Le mie riflessioni sulla figura di Cristo – che come è ovvio restano assolutamente personali anche quando mi sembra di cogliere una verità oggettiva (usciamo una buona volta dal vicolo cieco del relativismo contro "assolutismo") – nascono dalla mia esigenza di confrontarmi con il Nuovo Testamento senza filtri interpretativi (o meglio, cercando di fare piazza pulita di tutti i filtri interpretativi acquisiti con l’educazione cattolica), diciamo così, facendo epoché e accostandomi al libro con occhi vergini.

Spiegare dove io vedo le contraddizioni di Cristo ecc. sarebbe troppo lungo e complicato, qui in poche righe, anche se non escludo di affrontare il tema più "in grande", prossimamente, magari nell’altro posto più importante dove scrivo.

Il fatto che in me questa lettura "vergine" del NT stia producendo un’impressione fortissima, a differenza di tutti gli anni della mia fanciullezza cattolica e oratoriana, vorrà pur dire qualcosa. Perché un tempo, da cristiano, sostanzialmente Cristo mi faceva l’impressione dell’eroe buono, tutto d’un pezzo, necessariamente inimitabile (perché semidio) e noiosamente prevedibile, mentre adesso, da ateo e con tutto il disprezzo che porto per la macchina  di potere denominata Chiesa, la figura di Cristo mi sconvolge e mi tocca profondamente?

Io questa cosa non me la so spiegare se non con la mummificazione di Cristo da parte della religione costituita. La sua riduzione a santino, a figura bidimensionale: questa "riduzione della complessità" e mitificazione – attuata quasi immediatamente dopo la sua morte, come evinco dalla lettura degli Atti degli Apostoli e delle Lettere di Paolo – hanno depotenziato la figura e la parola di Cristo, le hanno snaturate, denaturate, rese inoffensive e docili alla ri-fondazione del Sacro Autoritario.

Un procedimento analogo lo si ritrova messo in atto dopo la morte di Francesco d’Assisi, il santo forse più popolare e amato da cattolici e laici, la figura che tutti quanti invariabilmente adducono nelle discussioni pro aut contra Ecclesiam per dimostrare la presenza nella Chiesa di figure talmente eccelse e pure da riuscire a controbilanciare e a “mondare” ogni eventuale difetto morale o errore dell’istituzione ecclesiastica.
Se leggo la Legenda prima, la prima biografia di Francesco (1228) scritta dal francescano Tommaso da Celano (che tra l’altro, essendo entrato nell’ordine dei frati Minori nel 1213, potè conoscere personalmente Francesco), se prendo la “regola” elaborata da Francesco in persona nel 1221 (la cui radicalità, a quanto sembra, scontentò anche una parte dei fratres di Francesco, tanto che non fu mai presentata al pontefice per l’approvazione), deduco una figura profondamente e radicalmente umana, non ancora schiacciata sotto il peso del culto della personalità e della mitificazione. Il Francesco “uomo come noi” non ancora imbalsamato dall’ufficialità della Chiesa si presenta come modello di vita che è possibile imitare e eseguire in toto. Francesco non ha niente di eccezionale, perciò tutti possono seguire il suo esempio e fare come lui.
Poi prendo la Legenda maior, la biografia ufficiale di San Francesco scritta dal “San Paolo” dei francescani, il “padre padrone” dell’Ordine minoritico, San Bonaventura da Bagnoregio (il quale, peraltro, nacque intorno al 1220 ed entrò nell’Ordine presumibilmente tra il 1235 e il 1245; Francesco era morto nel 1226). Ebbene, la figura di Francesco che ne esce è quella di un super-santo, dotato di capacità eccezionali che lo rendono inimitabile e irraggiungibile: in altre parole, nessuno può seguire letteralmente l’esempio del Santo Francesco ufficializzato.
Ora, è facile capire che questa “divinizzazione” di Francesco, questo portarlo al di là dell’umanità per farne un modello irraggiungibile di perfezione, era del tutto funzionale all’evoluzione (involuzione) del movimento francescano: sotto il ministero di Bonaventura, infatti, i Minori rinunciarono alla povertà radicale del loro fondatore, si trasformarono in possessori di ricchezze e possedimenti, e finirono per diventare docili strumenti della propaganda pontificia e zelanti inquisitori.

