Caro Lorenzo, su buona parte delle questioni politiche che citi nel tuo commento al mio post predìcedente, credo di aver già detto la mia in modo esauriente.

Il problema grosso, certo, è che la destra in questo momento non deve fare altro che cavalcare l’onda emozionale dello spirito collettivo. Mentre i problemi sono complessi e necessariamente richiedono ragionamenti (e soluzioni) complessi.
Le soluzioni vere, reali, al problema della miseria e delle baraccopoli (ché di questo bisognerebbe parlare, anziché parlare di Rom e campi nomadi: ma forse resiste in noi ancora una vaga reminiscenza delle letture di Dickens e Hugo che ci farebbe vergognare di noi stessi se dovessimo chiamare le cose con il loro vero nome) nessuno le ha in tasca: possono essere trovate solo se si affrontano i problemi con serietà e impegno a partire dalle istituzioni (che sennò non si capisce a cosa servono), e tenendo ben presente due cose: 1) che le soluzioni hanno un costo; 2) che sono soldi ben spesi.
Purtroppo, a quanto pare, alla maggior parte dell’opinione pubblica appare intollerabile che anche solo le briciole dei soldi dei contribuenti vengano impiegate per alleviare l’intollerabile indigenza di questa gente poverissima. Mentre quasi nessuno fa una piega di fronte agli abnormi abusi finanziari legalizzati a tutto vantaggio – chessò – della Chiesa cattolica. Da questa mistura invereconda di ottusità e doppiopesismo l’opinione pubblica non può essere guarita da un agente esterno: è in sé che essa deve trovare un antidoto. Ma mi sembra che non abbia nessuna voglia di cercarlo. Questo è un grosso, grossissimo problema, perché rivela la presenza di una grossa falla di ragionamento e di sentimento nella società italiana.

Quanto ai “gruppi che si sostentano nell’illegalità”: be’, forse questo tipo di ragionamento potremmo farlo a proposito di mafia, camorra, ‘ndrangheta. Massoneria occulta, grandi potentati industriali., non trovi? Piuttosto che applicarlo ingenerosamente a una massa di diseredati che vivono nelle stesse condizioni in cui vivono i baraccati di Korogocho  o delle favelas del terzo Mondo che tanto ci commuovono quando all’oratorio i bravi missionari ce ne parlano con corredo di diapositive.
Il crimine viene perseguito per legge, ma la responsabilità penale è sempre individuale, grazie a dio non viviamo né nell’Urss di Stalin né nella Germania di Hitler.
Molti Rom rubano? È tutto da vedere.
Alcuni Rom rubano? Questo è certo. Come è certo che alcuni italiani rubano. Questa è un’ovvietà.
Ma io mi ostino a credere che sia umanamente molto più bisognoso di aiuto che non di persecuzione chi ruba perché vive in mezzo ai topi, in buche scavate nella terra, circondato fin dalla nascita dalla miseria più nera.
Credo che agire in modo pragmatico non voglia affatto dire fare decreti per le espulsioni collettive: questo a casa mia si chiama agire in modo fascista.
Un modo pragmatico di agire per risolvere un’emergenza che non è democratica ma umanitaria sarebbe, nella mia umilissima opinione, cercare di offrire ai più poveri una vita dignitosa: stabilire in maniera chiara diritti e doveri (ma quando si parla di bambini esistono solo diritti), instaurare un rapporto di conoscenza reciproca con il tessuto sociale circostante, offrire un’opportunità di lavoro agli adulti e l’istruzione ai bambini.
E soprattutto farla finita con la balla dei campi nomadi: i Rom rumeni sono stanziali da cinquecento anni! Sono persone che fuggono dalla miseria nera e da una xenofobia di lunga tradizione. Sono gente come noi, esseri umani, ci sono tra loro come tra noi brave persone, stronzi, canaglie e assassini; la maggior parte chiede solo un lavoro, un tetto e la possibilità di una vita dignitosa.
Altrimenti dovremmo dedurre che, per qualche misteriosa mutazione genetica o tara ereditaria, sono collettivamente attratti dalla vita abbrutita, dall’immondizia e dalla delinquenza. Vedi bene che questo che questo è il concetto espresso di questi tempi da un campione significativo (e paradossalmente trasversale) dell’opinione pubblica: politici di sinistra e di destra e giornalisti compresi. Inutile dire che lo stesso discorso è stato (e spesso lo è ancora) applicato ai popoli indigeni del Sudamerica dalle élite bianche di origine europea, ai pellerossa sconfitti dai predoni anglosassoni nel Nordamerica, agli aborigeni australiani, ai maori neozelandesi, agli ebrei russi all’epoca dei pogrom zaristi di inizio Novecento (gli ebrei sono forse l’unica entità collettiva che ha avuto la sfiga di vedersi incasellare contemporaneamente al sommo vertice e alla base della piramide del crimine: marmaglia microcriminale da bassifondi e
demoniaca plutocrazia internazionale), finanche probabilmente ai pigmei mbuti da parte dei conquistatori bantu. Porca miseria, funziona sempre.
Se crediamo che sia così, allora dobbiamo avere il coraggio di ammettere che 
le nostre idee poggiano su principi razzisti; con tutto ciò che questo comporta, almeno potenzialmente: pogrom, sterilizzazioni di massa, eugenetica… Nella civilissima Europa qualcosa del genere è già stato fatto: si legga per esempio qui, qui e qui.
Se non crediamo che sia così, allora dobbiamo dedurre che è in atto – in buona o cattiva fede – una enorme sostituzione di fattori, una truffa logica da quattro soldi ma evidentemente efficace, che consiste nel sostituire la causa con l’effetto. E’ grazie a questo trucchetto, credo, che quando – vediamo un bambino rom intento a chiedere l’elemosina o a sguazzare tra i liquami di una favela abitata dalle pantegane e da spaventosi ceppi virali – tuoniamo indignati contro l’abbrutimento morale e l’insensibilità dei suoi genitori (e della sua intera cultura), che come gli orchi delle favole sono cattivi, "non lo mandano a scuola" e lo fanno vivere nel pattume.

