Memorie della grande persecuzione

Dalle catacombe.

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13 risposte a Memorie della grande persecuzione

  1. anonimo ha detto:

    Sergio, è bellissimo!
    Andrea

  2. razgul ha detto:

    Grazie (-:

  3. Cordless ha detto:

    Si davvero bellissimo e deliziosamente anticlericale.

  4. anonimo ha detto:

    ho sempre pensato che questo generale rincoglionimento sociale fosse legato in modo piu` o meno causale al senso di apocalissi che ci invade di questi tempi.

    sembra una roba esoterica new age, ma in realta’ e` un’idea molto scientifica: abbiamo piu` paura che mai che la nostra specie si stia estinguendo, che la colpa sia nostra (o di molti cattivi) e quindi cerchiamo – prima che sia troppo tardi – di metterci dalla parte dei buoni , dalla parte di quelli che restano, o dalla parte di quelli che ci garantiscono che resteremo.

    Le tue righe pero` mi ricordano una coralita` che storicamente si e` gia` presentata, mi ricorda il tempo dei fanatismi totalitari, un senso di espiazione che abbiamo gia` avuto e che quella volta e` arrivato prima del grande botto, quello atomico.

    allora mi chiedo se la causalita` non sia rovesciata, se non siamo noi, o qualcuno fra noi, a plasmare lentamente questo senso di attesa, questa paura della fine.

    boh, scusa l’invasione e grazie della bellissima lettura!

    Laura

  5. razgul ha detto:

    Be’ si tratta devo dire di un’invasione pacifica e stimolante, la tua, quindi ben venga :-)

    Lasciami divagare un po’, scusa se non cerco di rispondere direttamente alla tua domanda.
    E sii clemente perché si tratta di idee meditate in fretta tra un’incombenza e l’altra, e si sa che la fretta molte volte produce mostri (o mostriciattoli).

    Forse esistono due paure della fine.
    Una è individuale, ed è un misto di eredità animalesca (ciò che ci rimane del nostro istinto pre-umano) e di timore raffinato. Questo ho l’impressione che sia un regalo della svolta escatologica cristiana (se leggi gli antichi, vedi che man mano, a partire più o meno dall’epoca della presunta esistenza terrena di Cristo, la morte smette di essere considerata come parte integrante della natura delle cose e comincia a diventare uno scandalo, un orrore da sconfiggere. Persino Marco Aurelio, nel suo stoicismo antico e pagano, tra le righe è percorso da questo tremore).
    Nelle religioni questa paura della morte individuale gioca ovviamente un gran ruolo.

    Poi c’è l’epoca in cui stiamo vivendo, almeno qui in Occidente dal tardo Novecento, e che io chiamo della disperazione e del terrore. Uso “disperazione” per riassumere il senso generale di impotenza e di impaludamento, la percezione che non esistano più possibilità o alternative – che la strada su cui corriamo sia una e solo quella; uso “terrore” in contrapposizione a “paura” per indicare la paura senza nome e senza feticcio preciso (paradossalmente, infatti, il suo feticcio perfetto è il terrorista suicida senza nome).

    Però.
    In questa epoca e nella nostra cultura, l’ideologia che si è cercato di imporre è stata – ed è – quella della “fine già avvenuta”. Convincere il gregge che “siamo già morti” è comodo: ingenera fatalismo, rassegnazione, obbedienza.
    C’è un istinto collettivo “gregario”, una tensione collettiva alla sottomissione volontaria (la “servitù volontaria” di cui parlava La Boétie), che di epoca in epoca e di cultura in cultura si manifesta sotto forme diverse.
    In questo senso, per parafrasarti, fa comodo al Potere “plasmare lentamente questa certezza della fine avvenuta”.
    Allora secondo me questo istinto gregario e questa paura individuale e collettiva coesistono, non so se l’uno venga dall’altra o viceversa; credo semmai che in certi casi collidano “virtuosamente”.
    Se vivi nella paura cerchi istintivamente protezione. Sei disposto a consegnare la tua libertà e a riservare la tua obbedienza a chi ti garantisce un senso di protezione contro la paura della morte (le religioni istituzionalizzate, che promettono di sconfiggere lo scandalo-morte con la promessa della vita eterna nel mondo ultraterreno, o la ricerca scientifica biotecnologica, che promette di liberarci dalla malattia-morte nel mondo terreno) e contro il terrore immanente che invade la quotidianità (la sfera del potere, dell’autorità).