Per questo, tornando al discorso, mi sembra che le contraddizioni e le complessità intrinseche alla figura di Cristo che sono riuscite a salvarsi dal "realismo socialista" paolino e post-paolino gli restituiscano dignità e "spessore".

Infine, l’esegesi neotestamentaria, nonostante gli strali della Chiesa, nel Novecento ha fatto passi da gigante. Ci sono opere serissime di filologi ed esegeti protestanti o laici: se si esce dall’ottusissimo orticello del cattolicesimo, si ha la possibilità di confrontarsi con idee e interpretazioni diverse. Magari spiazzanti, e che potrebbero ingenerare rifiuto e chiusura (come reazione di difesa), perché potenzialmente mettono in discussione molte certezze agiografiche ormai entrate nel Corpus Fidei del Cattolicesimo: ma che fede sarebbe, quella che evita di affrontare la prova della propria messa in questione?

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16 risposte a

  1. DerfelX ha detto:

    beh la fede in quanto fede non deve aver bisogno di prove e dimostrazioni…
    comunque il confronto ci sta sempre bene ed evitarlo è come mettere la testa nella sabbia.
    per continuare coi modi di dire credo che la Chiesa abbia un po’ di coda di paglia nel censurare chi presenta teorie nuove o poco conosciute…
    (in ogni caso l’ anticlericalismo non lo riesco a capire, è innegabile che i vertici della chiesa siano qualcosa di assolutamente ipocrita e negativo, se vogliamo “corrotto”, ma ci sono tanti “ordinati” di larghe vedute e/o seguono l’ esempio di Cristo cercando di portare un po’ di bene nel mondo)

  2. razgul ha detto:

    Non è così semplice. Per dire, anche in Unione Sovietica ai tempi di Stalin c’erano sicuramente, insieme a una marea di canaglie, tanti bravi “funzionari di partito” che in buona fede cercavano di applicare il proprio ideale di giustizia sociale. Ma il monstruum sovietico non ha cessato di macinare morte e oppressione. E ci si potrebbe domandare se per caso anche la buona fede e le buone opere dei bravi “ordinati” non fossero funzionali (e complici) di quell’orrore.
    Ma, al di là dell’esempio alla cazzo, il discorso è davvero molto molto complicato. L’anticlericalismo non esisterebbe, perlomeno nelle forme in cui esiste ora, se il clericalismo (e non parlo solo di quello cattolico) non pretendesse oggidì di recuperare forme e discorsi medioevali, facendo guerra al nemico sbagliato (i valori più alti del laicismo più nobile e di spessore, figlio della Rivoluzione francese, dell’illuminismo e dell’umanesimo) e alleadosi tatticamente con quello che, sì, dovrebbe essere il suo “nemico acerrimo” (l’imperialismo neoliberista, il positivismo ipertecnologico asservito alla merce autoritaria ecc. – in una parola, l’evangelica Mammona).

  3. Rejoice ha detto:

    spero di leggere le tue “riflessioni personali” sulla figura di Cristo nell'”altro posto importante” dove scrivi….(quale?)

    Ciao Luna

  4. razgul ha detto:

    Sul Primo amore (lo trovi in cima alla lista dei miei link), dove è presente una categoria dedicata proprio alle riflessioni sulla religione: si chiama “Il miracolo, il mistero e l’autorità”.

    Ciao,
    Sergio

  5. DerfelX ha detto:

    “i valori più alti del laicismo più nobile e di spessore, figlio della Rivoluzione francese, dell’illuminismo e dell’umanesimo”

    essere figli della rivoluzione francese non lo vedo molto diverso dall’ essere parte della chiesa allora.
    già perchè sebbene ci fossero persone realmente legate a ideali egualitari e di fratellanza la rivoluzione francese si è risolta in un bagno di sangue orchestrato da uomini ambiziosi e dalla tirannide borghese.