Quanto al razzismo, temo purtroppo che sia già montato. Quello che sta succedendo nel mio paese mi indigna e mi addolora. Potrò provare questi sentimenti – dolore, indignazione – senza che mi si accusi di "potermeli permettere" perché ai piani alti dove io abiterei non arriva il fetore dei bassifondi?

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3 risposte a

  1. pistorius ha detto:

    Caro Sergio, grazie per il post, andrò a leggere i tuoi precedenti sul tema.
    Intanto, prima di andare a dormire, ti dico: tutto giusto, okay, sul piano ideale, etico: cose che per me contano molto.
    Ma il problema è il piano politico.

    Mi parli di baraccopoli: non mi sembra si possano paragonare i campi dei rom alle baraccopoli, anche concesso che i rom siano stanziali (ma di certo molti non lo sono, non quelli che ho visto io nell’hinterland milanese, non quelli che venivano nel prato di fianco a casa mia ogni settembre).
    Inoltre i rom non sono italiani, i baraccati di Nairobi sono kenyoti, invece.
    Insomma, in Kenya vige uno stato di polizia, dai racconti di Zanotelli, e tutto fuorchè democratico. Zanotelli è un missionario volontario, noi parliamo di cittadini, cui non si può chiedere la carità per legge.
    Noi siamo in Europa, e per noi la legalità non può essere messa sotto le scarpe perchè “tutti siamo esseri umani”. Prima occorre capire come regolamentare, come assicurare la sicurezza, poi chiedere i soldi, e far capire che è per il bene di tutti.
    Insomma, l’immigrazione in qualche modo va regolata. I CPT ci sono perché non si è ancora proposta un alternativa convincente. Sono da abolire, certo, ma cosa propone la sinistra? L’entrata indiscriminata di chiunque? Io non l’ho ancora capito.
    L’occupazione illegale di suolo pubblico in qualche modo va regolamentata. La microcriminalità palese, come quella di molti rom o di altri gruppi, non può essere accettata né passata facendo finta di nulla perchè abbiamo già la mafia di cui occuparci.
    E poi io non sono d’accordo sul fatto che siamo tutti uguali quando siamo immigrati. Io non conosco bene la storia dei rom, ma ogni popolo ha le sue caratteristiche, a mio parere, e non è vero che la criminalità è distribuita equamente tra ogni gruppo di immigrati, e questo non per motivi genetici, ovviamente, ma di cultura e di situazione sociale.
    Tanto per essere chiaro: io ho conosciuto negli ultimi 10 anni diciamo 30 donne che hanno paura a girare a Milano di sera sole. E hanno paura di uomini est-europei (non solo rumeni), magari perchè sono state seguite, anche di giorno, e molestate verbalmente almeno, da individui degli stessi gruppi: non ne ho ancora conosciuta nessuna invece lamentarsi di aver paura di africani dell’africa sudsahariana o di sudamericani. Giusto per fare esempi. Queste cose le sanno tutti, meglio dirle, e se poi ci dan del razzista, pazienza, ma la sinistra deve guardare bene in faccia la realtà prima di pararsi dietro discorsi ideali.
    La sinistra ha il dovere di esporsi e trovare le sue risposte su questo, chiare anche se pù complesse della destra.
    I discorsi idealisti alimentano l’insicurezza e rendono la sinistra perdente. I discorsi pragmatici servono a tutti.
    E l’immigrazione è uno dei motivi per cui a mio parere la sinistra occidentale è in crisi: non sa dare risposte chiare, elude il problema limitandosi a dire, come dici anche tu: “cercare di offrire ai più poveri una vita dignitosa: stabilire in maniera chiara diritti e doveri (ma quando si parla di bambini esistono solo diritti), instaurare un rapporto di conoscenza reciproca con il tessuto sociale circostante, offrire un’opportunità di lavoro agli adulti e l’istruzione ai bambini.”
    Tutto giusto ma non basta.
    Le espulsioni non sono la soluzione pragmatica migliore? Va bene, però se c’è una legge che lo prevede, è giusto farle, e poi si cambi legge, o si cambi subito, se si riesce, ma in nome di che cosa?
    Le risposte non vengono e quindi la sinistra non viene… neanche sessualmente, in effetti. ;-))
    Lorenz
    PS non voti più PRC? Non voti più del tutto e ti sei rotto dei partiti?
    Vieni a vedere il movimento radicalsocialista, magari troviamo il modo, in piccolo, per lavorare per una nuova sinistra.
    http://www.radicalsocialismo.it

