Catastrofe è perdere una persona cara, è quello che è successo e sta succedendo in Birmania.
Bisogna saper commisurare le parole agli eventi.

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Disgustato dalla storia contemporanea, mi sono rifugiato nell’indoeuropeistica. Quando posso appartarmi qualche ora con i miei amati libroni pieni di tabelle fonologiche e radici verbali ricostruite sono finalmente felice.
Di conseguenza, il dibattito che in assoluto mi appassiona di più è quello tra l’Ipotesi Kurgan di Marija Gimbutas e la Teoria anatolica di Colin Renfrew. Diciamo che per ora la Gimbutas mi sembra più convincente, anche se gli studi genetici di Cavalli-Sforza potrebbero dare ragione a entrambi. Tuttavia, perché l’ipotesi di Renfrew si avverasse, bisognerebbe che le popolazioni passate dall’Anatolia all’Europa (popolazioni e non tecniche, perché se una tecnica può venire trasmessa da una cultura all’altra, la trasmissione di una lingua presuppone necessariamente lo spostamento dei suoi parlanti, foss’anche soltanto di una ristretta oligarchia) e responsabili della diffusione dell’agricoltura nel nostro continente (all’incirca tra gli 8.500 e i 6.500 anni fa) parlassero lingue indoeuropee (o protoindoeuropee).
Ora, è dato per assodato che le lingue indoeuropee dell’Anatolia (ittita, luvio, palaico ecc.) si siano separate presto dalle altre consorelle: ma Trager e Smith fanno risalire questo primo smembramento al 3.500 a.C., quindi molto più tardi rispetto a quanto sopra, e Marija Gimbutas fa la stessa stima per il periodo ipotizzato dell’arrivo in Anatolia di elementi kurganici (3.000-3.500 a.C.).
Insomma, tra l’arrivo dell’agricoltura in Grecia e la presunta comparsa degli indoeuropei in Anatolia c’è uno scarto di circa 1.ooo anni: non enorme, in termini assoluti, ma pur sempre consistente.
Ciò detto, e posto che provo un’invincibile diffidenza nei confronti delle teorie paretimologiche di Semerano, mi turba e affascina mio malgrado la Teoria della Continuità Paleolitica di Alinei; ma, soprattutto, sono oscuramente attratto dalla questione dell’idronimia europea antica.

Che lingua si parlava a Gerico 11.000 anni fa? E a Çatalhöyük 9.500 anni fa?
Quali e quante lingue si parlavano nella "Vecchia Europa" pre-indoeuropea?

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A Torino, quattro teste di cazzo con l’ansia da prestazione antisionista non trovano di meglio che bruciare le bandiere di Israele. Uh, che coraggio, che spirito sovversivo, che atto dirompente, inedito e soprattutto utile alla causa palestinese! Che genio politico! Che ventata di nuovo! Questo sì che si chiama inventare nuove forme di protesta, questo sì che si chiama lottare per la Palestina libera Palestina rossa (ripetere ad libitum in tono strascicato).

L’ennesimo regalino propagandistico a quella banda di fascisti paranoici, israeliani e filo-israeliani, che da anni assegna patentini di antisemitismo a chiunque osi affermare l’evidenza – vale a dire la violenza collettiva inflitta al popolo palestinese e la costante defecazione sui suoi diritti.

*

I riformisti (ex centrosinistra) sono morti, è solo che non se ne sono ancora accorti.
La sinistra (parlamentare) è morta e ne è ben conscia ma si sa, accettare la propria morte è cosa dura, perciò infierisce su sé stessa con agghiacciante accanimento terapeutico.
La sinistra di movimento è morta e puzza forte.
Tutta questa morte è stomachevole, ho voglia e bisogno di vita, di nuova vita, non di cadaveri ambulanti a piede libero che cercano di mangiarti il cervello e il cuore.

*

Detto questo, le parole di Fini sui fatti di Verona e di Torino sono di una sconcezza sbalorditiva.
Io non so come facciano certi esseri umani a non vergognarsi di sé stessi.
Né mi spiego perché spesso proprio gli esseri umani privi di vergogna assurgano alle più alte responsabilità.

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5 risposte a

  1. Cordless ha detto:

    Anch’io ho letto un libro corredato di bellissime fotografie di Marija Gimbutas “La dea madre” e mi sono appassionata alle sue teorie interpretative rivoluzionarie. C’è anche questo saggio “Il calice e la spada” di Riane Eisler che ripercorre questa interpretazione proponendo l’avvento della spada, potere androcratico, come una prima deriva a cui ne seguiranno molteplici. Sembra che i “Kurgan” siano sempre in voga e ritornino a ondate cicliche per riaffermare il loro potere, i mezzi cambiano di poco, antiche spade e calici assumono nuove sembianze per riaffermare la stessa solfa.
    L’assimilazione dei fatti di Torino e Verona si commenta da sé è vero.

  2. razgul ha detto:

    Invece io conosco la Gimbutas essenzialmente per le sue teorie sull’Urheimat indoeuropeo. Invece il libro che mi citi devo ancora leggerlo, so che è piuttosto controverso ma da quel poco che ne ho letto sembra davvero interessante.
    L’idea di una Vecchia Europa di agricoltori “pacifisti” (assenza di insediamenti fortificati) e “femministi” (società matriarcale) è invero assai attraente, quantunque somigli molto al mito dell’Età dell’Oro (peraltro sarebbe bello scoprire che tale mito trae origine dall’oscura memoria di un’epoca realmente esistita).

  3. Cordless ha detto:

    Infatti è così la Eisler fa riferimento diretto al mito dell’età dell’oro e lo spiega a suo modo intrecciandolo col mito di Atlantide. Esiodo sarebbe, lo storico che attesta la possibile esistenza di una civiltà aurea seguita da altre “meno preziose” quella dell’argento e quella del bronzo.

  4. militante ha detto:

    non sono d’accordo con il boicottaggio di un evento culturale come la fiera del libro per fini politici. ci sono modi diversi di portare la questione palestinese all’ordine del giorno e all’attenzione che merita. tuttavia raz anche non condividendo le modalità di protesta (comprese le bandiere bruciate) non riesco a dare della testa di cazzo a compagni che sento comunque vicini. io girerei l’insulto ai fascisti paranoici israeliani e filo-israeliani..

  5. razgul ha detto:

    Mah, vedi, i fascisti (che siano paranoici israeliani e filo-israeliani o meno) per me sono ben altro che “semplici” teste di cazzo: sono figure ripugnanti, pericolose, cattive.

    Però, per quella che è la mia piccola esperienza, ti posso dire che in certi ambienti autoconsacrati come di ultrasinistra (del tipo di quelli che a Torino hanno bruciato le bandiere) circolano diverse personcine che per forma mentis e modus agendi non hanno nulla da invidiare ai fascisti propriamente detti.
    E qui, sperando nella tua bontà di cuore, rigiro la tua affermazione e ti dico che perciò non riesco, io personalmente, a dare dei compagni a teste di cazzo che sento comunque lontanissime.

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