Quando lo scontento e la rabbia mi tormentano, Marco Aurelio viene sempre in mio soccorso. "Finché vivi, finché ti è possibile, diventa buono." (Pensieri, IV, 17)
Ma per riuscirci devo combattere contro i miei mali e strappare via da me le radici perennemente in germinazione dei miei due vizi radicali: la renitenza a una vita sobria e rigorosa, che è il mio male contro me stesso; e la tendenza alla misantropia, che è il mio male contro l’altro.

*

Il ministro dell’interno: dobbiamo fascistizzarci un poco per evitare che il paese – la polis – vada incontro a “una svolta reazionaria e fascista”.

Ma la svolta è già in atto.

Il pogrom al campo nomadi di Opera, i normali cittadini del pavese che sdraiati per terra a bloccare la carovana dei miserabili invocano le camere a gas, il travolgente bisogno gregario di delegare tutto a un padrone, la paranoia montante dello zingaro e del fisco che sibila dietro ogni imposta quando viene il buio e resta solo la tele o l’abbonamento a sky, tra le case sperdute nella braida dei paesi lombardi tra carrozzerie, prati pisciosi e centri commerciali oppure nei villini blindati, masse oceaniche di milioni di fanatici religiosi omofobici in delirio a Roma, i rosari contro le moschee, voglio fare la velina.

*

Andare in piazza e urlare vaffanculo ai parlamentari della “casta” non serve a un cazzo, fa solo il gioco di chi manovra dietro le quinte.

Chi comanda di solito non siede nemmeno in parlamento. Quelli che siedono in parlamento amministrano poteri di piccolo cabotaggio o sono solo ingranaggi di un meccanismo molto più grande; mediamente parassiti, sbocconcellano ciò che resta – ben poco – dell’autorità che la penosa agonia dell’istituzione democratica lascia ancora a loro disposizione. Se l’intero sistema così come si è configurato non viene spazzato via, anche quando si riuscisse a “mandarli tutti a casa a calci nel culo” altri uguali o ancora peggiori ne prenderebbero subito il posto.

Ma in fondo chi oggi vuole mandare affanculo la casta politica italiana si dà all’impegno e alla partecipazione solo per ottenere di poterlo evitare in futuro. Non vuole la fine del sistema ma il suo perfezionamento.

Invece la polis ha bisogno di una rigenerazione totale: va rovesciata dalle fondamenta e ricostruita da capo.  Nelle condizioni attuali di profonda estenuazione culturale ed estesa decadenza morale tutto ciò mi sembra purtroppo impossibile (anche non bisogna mai dare nulla per scontato). Esperienze più o meno recenti insegnano che le rivoluzioni dell’ethos collettivo, le rigenerazioni, si innescano in concomitanza con grosse e terribili crisi (e nemmeno in questo caso è certo che non possano abortire, anzi), ma io non sono così cinico e fatuo da abbracciare questa prospettiva con entusiasmo.

V per Vendetta (il fumetto) è un inno alla grandezza dell’idea anarchica, ingenuo nel suo ottimismo di fondo ma struggente. Mi dà fastidio vederlo citato e sprecato per quel branco di patetici onorevoli funzionari della liquidazione democratica.

A proposito: "Vaffanculo a chi?"

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2 risposte a

  1. ArabianPhoenix ha detto:

    Che Grillo venga strumentalizzato è innegabile. Ma non per questo quello che propone sia ingiusto. Anzi… Adesso non si può scendere in piazza per urlare ciò che è ingiusto perchè c’è chi strumentalizza? Allora tutti a casa no? Non si fa niente no? Ma io mi domando… non fare niente equivale a fare qualcosa? Mah. Stare in casa seduti con le mani in mano e lamentarsi continuamente… equivale a provare a dire la nostra. Ah ok non serve a niente. Ma serve ancora meno… non fare niente. Siamo uno strumento. Ma non fare niente… è peggio. Quello che scrivi è giusto. Ma, sbagliando forse, ritengo giusto anche che persone semplici e stufe abbiano voglia di urlare il loro dissenso, anche se non serve a nulla. Stufe di lamentarsi e basta.

  2. razgul ha detto:

    Ma vedi, la mia impressione è che molte delle persone (non tutte) che si “mobiliteranno” oggi per il V-day siano proprio quelle che di solito “stanno a casa a lamentarsi”. Certo posso sbagliarmi, così come posso sbagliarmi quando ravviso in questo tipo di iniziative uno spirito non tanto qualunquistico, quanto piuttosto “semplificatorio”. Però questo è ciò che percepisco.
    La realtà è complessa, ogni semplificazione è nociva.

    Quanto a me, tanto per fare un po’ di autobiografismo, i miei vaffanculo qualche anno fa li ho urlati eccome, oltretutto anche se allora mi trovavo a Genova stranamente Beppe Grillo non c’era.
    Malgrado tutto mi ostino a pensare che quello fu un tentativo – imperfetto e semisepolto sotto una ridda di luoghi comuni e semplificazioni quanto si vuole – di affrontare la complessità del reale con proposte nuove e radicalmente altre. Che poi il tentativo sia abortito, è un altro discorso; idealmente, mi sento ancora legato a quell’esperienza e vicino a quell’impostazione.

    Non è il fatto di scendere in piazza a protestare, che mi insospettisce (figuriamoci!), ma il tono e il contenuto potenzialmente reazionari di questa specifica protesta. Sono convinto che essa abbia dalla sua anche diverse ragioni condivisibili, ma – questo è il punto – non mi bastano. E a questa sensazione di insufficienza devo aggiungere le cose che non mi piacciono e mi disturbano.

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