    …Infine c’è questo sentimento escatologico, questo oscuro senso di colpa collettivo che sembra evocare un ragnarok o un’apocalisse. Da una parte l’idea atterrisce, dall’altra se ne avverte un torbido bisogno.
    Da quando le strutture profonde della nostra coscienza sono stare colonizzate dalle categorie escatologiche giudaico-cristiane, in qualche modo ci sembra inconcepibile concepire una Storia circolare o senza forma lineare, che non abbia cioè un inizio e una fine.

    Il problema è che, stavolta, la paura della fine è fondata, e non si basa su un immenso equivoco o illusione (come fu per esempio durante la grande paura che precedette l’anno Mille) bensì su un cumulo sempre più spaventoso e incontrovertibile di dati scientifici.
    In questo senso sì, l’umanità sta autoinfliggendosi la più stupida e ottusa delle estinzioni. Ha cominciato sessant’anni fa con l’atomica, oggi si è aggiunta la coscienza delle devastazioni climatiche planetarie.

  6. anonimo ha detto:

    grazie delle divagazioni, caro Sergio, non sai quanto mi sono state utili (e quanto lo saranno)!

    il concetto di ciclicità, che citi verso la fine, secondo me coglie perfettamente il centro della questione. i dati – che tu chiami scientificamente incontrovertibili, e io semplicemente scientificamente empirici e in quanto tali contingenti – che testimoniano il surriscaldamento globale ci proiettano istintivamente verso il presagio di una morte incombente. a questo punto (tralasciamo per un attimo la chiesa) chiediamo aiuto alla scienza, che tuttavia per darci una qualche risposta verosimile deve interrogare il passato. perché? perché la scienza ha bisogno di ulteriori osservazioni, dati ed esperimenti per poter “dettare legge” sul nostro futuro e non avendo altri pianeti su cui sperimentare, deve guardare indietro nel passato del nostro per capire come si comporterà. ecco che arriviamo alla ciclicità di cui parlavi: la nostra storia è sezionata in ere che si aprono e si chiudono. se le osservazioni dicono che siamo vicini a un mutamento, allora siamo vicini alla fine di un ciclo, quindi la nostra specie potrebbe estinguersi. questo secondo me è il significato scientifico delle apocalissi, niente più.

    a proposito di scienza, non sono d’accordo con quello che dici sulla tecnologia come risposta protocristiana alla paura della morte. mi sa un po’ di umbertogalimberti. non so te, ma io lo tollero poco!

    cmq grazie ancora, ciao!

    Laura

  7. razgul ha detto:

    [Grazie a te, ma davvero.]

    Per come parli di cicli sembra che quasi che tu riferisca agli yuga della cosmologia induista. Che è una visione certamente interessante, ma in cui vedo un altro modo – seppure alternativo a quello escatologico/lineare del pensiero giudaico-cristiano – di dare un ordine al caos.

    Umbertogalimberti non me lo aveva detto mai nessuno prima di te. Bada che m’arrabbio ;-)
    Oltretutto non ho la minima idea di cosa vada sostenendo Galimberti (non leggo quasi mai nemmeno i suoi interventi sui settimanali).

    Per la verità io dicevo un’altra cosa, e cioè che alla paura della morte la religione risponde promettendo una vita eterna ultraterrena dopo la morte fisica (cioè non cancella la morte ma la sconfigge), mentre la scienza biotecnologica – che a volte assume le funzioni di una religione materialista ma altrettanto dogmatica – agogna oggi a cancellare la morte fisica promettendo una vita eterna terrena (dico oggi, ma è un sogno che rincorre da almeno un secolo).
    Lo dicevo a mo’ di constatazione, senza esprimere giudizi di merito

    (comunque, nel merito, ritengo orribile e dissennato il sogno ultra-positivista del postumano cibernetico, anche se sono un appassionato lettore di romanzi cyberpunk…)

  8. anonimo ha detto:

    me ne consigli uno che magari c’entra pure con le apocalissi tecnologiche?

    (quando l’ignoranza si taglia a fette)

    dimmelo subito se ti sto scucciando, altrimenti vado avanti e finisce che ti consulto come si fa coi libroni. però poi ti metto in bibliografia!

    Laura

  9. razgul ha detto:

    Ahahah (((-: no non mi scucci

    Con “Me ne consigli uno…” parli dei romanzi di fantascienza? Spero di sì, sennò questa risposta si configurerà come il più grosso e clamoroso fraintendimento della Rete nel 2008…

    Se ho capito bene, allora sorge un problema, in parte dettato dalla mia limitata competenza in materia, in parte certamente perché “apocalisse” e “cyberpunk” in un certo senso sono due cose che fanno a pugni. Il cyberpunk ha/è una visione futura, che sia angosciante o entusiastica non importa, deve averla per definizione; l’apocalisse invece è la fine del futuro.
    La cosa più interessante che mi viene un mente così su due tasti non è un libro ma un film, e precisamente il primo episodio della trilogia di Matrix (che a differenza dei due successivi è molto molto intelligente). Ma probabilmente l’avrai visto.
    Ma anche il vecchio e sempreverde Pianeta delle scimmie era decisamente post-apocalittico!
    Altro vecchio film, che non ho ahimè ancora mai visto ma di cui quand’ero bambino mi parlarono a lungo impressionandomi: “2022: i sopravvissuti”.

