L’anno malvagio

Per me la parola dell’anno 2007 è “malvagità”.
Il 2007 è stato sotto molti aspetti un anno malvagio.
Se anche limito lo sguardo al disgraziato, minuscolo, patetico Paese in cui mi è toccato nascere e crescere, le prove si sprecano. Ho assistito con un devastante senso di impotenza al montare della marea xenofoba, al dilagare dell’arroganza clericale, al crescere del clima persecutorio contro gli stranieri e gli omosessuali. La mia nausea e il mio disgusto sono pari al senso feroce di impotenza. Sento sempre di più il bisogno di un’azione che sia anche una forma di vendetta verso queste ingiustizie. Soprattutto una vendetta riparatrice (perciò profondamente morale) contro le persone che a ogni livello promuovono e approvano l’imbarbarimento etico e civile della vita collettiva.

La malvagità è stata sdoganata a ogni livello; nel 2007 la trasformazione – già in corso da tempo – si è compiuta: è caduto il tabù del razzismo, nessuna vergogna o ipocrisia frena più l’espressione pubblica di idee paranaziste. Il che ha rivelato anche un’altra cosa: che tali idee sono largamente condivise.
Oggi, 29 dicembre 2007, sulla base di numerose prove indiziali, possiamo dire che una larga parte dell’opinione pubblica nutre ed esprime volentieri idee razziste, le quali non sono senza effetto sulla realtà, ma anzi stimolano, rinfocolano e catalizzano l’adozione di conseguenti politiche xenofobe da parte delle istituzioni (a tutti i livelli: dal locale al nazionale). Si moltiplicano gli episodi di intolleranza: intere comunità cingono d’assedio sparuti gruppi di famiglie zingare, bruciando, lanciando pietre, in una specie di cupo preludio a possibili pogrom e linciaggi venturi. L’aria che si respira è sempre più carica d’odio, si comincia a risentire discorsi sulla predisposizione genetica di certe razze alla criminalità. Una volta erano gli ebrei, ora sono gli zingari.
I politici rispolverano un armamentario concettuale nemmeno più “semplicemente” fascista ma addirittura hitleriano. I cittadini “civili e democratici” che mai oserebbero fare di persona simili “lavori sporchi” si limitano (per così dire) a esprimere a cuor leggero – cioè con una tranquillità d’animo e una mancanza di vergogna talmente assolute da lasciarmi personalmente sgomento – concetti allucinanti: sarebbe bastato qui riportare i commenti lasciati da diversi cittadini livornesi (Livorno la rossa, come è noto, è una delle città italiane più laiche e progressiste) sul blog aperto dal sindaco dopo il rogo in cui, questa estate, sono morti quattro bambini rom; purtroppo il blog è stato chiuso, ma gli elevati concetti “magnifici e progressivi” colà espressi erano per lo più di questo tenore: “Io sono di sinistra, però…”, seguito da concetti quali “gli zingari non sono come noi”, “gli zingari non sono come gli altri stranieri”, “è colpa loro se vanno in giro a mendicare e intanto gli bruciano i figli nella baracchina”, “in fondo in fondo hanno un altro tipo di percezione del dolore, quindi quando gli muoiono i figli non soffrono come noi”.

Ci sono le ordinanze delle istituzioni locali in chiave xenofoba, le ributtanti dichiarazioni di personaggi che da noi diventano esponenti politici laddove in ogni paese normale non supererebbero la soglia delle peggiori bettole.
Gli italiani amano talmente ridere che finiscono per trovare tutto semplicemente comico. Quanto è divertente Calderoli! Che macchietta Borghezio! Prosperini è uno spasso!
E invece non c’è niente da ridere.
Esistono persone che, se fosse vissute in Germania negli anni Trenta sarebbero finite nelle SS, e se fossero vissute nell’ex Jugoslavia degli anni Novanta si sarebbero date alla pulizia etnica. Chiunque abbia chiara questa che a me sembra una verità lampante, capirà che ogni eventuale avallo – anche solo elettorale, anche solo verbale, anche solo morale – rende automaticamente complici di potenziali criminali genocidari.
Ma questo per molti non costituisce evidentemente più una vergogna e un motivo di orrore.

