il linciaggio degli italiani

Castenego [sic] Ficarrotta e Angelo Albano. Tampa, Florida, 9 settembre 1910.

«Tampa had built a flourishing cigar manufacturing industry by providing liberal incentives to manufacturers.  The unionizing of workers and the violence erupting from strikes threatened the town’s economy.  Two Italian immigrants were accused of union sympathy and of shooting J. F. Esterling, a bookkeeper for the West Tampa cigar factory.  City fathers were alarmed that an “American” would be subjected to attack.  While the “conspicuous” immigrants, neither one of which was recognized previously as strikers, were being taken to a safer jail in a horse-drawn hack, a mob separated them from a suspiciously modest guard consisting of one deputy sheriff and fireman.  The mob fled in automobiles, a luxury afforded by only the elite in Tampa, which suggested that they were “men with boiled shirts, high collars, diamonds, and kid gloves.”

The lynchers’ note read: “Beware! Others take notice or go the same way. We know even more. We are watching you. If any more citizens are molested look out.”  The note was signed, “Justice.” Warning notes posted at lynching sites were common forms of intimidation; in this case it was a clear threat to other strikebreakers.  Threatening notes and letters, and now email messages are still used throughout the United States by moral regulators and right-wing groups such as the Klan.  Mobs costumed their dead victims in mocking fashion, dressing them with hats and other objects; in this case a hat and pipe. In one incident the killers posed the corpse upright in a chair and glued on cotton sideburns and hair to recreate the stereotype of the “good old darky”». (Qui)

***

«Sotto al cavalcavia della Napoli-Salerno ci sono gli ultimi tre campi Rom ancora abitati. Dai lastroni di cemento dell’autostrada cadono fiotti di acqua marrone sulle baracche, recintate da una serie di pannelli in legno. Un gruppo di donne e ragazzi che abita nelle case più fatiscenti, quelle in via delle Madonnelle, attraversa la piazza e si fa avanti. “Venite fuori che vi ammazziamo”, “Abbiamo pronti i bastoni”. La polizia si mette in mezzo, un ispettore cerca di far ragionare queste donne furenti. Siete brava gente, dice, la domenica andate in chiesa, e adesso volete buttare per strada dei poveri bambini? “Sììììì” è il coro di risposta.

Dai pannelli divelti si affaccia una ragazza, il capo coperto da un foulard fradicio di pioggia. Trema, di freddo e paura. Quasi per proteggersi, tiene al seno una bambina di pochi mesi. Saluta una delle donne più esagitate, una signora in carne, che indossa un giubbino di pelo grigio. La conosce. “Stanotte partiamo. Per favore, non fateci del male”. La signora ascolta in silenzio. Poi muove un passo verso la rom, e sputa. Sbaglia bersaglio, colpisce in faccia la bambina. L’ispettore, che stava sulla traiettoria dello sputo, incenerisce con lo sguardo la donna. Tutti gli altri applaudono. “Brava, bravissima”.»
(Marco Imarisio, “In motorino con le molotov. ‘È la nostra pulizia etnica’”, Corriere della Sera, 15 maggio 2008)

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3 risposte a il linciaggio degli italiani

  1. anonimo ha detto:

    Una sola parola.

    -Vergogna-

    Gabi.

  2. Cordless ha detto:

    Pare che abbiamo la memoria corta. E’ desolante. Come lo sono le notizie che passano al telegiornale, montate in una sequenza non casuale al fine di giustificare l’ingiustificabile. Forse è ora di fare a meno di quello che sta diventando un mezzo inutile: lo schermo televisivo.

  3. cinque anni e siamo peggio di prima: che orrore

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