    Poi c’è un anime giapponese degli anni Settanta di cui avrai certamente almeno sentito parlare: “Conan, il ragazzo del futuro”, del maestro (grandissimo) Hayao Miyazaki. L’anime è tratto da un romanzo postapocalittico, “The incredible tide” di Alexander Key, uno scrittore per ragazzi poco o punto noto da noi (benché il romanzo in questione sia stato pubblicato anche qui). Io il libro non l’ho letto, ma considero l’anime “Conan” il miglior cartone animato giapponese mai apparso sugli italici teleschermi. C’è chi lo scarica illegalmente da internet e chi acquista i salatissimi DVD che – dopo anni di fuori catalogo – sono finalmente tornati in commercio.

    C’è anche un buon romanzo post-apocalittico di Philip K. Dick: “La penultima verità”.

    Altra roba in ordine sparso.
    Fantascienza apocalittica:
    “La nube purpurea” di Shiel e “Il morbo scarlatto” di Jack London sono due classici antesignani.
    Poi ci sono diversi romanzi e racconti di Ballard (uno scrittore che per la verità non amo molto), per esempio nei volumi antologici editi da Fanucci in anni recenti (In “Tutti i racconti vol. II” ne trovi più d’uno).

    Un misconosciutissimo Edmond Hamilton, pubblicato per quanto ne so da Urania negli anni ’70 e presto coperto dall’oblio: “Agonia della terra” (non memorabile, stando al mio confuso ricordo).

    Un solidissimo romanzo di genere, nel suo genere straordinario, nonché ingiustamente sottovalutato, è “Progetto Deus” di Pierre Ouellette (Edito anni fa da Sperling & Kupfer, se non erro. Qui l’autore mette in collisione in maniera intelligente e originale genetica e informatica, in uno scenario di pre-apocalissi tecnologica e con uno spirito antipositivista come piace a me.

    Per quanto riguarda il cyberpunk propriamente detto, un capolavoro che in un certo qual modo indiretto si lega al tema dell’apocalisse tecnologica è “Snowcrash” di Neal Stephenson, a lungo introvabile ma di recente riedito da Rizzoli nella collana 24/7 (costa poco). Secondo me una delle cose migliori (e più profetiche) mai partorite dal genere.
    Poi, vabbe’, il solito William Gibson del “Neuromante”. O Bruce Sterling.
    Qualcosa anche di Richard Matheson, non tanto “Io sono leggenda” (che non è fantascienza, nonostante ora lo etichettino così) quanto qualche racconto qua e là (li trovi nelle ottime raccolte Fanucci: “Duel e altri racconti” e “Incubo a seimila metri”).

    Infine, un link in cui trovi molta roba interessante:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Fantascienza_apocalittica_e_post_apocalittica

  10. anonimo ha detto:

    grazie Sergio!
    ne sai proprio a pacchi… il problema è che ogni volta che apro un capitolo di queste apocalissi mi si apre una voragine.
    adesso cerco un taglio, una direzione e poi mi lascio la libertà di consultarti di nuovo più avanti!
    Laura

  11. razgul ha detto:

    Sì, ma son curioso: perché ti interessano ‘ste cose?

    Puoi anche non rispondere, se sono indiscreto :-)

  12. anonimo ha detto:

    sto pensando a una tesi sulle apocalissi tecnologiche, perche’ considerando il momento storico, mi sembra urgente capire che cosa ci sta succedendo.
    a parte la chiesa, la paura cosmica che ci stanno iniettando, e la solenne incazzatura che ti ispirano trasfigurazioni cinematografiche come io sono leggenda, o saggi come il mondo senza di noi, vorrei tentare di fare chiarezza su alcuni meccanismi.
    e’ per questo che ti ho chiesto un po’ di notizie su fantascienza etc. e sono contentissima di questo scambio di idee!
    grazie ancora, poi piu’ avanti se ti va ti aggiorno!
    Laura

  13. razgul ha detto:

    Certo che mi va: tienimi informato!

    …Però poi esigo di essere invitato al rinfresco post-tesi! (-:

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