Luis de Miranda tradotto su Nazione Indiana (qui):

«…Allo stesso modo in cui l’umanità che ha prodotto Auschwitz mi sembra estranea, altra, lontana, lo è anche l’impressione che spesso ho avuto , con le dovute eccezioni, dalla mia adolescenza, nelle serate di festa con sconosciuti. I festaioli estasiati dal discorso minimalista e ripetitivo, che si incontrano nei luoghi dedicati alla festa mi sono spesso parsi appartenere a un’altra umanità, lontana, estranea e ho talvolta sofferto , più giovane, del fatto di non riuscire ad essere così futile, o se si preferisce, leggero.

Di qui la domanda: se uno non si sente di appartenere tanto all’umanità che ha prodotto Auschwitz né a quella che si agita al ritmo del fun standard, significa che le due umanità sono la stessa: un’umanità che preferisce non pensare e che taylorizza tanto i suoi crimini che le sue gioie?»

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2 risposte a

  1. Cordless ha detto:

    C’è una enorme differenza fra uno sguardo vuoto e gelido che sta architettando un piano di annientamento di un’umanità ritenuta, in quel preciso momento storico, inferiore, e lo sguardo vuoto e inebetito di un giovane ottenebrato dai fumi di nuove soma,che peraltro credo rientrino in parte in un progetto allargato di appiattimento generale. La cosa disgustosa consiste nel tentativo riuscito quasi totalmente di spossessare i giovani del loro futuro, allontanarli dalla realtà, svuotare le loro menti da ogni possibile compromissione con una coscienza critica. Non credo affatto che dietro quegli sguardi apparentemente vuoti e ridanciani si nasconda un’umanità inferiore. O si finisce per incorrere nelle stesse semplificazioni hitleriane.
    Essere un personaggio alla houellebec non significa poi sentirsi ai margini e rifugiarsi in sfere esasperate senza pensare affatto, dove l’amore è ridotto a pura pornografia e i rapporti con gli altri a semplice utilitarismo?
    Allora l’autore del pezzo, peraltro scritto magistralmente, si sente lontano dall’umanità che produsse auschwitz e da quella dei frequentatori di discoteche, va bene. Mi sfugge però un passaggio, perchè poi si compara ad uno dei personaggi di Houellebec? Non suona come una contraddizione?

  2. razgul ha detto:

    Sì, concordo con te (anche se, ahi, su Houellebecq non ti so dire: è uno scrittore che non ho ancora mai affrontato).

    Il pezzo mi aveva colpito sopratutto per quella sensazione di estraneità a me così familiare…
    Però hai ragione, quando dici del pericolo di cascare nelle medesime meccaniche semplificatorie.

    Peraltro mi colpisce molto quel tuo accenno al “progetto allargato di appiattimento”, perché cogli bene secondo me un “movimento” reale e diffuso di “orizzontalizzazione” e riduzione all’unidimensionalità. Un processo di involuzione autoritaria che vedo presente – e sempre più intenso – in tutte le forme della vita sociale: la politica, le arti, il cinema, il divertimento…

    (Ma è un discorso lungo lungo, magari un giorno o l’altro provo a ricopiare qui i miei appunti…)

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