  2. razgul ha detto:

    [Caro Lorenz, ti rispondo in parte qui e in parte con un nuovo post.]

    …Tutto giusto, okay, sul piano ideale, etico: cose che per me contano molto.
    Ma il problema è il piano politico.

    A costo di passare per ingenuo: per me, dentro di me, piano etico e piano politico si fondono inestricabilmente, tanto che non saprei dire dove finisce l’uno e incomincia l’altro. Addirittura a volte mi sembra di non riuscire a capire dove stia la differenza tra l’uno e l’altro.

    Mi parli di baraccopoli: non mi sembra si possano paragonare i campi dei rom alle baraccopoli, anche concesso che i rom siano stanziali (ma di certo molti non lo sono, non quelli che ho visto io nell’hinterland milanese, non quelli che venivano nel prato di fianco a casa mia ogni settembre). Inoltre i rom non sono italiani, i baraccati di Nairobi sono kenyoti, invece. Insomma, in Kenya vige uno stato di polizia, dai racconti di Zanotelli, e tutto fuorchè democratico.

    Che l’Italia non sia il Kenya lo so anch’io, non è questo: non ho detto che Tor di Quinto è l’esatta copia di Korogocho, ma che Tor di Quinto è la via italiana alle favelas. Di questo sono convinto. Altrove in Rete in questi giorni si è questionato – a mio avviso anche troppo, e gratuitamente – sull’importanza semantica e sull’uso strumentale dei termini “rumeno” e “romeno”. Io penso che siano altri i trabocchetti linguistici cui prestare attenzione: per esempio, appunto, la coppia “campo nomadi”/“baraccopoli”. Magari sbaglio, ma mi pare che “campo nomadi” serva a creare artificialmente una differenza di civiltà fittizia, a mantenere intatta nella percezione collettiva la presunta abissale distanza culturale che separa noi e loro: dopotutto, lo scontro di civiltà tra nomadi e sedentari risale alla preistoria, all’invenzione dell’agricoltura, parte dal clash of civilisations tra società di cacciatori/raccoglitori e società agricole sedentarie di coltivatori, passa per la feroce guerra millenaria tra tribù nomadi barbariche e culture stanziali, romani contro germani, pastori contro contadini, Genghiz Khan contro i cinesi ecc. ecc. Un sacco di alibi ci vengono in soccorso, quando diciamo “campo nomadi”.
    Se dicessimo invece baraccopoli, favelas, be’, accidenti, non si tratta più dello scontro tra nomadi e agricoltori, ma della sempiterna, familiarissima e scandalosa presenza della miseria intorno al giardinetto del benessere.
    Le baraccopoli sono una realtà anche nostra: esistevano un tempo a Milano, per esempio all’Ortica, esistevano a Roma (vedi Accattone di PPP); sono sparite per un po’, sostituite nella seconda metà del XX secolo, all’epoca dell’altra grande ondata migratoria (interna, ma relativamente: in fondo anche tra “terroni” e “polentoni”, volendo, si può individuare una differenza di tipo para-nazionale), dai quartieri dormitorio e dai condomini-alveari di stile sovietico; ora tornano in auge.
    Quanto alla distinzione di appartenenza nazionale, siamo sicuri che se fossero italiani l’atteggiamento dell’opinione pubblica sarebbe diverso? Pensa alla Londra proletaria dell’epoca della rivoluzione industriale: il “lumpenproletariat” era certamente di nazionalità britannica come i borghesi abitatori degli strati civili: siamo sicuri che la “distanza” percepita tra le due classi fosse meno intensa di quella che oggi si basa sulle differenze di provenienza nazionale?
    Il dire “be’, però sono stranieri” non è anche un po’ un alibi per non pronunciare il termine-tabù “loro sono di un’altra classe sociale, sono il (nuovo) sottoproletariato”?