Un esempio.
Il comune di milano (il minuscolo è d’obbligo) capeggiato dalla cattolicissima sindaca moratti emana una circolare in base alla quale, dal 15 gennaio, le scuole materne comunali saranno tenute a rifiutare l’iscrizione dei figlioletti di extracomunitari che non possano esibire regolare permesso di soggiorno: sia che si tratti di irregolari propriamente detti, sia che, semplicemente, il rinnovo del permesso di soggiorno si sia impantanato in frequentissime pastoie burocratiche (peraltro del tutto indipendenti dalla volontà del richiedente). Ora, la cosa che mi ha sconcertato di più non è stata tanto l’iniziativa in sé – che mi fa vomitare ma è perfettamente coerente con l’habitus morale della classe sociale e della classe dirigente di cui fanno parte gli amministratori milanesi – quanto sentire molti bravi cittadini milanesi intervistati da Radio Popolare sulla questione all’uscita dalla messa in Duomo (quindi per di più cristiani) esprimere la più assoluta e pacifica mancanza di pietas verso non dico gli extracomunitari (sarebbe chiedere troppo…) ma verso i loro bambini. Niente da fare, il sentire comune dice questo: ci succhiano il sangue a noi itagliani, mi spiace per i bambini ma che se ne vadino a casa loro.

Lo stesso sconcerto che mi aveva colto all’inizio dell’anno quando sempre Radio Popolare era andata a intervistare gli abitanti di Erba dopo la scoperta che la strage omonima era stata perpetrata da due rispettabili cittadini lombardi, anziché dal perfido arabo Azouz. La maggior parte degli intervistati, pur sapendo benissimo dell’arresto di Rosa Bazzi e Olindo Romano, si era lasciata andare a deliranti considerazioni sul fatto che “ormai c’è da aver paura a girare di notte”, perché “le strade sono piene di stranieri” che “purtroppo si vede che ci hanno le facce diverse da noi” (cito quasi testualmente).
Lo stesso sgomento e la stessa vertigine che mi avevano colto l’anno scorso quando, dopo il rogo appiccato da fascisti e leghisti (tra cui alcuni esponenti politici locali) al campo nomadi di Opera, diverse ragazzine (studentesse delle scuole medie!) intervistate rivendicavano con orgoglio la loro partecipazione al presidio xenofobo: “Gli zingari sono diversi da noi, sono delinquenti”.
Le stesse parole ho sentito uscire dalla bocca di biondine adolescenti borghesi quest’autunno, durante l’assedio della cittadinanza e dei fascioleghisti a uno sparuto (e terrorizzato) gruppetto di famiglie rom con minori e disabili, asserragliato in una cascina semidiroccata di Pieve Porto Morone (Pavia).

Proprio nello stesso momento in cui nella sperduta provincia pavese si posava l’ennesimo mattone nel muro dell’odio razziale, il demagogo populista ed ex comico Beppe Grillo, non pago di aver intortato milioni di cittadini affetti dalla duplice malattia endemica tipica della popolazione italiana – la lagna e lo spirito gregario -, ha preso pubblicamente posizione contro gli invasori stranieri (facendo oltretutto confusione tra rom e rumeni).

Poi è arrivato il delitto di Tor di Quinto, e con esso il decreto sicurezza che ha svelato definitivamente l’involuzione reazionaria e razzista del centrosinistra.

Ecco dunque che, tanto per tenere fede al presunto “snobismo” di cui a volte sono stato tacciato, mi permetto il lusso di condannare l’attuale governo – Rifondazione compresa – per la sua politica xenofoba anziché per le tasse o per i privilegi di casta (questi due motivi di lamentela li lascio ai commercianti e agli analfabeti della partecipazione).

In tutti questi episodi un altro elemento si salda al razzismo: la criminalizzazione della povertà. La miseria diventa una colpa, un reato. I mendicanti delinquono in quanto tali, chi occupa una casa perché non ha un tetto va punito, chi ruba perché ha fame va punito, persino chi lava i parabrezza agli incroci va punito. Si è tornati ai tempi di Dickens e Hugo, a Jean Valjean incarcerato per aver rubato un pezzo di pane.

