Abbiamo bisogno dell'impensato #2

[Nei commenti al mio pezzo precedente, Lorenzo mi pone delle domande. Cerco di rispondergli.]

Della sinistra che è morta il 14 aprile non avevamo più bisogno, non serviva più a niente.
—Nel senso che si era troppo schiacciata sulle posizioni del governo Prodi?
Sì è vero, aspettavano una seconda fase che non è mai arrivata.
Prima il risanamento poi la giustizia sociale.
C’è stato solo il primo. L’ha detto anche Bertinotti.
E sui diritti civili non c’è stato nulla.
Eccetera.
Eppure perchè pare che il governo Prodi sia stato condizionato solo dai "ricatti della sinistra radicale"? Tanto che ci si dimentica che a farlo cadere sono stati DINI e MASTELA?
Un eccesso di fedeltà, nei fatti, ripagato con una continua demonizzazione della sinistra da parte dei media (o forse è più veritiero l’inverso: fedeltà eccessiva a causa di… ) e della società civile, della cultura berloscuniana che è diventata la cultura italiana.
E quindi: non avesse appoggiato Prodi o l’avesse fatto cadere, cambiava molto?
Non penso.
Forse non c’era scampo.
Della sinistra che è morta il 14 aprile non abbiamo più bisogno, non serviva più a niente: una sinistra che – parlo qui soprattutto di apparati e vertici, ma non solo – si è affrettata a cauterizzare i primi timidi segni di rinnovamento comparsi qualche anno fa con la breve parabola del movimento e con la nascita embrionale di una visione non ortodossa, più libertaria e “zapatista” (“camminare domandando”). Tutto finito in fretta. Si è tornati a una visione di piccolo cabotaggio, subordinata alle categorie dominanti della bassa politica. Alle confortanti ma obsolete categorie marxiste. A un ecologismo di quart’ordine e senza nessun coraggio. Nessuna radicalità di pensiero, solo vecchie metodiche tenute in vita con accanimento terapeutico.
Detto questo, penso che, in teoria, anche la scelta governativa nn fosse un’idea vergognosa: ma sarebbe stato forse possibile provarla in tutt’altre condizioni; di certo non con una maggioranza ridicola, eterogenea e traballante come quella del governo Prodi. In quelle condizioni era chiaro che non una delle istanze della sinistra sarebbe potuta passare. Allora, col senno di poi, posso dire che sarebbe stato meglio se si fosse preso atto subito, nell’aprile del 2006, dell’impossibilità di governare, per procedere alla costituzione di un governo tecnico a breve scadenza con il compito di traghettare il parlamento a nuove elezioni. Mi spingo a dire che, in questo modo, berlusconi non avrebbe avuto la partita così facile. Ma Prodi e tutti gli altri avrebbero avuto il coraggio e l’ardire di prendere una simile decisione?

Meglio perdere tutto che vegetare in una lunghissima agonia. Il requiem per la sinistra novecentesca? Era ora che lo si suonasse.
—Quando si perde tutto, in politica, di solito ci si arrocca sulle posizioni tradizionali e si torna indietro.
Non è per niente meglio.
Tornare indietro equivale a morire.
Non riesco proprio a veder il bicchiere mezzo pieno in questa situazione.
Non c’è nessun bicchiere mezzo pieno. Il bicchiere è vuoto, l’acqua per riempirlo bisogna ancora attingerla, il vino ancora vendemmiarlo, e forse nemmeno le viti sono state ancora seminate.

Adesso siamo allo zero. Abbiamo solo due possibilità: o restare morti o rinascere. Entrambe le possibilità dipendono da noi, e non da fattori esterni.
—Noi chi?
Per me la possibilità di rinascita dipende invece in gran parte dalle condizioni esterne, economiche e politiche nazionali e internazionali, così come da queste è dipesa la sconfitta: l’americanizzazione della politica – non a caso metà dell’elettorato della sinistra ha votato Veltroni, anche per loro la sinistra non era più utile, ma solo nel senso che l’unica cosa utile era battere Berlusconi.
“Noi” vuol dire me, te e chiunque riconosca in sé certi valori.
I fattori esterni: be’, ovviamente nessuno vive nel vuoto pneumatico. Molto semplicemente voglio dire che ora tocca fare il nostro dovere. Io continuo a credere nella possibilità dell’atto creativo. In qusto senso, dico che dipende da noi, dalla nostra volontà e dal nostro talento. Anche se tutto all’intrno dovesse concorrere a creare codizioni ostili alla rigenerazione, noi abbiamo il dovere di provare a rinascere. Questo intendo dire: che questo “dovere di provare” dipende tutto da noi.