    Zanotelli è un missionario volontario, noi parliamo di cittadini, cui non si può chiedere la carità per legge.

    Che c’entra Zanotelli? Io dicevo nel mio post che le istituzioni dovrebbero affrontare seriamente il problema per far stare meglio tutta la società. Non parlo mica di carità per legge.

    Noi siamo in Europa, e per noi la legalità non può essere messa sotto le scarpe perchè “tutti siamo esseri umani”. Prima occorre capire come regolamentare, come assicurare la sicurezza, poi chiedere i soldi, e far capire che è per il bene di tutti. Insomma, l’immigrazione in qualche modo va regolata. I CPT ci sono perché non si è ancora proposta un alternativa convincente. Sono da abolire, certo, ma cosa propone la sinistra? L’entrata indiscriminata di chiunque? Io non l’ho ancora capito.
    L’occupazione illegale di suolo pubblico in qualche modo va regolamentata. La microcriminalità palese, come quella di molti rom o di altri gruppi, non può essere accettata né passata facendo finta di nulla perchè abbiamo già la mafia di cui occuparci.

    L’occupazione illegale di suolo pubblico da sanzionare per me è quella della pubblicità, che sta ormai invadendo ogni spazio fisico e simbolico della polis. Occupare un quadrato di terra o un buco di culo fatiscente perché non si ha un tetto per dormire: che altro dovrebbero fare? Autoeliminarsi con tutte le loro famiglie? Dire “va bene, vedo che non c’è posto per me da nessuna parte, abbattetemi pure”?…
    I CPT in questo caso c’entrano poco. Comunque è certo che vanno chiusi, dato che violano le più elementari regole di civiltà. Non si può detenere (e seviziare) uno che non ha commesso alcun reato penale: se poi si stabilisce che l’ingresso illegale in una nazione è un crimine penalmente perseguibile, be’, lasciami dire che qualsiasi atto volto a rovesciare uno stato che promulghi simili leggi è un atto morale.
    Detto questo, non mi pare che i CPT servano a fermare “l’entrata indiscriminata di chiunque”.
    Poi a me tutto questo insistere sulla legalità fa un po’ schifo. Proprio in Italia, poi, ci si riempie tutti quanti la bocca – da Cofferati all’ultimo commercialista di Paderno Dugnano – di questa parola, quando poi si sa che lo stato è in mano a gente come Tronchetti Provera e a rischiare due anni di carcere sono i senegalesi che vendono per strada le finte borse di D&G… Ma per piacere.
    E anche la lapidazione dell’adultera nell’episodio evangelico era legale.

    E poi io non sono d’accordo sul fatto che siamo tutti uguali quando siamo immigrati. Io non conosco bene la storia dei rom, ma ogni popolo ha le sue caratteristiche, a mio parere, e non è vero che la criminalità è distribuita equamente tra ogni gruppo di immigrati, e questo non per motivi genetici, ovviamente, ma di cultura e di situazione sociale.
    Tanto per essere chiaro: io ho conosciuto negli ultimi 10 anni diciamo 30 donne che hanno paura a girare a Milano di sera sole. E hanno paura di uomini est-europei (non solo rumeni), magari perchè sono state seguite, anche di giorno, e molestate verbalmente almeno, da individui degli stessi gruppi: non ne ho ancora conosciuta nessuna invece lamentarsi di aver paura di africani dell’africa sudsahariana o di sudamericani. Giusto per fare esempi. Queste cose le sanno tutti, meglio dirle, e se poi ci dan del razzista, pazienza, ma la sinistra deve guardare bene in faccia la realtà prima di pararsi dietro discorsi ideali.
    La sinistra ha il dovere di esporsi e trovare le sue risposte su questo, chiare anche se pù complesse della destra.