Non cito qui i dodici mesi di soffocante ingerenza nella vita civile da parte del Vaticano: a tutti è noto il fenomeno, ormai esclusivo pressoché del solo nostro Paese. Anche qui, la cosa che mi più mi sconvolge non è tanto la tendenza teocratica del clero – mi stupirei del contrario, semmai – quanto l’estesa influenza che esso riesce a esercitare sul mondo politico e – spiace dirlo ma è così – su una considerevole parte dell’opinione pubblica. Il Family Day è stato un indubbio successo anche per numero di partecipanti. Ciò non toglie che sia anche, ai miei occhi, uno degli eventi più vergognosi e disonorevoli della nostra storia recente.

Cos’altro aspettarsi, del resto, da un tempo dominato dal servilismo, in cui dominano la sottomissione volontaria e l’obbedienza cieca, l’adorazione del suddito per il padrone si fa virtù e motivo di vanto, e l’amore collettivo va “ai re e alle potestà”.

Il puzzo del marciume piccolo-borghese si sta facendo insopportabile: verrà prima o poi il momento catartico in cui potremo prendere tutti questi maiali (che ci governano, lavorano accanto a noi, mangiano con noi in sala mensa o vivono sul nostro stesso pianerottolo) e ficcarli con il grugno nella loro stessa merda?

Con ciò torno al punto da cui sono partito: qual è il movente radicale di tutti questi fenomeni, se non la malvagità? Questa attitudine che sembra appartenere solo al campo semantico del romanzo d’appendice della Commedia dantesca, un modo di essere ignorato, rimosso, scandaloso perché pre-politico…

Oso sperare che nessuno mi rinfacci di essere un “esteta del pessimismo”: potrei strappargli le viscere a morsi.
Buon 2008, si fa per dire.
Come ogni anno io farò obiezione di coscienza: mi rifiuto di festeggiare la coincidenza della fine di un anno di merda e dell’inizio di un altr’anno di merda.
Ci sono motivi di gioia anche tra le brutture e gli orrori. Non hanno bisogno di festeggiamenti o sanzioni ufficiali.

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6 risposte a L’anno malvagio

  1. anonimo ha detto:

    Sergio, buon anno a tutta la ghenga! :-)

    andrea barbieri

  2. pistorius ha detto:

    La malvagità è la nostra Ombra, junghianamente parlando: l’abbiamo tutti, e dobbiamo portarcela, sviscerarla, per renderla armonica con il nostro Sè. Chi fa il santo è posseduto dalla propria ombra. Ma in effetti in questi tempi sono poche le persone che si prefiggono alti ideali in modo pubblico – e dico nei fatti non nei talk show.
    E pare che l’Ombra si sia sostituita al Sè e ne vada fiera.
    Lorenz
    ps Buon anno lo stesso, cmq, Sergio.

  3. razgul ha detto:

    Andrea e Lorenzo, ricambio gli auguri in tritardo: capodanno è passato da un pezzo e oltretutto l’ho trascorso in modo salutare lontano da ogni genere di computer o connessione internet.

    Speriamo che, oltre alle solite brutture, il 2008 ci porti anche qualche piacevole sorpresa (che so? la morte politica dei teodem…).

  4. militante ha detto:

    ciao raz.. ho letto tutto attentamente e non posso che sottoscrivere ogni cosa che hai detto.. per me da un po’ di tempo a questa parte è il momento della presa di coscienza che la società italiana è marcia nella sua essenza.. per anni ho creduto ingenuamente che una parte politica si prendesse a cuore le sorti dei più sfigati ma la dura realtà è oggi sotto gli occhi di chiunque voglia vedere davvero.. ci si sente impotenti e ci si ritira nel privato, quasi a voler mettere una distanza fisica da certa merda..

  5. razgul ha detto:

    @militante

    “…ci si sente impotenti e ci si ritira nel privato, quasi a voler mettere una distanza fisica da certa merda”. Purtroppo per me è così, in questo momento, e se da una parte sento che mi è igienicamente e tatticamente necessario, dall’altra vivo questa clausura con un sottile senso di colpa.

  6. anonimo ha detto:

    A volte sento in petto una passione devastante che non riesco a difendere perchè non possiedo sufficienti strumenti espressivi. Sono contenta di appurare che esiste ancora qualcuno con un medesimo sentire e adeguate abilità espressive. Ma credo debba prodigarsi per ricompattare qualcosa che si è totalmente dissolto. Se non lo fate voi noi di certo non andremo lontano. Mancano teste che diano corpo a idee, le diffondano, creino coscienze critiche nel popolo.

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