Le violenze impunite del lager Bolzaneto

«Il reato di tortura in Italia non c’è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo – né avvertito il dovere in venti anni – di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell’Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d’uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l’abuso di ufficio, l’abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell’indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).

Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa “degli altri”, di quelli che pensiamo essere “peggio di noi”. Quel “buco” ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che – per tre giorni – ci è già appartenuta…

…Per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un’osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che – ha ragione Marco Revelli a stupirsene – l’indifferenza dell’opinione pubblica, l’apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto.

Possono davvero dimenticare – le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato – che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la “dimensione dell’umano” di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre “con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza”?»

Così Giuseppe D’Avanzo sulla Repubblica di oggi.
Vuoi vedere che finalmente – dopo qualche anno di “fisiologico” ritardo – anche la stampa ufficiale si sta rendendo conto dei crimini di stato commessi sei anni fa al G8 di Genova?
È vero, il pezzo – due generose paginone sul quotidiano di oggi – non dicono niente che non sia già stato detto e ripetuto mille volte. La differenza, piccola ma fondamentale, è che a prendere posizione ora non è più il giornale di movimento, il sito antagonista, centro sociale, il blogger no-global. È una fonte che anche il cittadino medio, mediamente disinformato, non può definire “di parte” o “estremista” se non in malafede.

La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale: così, senza mezzi termini, Amnesty International ha definito i fatti del G8 di Genova.
Nonostante ciò, il governo che ne è stato il mandante morale non è caduto, anzi si prepara ad essere rieletto da quella stessa maggioranza silenziosa che allora scelse la propaganda, la comodità, che scelse di non scegliere e non fece l’unica scelta moralmente doverosa: la rivolta democratica ad oltranza.
Una vergogna incancellabile nella storia e nella coscienza dell’Italia. Talmente incancellabile che si è scelto di rimuoverne il ricordo.

Ti consiglio vivamente di leggere tutto l’articolo: è lungo ma ne vale la pena.
Spendili, questi cinque minuti. Fallo per me, come favore personale, anche se non mi conosci. Soprattutto, fallo per chi in quei giorni ha preso il treno in uno Stato democratico e si è ritrovato in uno stato fascista. Per gli insulti, la gogna mediatica, l’ignavia e la credulità dell’opinione pubblica. Per Carlo Giuliani, ammazzato quel giorno in piazza e riucciso centinaia e centinaia di volte sotto un cumulo di calunnie e insulti alla memoria.
E poi stampalo, fallo girare, leggilo agli amici, ai parenti, se non hanno voglia di starti a sentire usa il ricatto affettivo. Fallo girare a scuola, al lavoro. Fallo leggere a chi da anni ogni volta che si parla dei fatti del G8 ti sputacchia in faccia che è tutta colpa dei noglobal vandali figli di puttana. Fallo leggere a chi almeno una volta gonfiando la gorgia ha detto “Gliene hanno date poche, a quei comunisti di merda”. A chi non c’era e pensa e che, tutto sommato, ciò che è successo laggiù non lo riguarda.
E se nemmeno stavolta il dubbio incrina la sua indifferenza, allora auguragli da parte mia che non gli capiti mai di inghiottire per sbaglio la pillola rossa.

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Una risposta a Le violenze impunite del lager Bolzaneto

  1. Cordless ha detto:

    Letto tutto. Cercherò di diffondere come posso. Ma non è semplice in quest’epoca di qualunquismo. E’ una cosa indegna. Ma non mi stupisce affatto. All’epoca avevo un figlio neonato e non ero a Genova. Ma ci è andato mio marito con mio fratello e i miei nipoti e sono riusciti a scappare per miracolo ai manganelli che piovevano su tutti indiscriminatamente. L’unico segno di democrazia sono state le botte che venivano inferte senza distinzione di sesso, età, nazionalità. Tu dici che per tre giorni la democrazia ha vacillato, ma in ogni giorno dell’anno vengono fermati e perquisiti giovani e non per questioni di natura diversa. E le modalità sono le medesime, li umiliano, li fanno spogliare, gli impongono posizioni improbabili, li minacciano col ricatto “se ti ribelli io potrei aver trovato questa cosa qua e non ti toglie nessuno il carcere” E non è un’esagerazione. Queste cose avvengono sempre più frequentemente. Li conosco fin troppo bene questi abusi di potere ed è forse per questo che voterò storcendo il naso, ma voterò. Perchè i retroscena potrebbero essere davvero inquietanti.

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