La miseria è un reato

Ebbene sì, i lavavetri fiorentini devono essere di un’altra genia, rispetto a quelli di Milano. È questa la conclusione cui sono giunto leggendo i giornali e ascoltando le interviste alla radio in questi giorni. Mi riferisco ovviamente alla controversa ordinanza emessa dalla giunta fiorentina di centrosinistra per reprimere e contrastare la piaga del lavaggio abusivo dei parabrezza ai semafori del capoluogo toscano.

Stando a quel che scrivono i giornali, i lavavetri fiorentini sarebbero aggressivi, e non semplicemente molesti, nei confronti degli automobilisti. Da qui, da questo comportamento “eccezionale”, la necessità di misure “eccezionali” che – se procurano qualche mal di pancia a noi quattro stronzi no-global pacifinti e amici dei terroristi – sembrano piacere a tutti gli altri, che siano semplici cittadini o amministratori locali: il sito di Repubblica ha lanciato un sondaggio tra i suoi democratici lettori. Risultato: l’86% è d’accordo (qua); la ahimè sindaca della mia ahimè città si dice pronta a seguire l’esempio di Firenze. Saranno felici i teorici dell’ecumenismo destra-sinistra, quelli che “di fronte ai problemi sociali devono saltare gli steccati ideologici”. Io personalmente ho l’impressione che siano gli ex compagni ad aver saltato lo steccato da sinistra a destra.

Penso ai lavavetri di cui faccio giornalmente esperienza a Milano, quelli che incontro andando al lavoro: un vecchio zoppo, un giovane senza una gamba e una vecchia con tutte e due le gambe in funzione ma dall’aspetto piuttosto pericolante. Capita che, allontanandosi dal mio finestrino chiuso, bofonchino tra sé e sé qualcosa di incomprensibile che con tutta probabilità è un vaffanculo: ma niente di più. Per il momento non sono ancora stato aggredito né dal giovane monco con la sua stampella né dal vecchio zoppo.
Perciò concludo che, imperscrutabilmente, a Firenze si sono radunati dei lavavetri facinorosi e pericolosi.
Poi, alla radio, ascolto alcune interviste agli automobilisti fiorentini. Una ragazza, entusiasta del provvedimento della giunta, spiega in cosa consiste l’atteggiamento aggressivo dei lavavetri: “Ti chiedono addirittura UN EURO” (giuro che è vera).

I “lavavetri” fiorentini e non: meno ipocrisia, chiamiamoli con il loro vero nome. Sono zingari. L’affare fiorentino non va cioè considerato come un evento separato, bensì inserito in contesto più ampio: l’“emergenza nomadi”, per usare le espressioni tipiche dei nostri mass media.
Si sa che separare i fatti e cancellare le relazioni è un ottimo modo per distorcere a proprio piacimento la verità.

L’emergenza nomadi meriterebbe più che un semplice discorso a parte, qui lo cito soltanto. Vicende singolari come quelle di Firenze (o Pavia, oppure ancora Opera) mi sembrano tutte in un modo o nell’altro coaguli di una crescente germinazione xenofoba collettiva. Un brivido d’entusiasmo che attraversa l’opinione pubblica e sembra dire “ finalmente c’è qualcuno coi coglioni che affronta la piaga dei miserabili e dei pezzenti che minacciano le nostre città e le nostre vite”.
È una cosa su cui sto riflettendo molto, da qualche tempo; mi riprometto di tornarci sopra. 

In mezzo a tutto questo, un giornalista di Repubblica si è finto lavavetri a Milano: qui la sua esperienza: “Mi sposto in seconda fila, e appena mi avvicino, vedo una signora che indica dietro il cane con le zampe sul vetro. L’animale abbaia furioso. ‘Se tocchi la macchina apro il finestrino’”.

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4 risposte a

  1. anonimo ha detto:

    Io li vedo tutti i giorni i lavavetri fiorentini… ce ne sono di simpatici e meno simpatici, ma di aggressivi ne ho visti davvero pochi…

  2. anonimo ha detto:

    è il solito bisogno, sergio, di avere un nuovo qualcuno contro cui digrignare i denti.
    c’è sempre questo dannato bisogno: la gente non ha il coraggio di guardarsi allo specchio, di sputarci sopra anche (se fatto nella giusta misuira ogni tanto a qualcuno farebbe anche bene) e allora guarda al finestrino. FInge indifferenza per un po’,poi arriva il coglione di turno che per sputare contro usa il cane e poi arrivano i cani che usano il collettivo, il gregge per farsi forza nell’usare la forza.

    non credi,raz?

    ta soeur invisible

  3. razgul ha detto:

    E’ così, ma soeur, è come dici. Sintesi perfetta.

  4. sermau ha detto:

    che bella italia…viene da chiedere una calata dei barbari per raderci al suolo….

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