Se si è chiusi in un vicolo cieco, il solo movimento possibile è in avanti.
—Non vedo perché. Come ho detto sopra per me è più facile che si torni indietro, e infatti ora già in molti vogliono la fine dell’arcobaleno e l’unione dei comunisti: niente postcomunismo colorato ma una nuova (vecchia) bandiera rossa.
Non vedo come tu possa non vedere perché. Che siamo in un vicolo cieco mi sembra lapalissiano. Quello che tu chiami “tornare indietro” corrisponde esattamente a ciò che ti definisco “restare fermi”. In entrambi i casi – lo dici anche tu – l’esito è la morte.
Per amor di cronaca io sono un semplice elettore di Rifondazione/SA, non sono mai stato un militante.
Le proposte fatte da certuni di “ripartire da zero e cioè dalla bandiera rossa” mi sembrano degne di un reparto geriatrico, e ritengo che i dirigenti politici della sinistra che ragionano così siano perniciosi per la sinistra e quindi nocivi anche nei miei confronti. Spero che in un modo o nell’altro scompaiano nel posto che spetta loro di diritto: nella spazzatura della storia.


Allora, se resteremo fermi con la schiena contro il muro o se ci getteremo in avanti con azzardo e disperato coraggio dipende soltanto da noi.

—La domanda viene: tu farai qualcosa, concretamente?
Farò quello che posso, con le mie piccole forze.

Il lavoro da fare è così lungo che forse noi non ne vedremo mai il risultato.

—Dipende a quale lavoro pensi. Se pensi a una sinistra popolare sì, se pensi a una nuova sinistra settaria riunita nel nome del comunismo, il rischio è che sia vicina.
Non ho alcun desiderio di veder rinascere l’ennesimo zombie comunista settario e polveroso. Sogno il momento in cui la falce e il martello – che coagulano iconicamente la sinistra novecentesca – andranno definitivamente in pensione (tieni presente che non sono comunista e amo gli zapatisti perché il loro simbolo è una semplice stella, e la loro bandiera ha i colori della libertà). Intendo un movimento di idee e uomini nuovo e impensato. Una cosa mai vista prima. Che abbia alla base certi valori fondamentali che fino a oggi abbiamo visto far parte del dna della sinistra, ma che in più ne possegga di altri e nuovi, che usi parole nuove e abbia simboli nuovi e comportamenti nuovi.

A noi tocca riaprire la strada per quelli che verranno: siamo la generazione dei tempi senza speranza, e perciò non possiamo arrenderci. No hope no surrender. dobbiamo rigenerarla da soli, la speranza: dal nulla, con le nostre sole forze. È il nostro compito, il nostro dovere.
—Qui mi ricordi il No retreat baby no surrender, di Springsteen, anche se il no surrender springsteeniano è dovuto a un vow to defend, non tanto a una speranza accesa.
Cmq sì, è nostro compito provarci.
Ma provare a far che?
Tu dici che si parte da zero (e che è un bene così), ma se parti da zero, andare avanti significa andare dove, in quale direzione?
Ah, non ne ho idea. È tutto da pensare, tutto da creare. Non esiste più nessuna strada, perciò non ci sono che strade – tutto l’orizzonte è una strada.
Se poi c’incammineremo, questo è da vedere. Chi vivrà vedrà.

[Aggiornamento: Lorenz ri-risponde qui.]

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4 risposte a Abbiamo bisogno dell'impensato #2

  1. pistorius ha detto:

    Grazie, ho contraccambiato e ho scritto le mie considerazioni sul mio blog.
    Lorenz

  2. Cordless ha detto:

    Ho un quadro nebuloso. Forse sarebbe utile ripartire dalla realtà descrivendola quale essa è senza mai stancarsi, controbilanciando le bugie dei media asserviti, l’appiattimento delle menti e del senso critico. Forse sarebbe lecito rilanciare una nuova cultura di massa visto che quella esistente è davvero penosa. Rifondare la politica radicandola negli individui. Ma so anche che sono cose sentite centinaia di volte, la realtà che è difficile pensare l’impensabile.

  3. razgul ha detto:

    Credo che, purtroppo, le cose davvero importanti siano sempre difficili.

  4. Cordless ha detto:

    Infatti.

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