Dunque, la domenica è di per sé un giorno del cazzo, se poi ci si alza con l’ennesimo mal di testa, l’ennesima crisi allergica e un mucchio di lavoro urgente da fare, chiaramente vien voglia di azzerare il sistema di calcolo e scansione del tempo. Per esempio, perché non riformare il computo dei giorni e introdurre le seimane – quattro giorni lavorativi e due di riposo? Resterebbero esclusi ed eliminati per sempre i dì di festa comandati, il che non mi dispiacerebbe affatto (e che i monoteismi si fottano)…

Ultimamente poco di quello che penso e scrivo finisce sul blog. In parte è per la totale mancanza di tempo di cui soffro in questo periodo, in parte perché si tratterebbe di cose o troppo specialistiche (e magari anche "noiose" o più semplicemente inadatte alla forma-blog, nel qual caso finiscono piuttosto nella mia "casa più grande") o troppo intime.

Le cose intime, del resto, non capisco a chi debbano interessare, a parte me. Ma per quelle ho già i miei diari-quaderni personali, che esistono perché li possa leggere solo io.
Anche sapere che si viene letti dai propri famigliari costituisce un grosso freno inibitorio. Provvidenziale, aggiungo. Così si argina il proprio vergognoso istinto d’esibizione.

Da tempo ormai mi sto inoltrando nelle regioni più interne e silenziose del deserto. Provo un impulso sempre più irresistibile a fare estrema economia delle parole: il loro spreco è un vizio che ho sempre detestato e combattuto in me.
Forse anche per questo il blog langue: in fondo, la forma più comune di scrittura da blog (non l’unica) è la diarrea verbale gratuita.
Stamattina, anche complice il mal di testa che mi impedisce di lavorare, con queste righe faccio un piccolo strappo alla regola del silenzio. Ciò di cui tra poco non mancherò di pentirmi, infliggendomi per punizione un altra dose di mal di testa.

Sento con forza che ogni singola parola dovrebbe essere pronunciata solo sulla spinta di una necessità assoluta.
Se una parola non è necessaria, conviene tacere.
L’igiene della parola non è meno importante di quella corporea.

Ma forse è solo che sto trattenendo il fiato prima del canto (o del grido, vedremo).

Наконец, я безумно хочу вернуться в Россию.

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8 risposte a

  1. tereso ha detto:

    piacerebbe molto anche a me fare entrambe le cose: vernut’sja v Rossiju, e capire qual’è la parola esatta e necessaria per ogni cosa. Non necessariamente in quest’ordine.

  2. razgul ha detto:

    Ma forse il problema non sta tanto nel capire quali siano le parole esatte e necessarie (credo che in noi al fondo ci sia già questa consapevolezza, o perlomeno che si possa riuscire con un po’ di exercitium a conquistarla), quanto nell’imparare a usare solo quelle.

