’ho trovata.
Come ogni anno, questo periodo si affolla di ricordi. Giugno per me è anche un mese di morte. Ma ne ho già scritto, seppur agli albori, in modo acerbo e in una lingua legnosa.

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Parlo dei fatti soltanto miei, stavolta. Sono troppo esasperato e troppo poco lucido per parlare dei fatti “miei e di tutti”, di quello che sta succedendo sotto i nostri occhi nella più totale impotenza (il migliore dei casi), indifferenza (probabilmente l’attitudine di maggioranza) o soddisfazione (il peggiore dei casi).
Ce ne sarebbe, di roba da dire, ma la mia rabbia e la mia frustrazione mi farebbero straparlare.
Riesco solo a fare elenchi. Cahiers de doléances per nessuno.
Secondo me le cose peggiori di questo momento storico, quelle che in un modo o nell’altro coagulano il senso generale di quanto sta accadendo alla nostra società, sono queste:
il dissennato progetto di ritorno al nucleare, supportato da una pesantissima campagna di propaganda (che è iniziata qualche anno fa e purtroppo ha funzionato);

le campagne di propaganda xenofoba, cui corrisponde la perversione giuridica del concetto di reato. Le nuove leggi speciali mostrano che è cominciata una sinistra mutazione semantica: il “crimine” tende a non denotare più un atto, bensì uno stato; come dimostra in maniera tragica il caso dei Rom, criminali non si sarà più per ciò che si fa, ma per ciò che si è;

la volontà di impiegare l’esercito con funzioni di polizia interna, che getta sul nostro Paese un’ombra da dittatura latinoamericana. L’intenzione di usare i militari per pattugliare le strade “contro la criminalità” è la notizia più grave e più sottovalutata di questi giorni.
L’esercito in giro per la città?
Ma voi ci avreste creduto, se ve lo avessero detto anche solo qualche mese fa?

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Ricordati, quando ti sembra che le difficoltà e i problemi ti schiaccino, di quanto sei stato e sei fortunato negli affetti familiari. Pensa a quanto è privilegiata la tua condizione personale.
Ricordati che, se puoi macerarti, addolorarti e infuriarti per quanto succede intorno a te, ciò ti è possibile anche per via della tua condizione personale.

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Disciplina, intransigenza, letizia.

Rigore, perseveranza, amorevolezza.

Orgoglio, austerità, allegria.

Radicalità, militanza, combattività.

Solitudine, partecipazione, fratellanza.

Integrità, coerenza, compassione.

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Bisogna saper essere saldamente nel mondo e nello stesso tempo travalicarne i confini: non come un’evasione ma come uno sconfinamento. Eccedenza contro semplice dislocazione. La fuga dal mondo: spostamento attraverso un confine da un luogo a un altro (illusione: il più delle volte si vuol credere di essere usciti dal mondo). Stare nel mondo e contemporaneamente traboccare fuori da esso: aumento di volume del nostro essere.

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2 risposte a

  1. Cordless ha detto:

    Mi piacciono molto queste divagazioni personali, a volte è come se ci trovassi una parte di me, più colta e profonda in questi tuoi scritti. La frase finale, l’idea di un ego liquido, è bellissima.

  2. anonimo ha detto:

    Un ego liquido, dice cordless.
    A me per una strana associazione torna a mente l’immagine di una poesia di eliot:nebbia gialla che lecca i vetri. Come un gatto, che resta fermo nel suo punto di risonanza a toccare la terraferma annusandone i movimenti e sa guardare al di là di ogni vetro, di ogni oltre.
    é giugno -frere du vent-e vorrei essere un gatto. O fatta di nebbia.
    sole

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