    I crimini vanno perseguiti. Ma sono cose talmente ovvie che non perdo tempo a risponderti. Dico solo – ed è davvero l’unica ovvietà che menziono qui – che se il tasso di criminalità dipende dalla situazione sociale difficile e dalla persistenza in una situazione di degrado culturale (del resto mai nessuno credo a parte qualche pio cattolico scrittore di sussidiari per bambini ha mai negato l’abbrutimento anche morale derivante dalla povertà), detto tasso di criminalità presumibilmente decrescerebbe intervenendo a migliorare le basi materiali e intellettuali della vita.
    Poi il discorso delle molestie e delle violenze sulle donne è molto lungo; temo che – statistiche alla mano – le donne dovrebbero aver paura dei maschi a prescindere dalla lingua parlata o dal paese d’origine.

    I discorsi idealisti alimentano l’insicurezza e rendono la sinistra perdente. I discorsi pragmatici servono a tutti.

    Cosa sono i discorsi idealisti e cosa quelli pragmatici? Per me esistono solo discorsi che si basano su idee giuste o idee sbagliate.

    Le espulsioni non sono la soluzione pragmatica migliore? Va bene, però se c’è una legge che lo prevede, è giusto farle, e poi si cambi legge, o si cambi subito, se si riesce, ma in nome di che cosa?

    Per me le espulsioni collettive sono un atto immorale, una forma di violenza inaccettabile e un colpo forse fatale vibrato alle radici stesse della democrazia.
    Quando è in corso un’emergenza, e l’urgenza impone di agire subito, non ci si può permettere di perdere tempo a ragionare sul dopo: bisogna agire subito e salvare il salvabile.
    Altrimenti – permettimi il paragone volutamente eccessivo – si rischia di fare come fecero i diplomatici statunitensi e britannici che nel 1943 si incontrarono alle Bermuda per discutere come fare a salvare gli ebrei d’Europa dallo sterminio. La discussione si arenò proprio sulle questioni pragmatiche: i tedeschi avrebbero richisto in cambio un prezzo esorbitante, era difficile organizzare ui trasporti e soprattutto nessuno voleva prenderseli in casa, ‘sti ebrei. Risultato: non se ne fece nulla e il problema, purtroppo, si risolse da sé nella maniera più tragica.

  3. pistorius ha detto:

    Brevemente, se riesco,
    1.l’etica qualcuno non la vuole mischiare alla politica e ricorda che il fascismo voleva lo stato etico. Io non la penso così, tutt’altro, però dico che un’etica si può tradurre in più soluzioni politiche, perchè occorre ragionare su vari livelli spaziali (locale, internazionale) e temporali (breve e lungo termine).
    2. la legalità per me è ineludibile, e credo che noi di sinistra dovremmo evitare di schifarci a tirarla in ballo.
    La legalità prevede il grande rispetto delle leggi, ovvero il cambiarle se sono ingiuste, l’obiettare se son contro coscienza. Non si deve essere flessibili, su questo, si può essere flessibili su come risolvere situazioni locali, cercando una soluzione concordata prima della repressione, ed è per questo che Cofferati è stato scaricato anche da Flores d’Arcais, quando, prima di tutti, 2 anni fa, faceva la lotta ai lavavetri e ai centri sociali: non si è dimostrato capace di dialogare, né di essere flessibile, ha svelato un piglio autoritario all’insegna del: “la legge dice questo, occorre fare subito”, punto, anche quando le conseguenze sociali erano prevedibilmente peggiori delle questioni da risolvere.
    3. I CPT sono un’eccezione alla legalità e al diritto internazionale, lo so, e non penso né ho scritto che possono disincentivare l’immigrazione indiscriminata. Dico solo che chi propone di abolirli, deve anche dire come regolamentare il flusso migratorio e come comportarsi con gli illegali: io aspetto soluzioni di sinistra da sostenere.
    4. Sugli ebrei, interessante, non sapevo, comunque, come saprai, non amo tirare in ballo spesso la Shoah, come si può fare per ebrei e rom, da lì ad avere un occhio di riguardo per questi popoli il passo è breve, e infatti Israele ora fa il cazzo che gli pare (i rom invece son rimasti sfigati come prima).
    Lorenz

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