  3. ArabianPhoenix ha detto:

    Ebbi anche io questa dissenteria involontaria a causa degli effetti “fiume” che a volte regala la scrittura incontrollata. Ma ho sempre avuto qualche freno. Quando lo tolgo è perchè scoppio a causa di cose che proprio non tollero. E ho bisogno di urlare. Esprimo fortemente il mio dissenso. In quanto all’abuso delle parole… non posso che essere completamente d’accordo. Fortunatamente ci sono periodi nella vita in cui il silenzio apparentemente imposto si muta in una manna che permette di riflettere su tutti gli abusi, oltre che servire per analisi o autoanalisi spontanee. E si apprezza il tacere oltre i limiti imposti da una società in cui il chiacchiericcio è una spiacevole “regola” imposta dalla superficialità imperante. E chi ha voglia di starsene zitto… inevitabilente si sente a disagio. OVUNQUE. (sorvolo sul cazzeggio, ci sarebbe un discorso a parte da fare) Per quanto riguarda il blog a me ha aiutato molto. C’è purtroppo stato un tempo in cui ero completamente chiusa a riccio e non riuscivo ad esprimermi, completamente bloccata con la scrittura (e la parola, ma quella necessaria, non quella abusata), i mieri rapporti con le persone… A causa di motivi personalissimi non riuscivo più a comunicare in generale. Timidezza, insicurezza, traumi, chiamiamoli come ci pare; un po’ per troppa rabbia e dolore (paradosso). Il blog è stata una sorta di terapia… cercare di “nascere” in nuove “maniere” anche se non avevo spiegazioni o consapevolezze riguardo la direzione che stavo prendendo in generale. Francamente non mi ha mai particolarmente interessato chi leggesse (nessuno me ne voglia), l’importante per me era avere una “voce”. Una voce diretta che avevo perso e che mano a mano grazie alla scrittura “allo scoperto” stavo ritrovando. Egoistico… sì. Ora anche se scrivo poco, anche se scrivo non sempre cose piacevoli, anche se decido di starmene mesi “zitta” non aggiurnando il blog con molta tranquillità, o magari mi rovescio… la cosa che più mi interessa è la libertà d’espressione dello scrivere. Sì, scrivere è pericoloso è vero. perchè si arriva in fondo. Ma proprio in fondo. Ma non c’è sensazione migliore a mio avviso. Perchè quello che ha bisogno di uscire…. esce. Gettarsi spontaneamente senza spiegare o giustificare, senza forzarmi nelle ricerche, nelle letture di altri spazi (per educazione o “blogghistico (!!) scambio forzato”)… stando attenta rigorosamente agli abusi di cui sopra… attenzione che mi è stata regalata proprio dal periodo in cui me ne stavo chiusa a riccio (servito anche quello no?) cosa che faccio anche ora ma non più “patologicamente”…. ma molto serenamente.

    Ah, altra cosa. Molti accusano il silenzio. Sì sono proprio in molti. Lo accusano di “vigliacchiera”.

    Accusare il silenzio di vigliacchieria…. è da vigliacchi. Perchè affrontare il silenzio e ogni sua voce paradossale è un’impresa titanica. Fa paura. Crea solitune e isolamento e l’uomo ha paura della solitudine che invece puà essere una buona compagna. Poi per contraddizione il silenzio risveglia le “proprie voci. E quelle voci spesso non sono piacevoli da ascoltare. Dicono la verità su noi stessi e su quello che “vediamo”. E sono in molti a non volerle sentire quella verità…. e allora non si trova di meglio da fare che mettere sul banco degli imputati il silenzio. Quando invece sul banco degli imputati dovremmo starci noi a causa della nostra cecità.

    Raz… ho abusato? Spero proprio di no. :)

  4. ArabianPhoenix ha detto:

    Raz… scusa i refusi, sono parecchi ma non ho riletto chiedo venia. Ops ;)

  5. razgul ha detto:

    No, non hai abusato, ci mancherebbe, anzi…

    Capisco bene anche le potenzialità positive e benefiche del blog, sia chiaro che ciò che dico – il pericolo, temo, è che a volte i miei sembrino giudizi tranchants e generalizzazioni – vale per me, per la mia esperienza, e non mi permetterei mai di trarne una regola generale. La libertà totale di fare del proprio blog ciò che si vuole è il presupposto fondamentale; però devo anche sentirmi libero di criticarne l’uso depotenziato che tante volte se ne fa (un po’ come avere in mano un basso alembic e suonarci solo smoke on the water!). Va da sé che, in questi ormai quattr’anni e passa di frequentazione dei blog, di parole forti e necessarie ne ho incontrate…

    Per quanto riguarda l’obbligo sociale del chiacchiericcio, guarda, lascia perdere…

    E comunque mi piace la tua foga (:

  6. ArabianPhoenix ha detto:

    :)

  7. militante ha detto:

    nella vita di tutti i giorni sono un tipo molto taciturno. preferisco ascoltare piuttosto che parlare ma forse è un retaggio delle insicurezze ereditate dal passato. con le parole sono parco, preferisco tacere piuttosto che rischiare di dire stronzate. invece dell’esibizionismo bloggheristico potrei dire qualcosa..

  8. anonimo ha detto:

    empatia.

    ta soeur

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