  6. razgul ha detto:

    Eh, però non butterei via il bambino con l’acqua sporca. L’Ancien Régime non era il paradiso in terra, tutt’altro. Nonostante tutto ciò che giustamente si può dire di male, dal Terrore all’imperialismo napoleonico, resta il fatto che sanculotti hanno mostrato come fosse possibile tagliare la testa al potere, all’autorità. Cioè hanno dimostrato che è possibile agire sul reale.
    E, come dice il politologo Alain Joxe, “dal 1789, i popoli hanno il diritto di sopprimere la nobiltà”.

  7. pistorius ha detto:

    Allora è ufficiale, sei tornato… ti rimetto nei link.

    a me invece la lettura dei Vangeli più o meno fatta alla tua età (ma che età hai? io penso 28,,,) deluse un pochetto.

    Su San francesco, se lo trovi ancora in commercio, c’è un capolavoro di libro scritto da padre BALDUCCI, edizioni cultura pace.
    lorenz

  8. razgul ha detto:

    Non sono tornato, un realtà. Sono qui solo di passaggio (e sento che potrei richiudere questo posto in qualsiasi momento).

    Quanto all’età pensi male, facendomi un po’ più giovane – in realtà ne ho 33 – spero che non sia perché scrivo cose da bòcia… (-:

    Sulla delusione alla ri-lettura dei Vangeli magari parlerò tra un po’.

    Comunque sia,
    Saludos, Lorenz,
    ben ritrovato

  9. militante ha detto:

    anche a me la voglia di fare il blogger è passata da tempo ma come vedi ogni tanto clicco sui vecchi link (anche da me quasi tutti inattivi). In questo caso mi ha fatto piacere rileggerti..

  10. Uadijt ha detto:

    To tocca xché invecchi.

  11. Rejoice ha detto:

    ..a che punto sei del deserto?
    Ciao Luna

  12. ArabianPhoenix ha detto:

    cristo? Uno strumento. I vangeli? Altri strumenti per innalzare lo “strumento principe”. Di vangeli ce n’erano una marea ai tempi di Costantino. Quei quattro furono scelti per dei motivi più che precisi. Uno di questi era rimarcare la tesi che cristo era un dio in terra; i vangeli apocrifi umanizzavano cristo. I quattro scelti erano per contenuti, perfetti per la sua “salita in cielo” dalla terra come unico e solo dio, erano gli unici che sottolineavano la “divinità” di cristo anche in terra.
    Strumenti per incutere timore reverenziale sulle folle du gente semplice e facilmente influenzabile, desiderosa di speranza, di sicurezza. Sarà semplice. Ma non credo sia semplicistico. Storicamente il potere ecclesiastico ha usato questi strumenti e dire che lo ha fatto in maniera “inopportuna” è un eufemismo. Il potere è sempre stato lo scopo. Se si prendono davvero in esame le scritture con occhio distaccato e obiettivo… non si può parlare di verità storiche. Assolute come la chiesa vorrebbe che fossero. La chiesa richiede che lo siano… e la risposta sulla gente è l’assolutismo punitivo che entra in contraddizione con la stessa idea di salvezza di misericordia nel bene o nel male che cristo presumibilmente predicava.
    La scelta degli scritti da divulgare riguardo la vita di cristo e le sue opere in vita, da parte di Costantino è una dimostrazione dello strumentalizzare le notizie a proprio vantaggio.

    Senza parlare poi del fatto che i 4 vangeli canonici entrano essi stessi in completa contraddizione per cronologia di eventi, e diversità degli eventi stessi, nella loro descrizione e imposta concretezza. Concretezza (inesistente) che viene imposta dagli organi ecclesiastici con il ricatto legato al salvataggio delle anime e al libero arbitrio.

    Se poi penso che il primo vangelo è stato scritto almeno 50 anni dopo la morte di Cristo, c’è molto su cui riflettere. Questo vangelo è quello di Luca. E non si è neanche storicamente sicuri che Luca si chiamasse… Luca.

    Letture affascinanti i vangeli, così come il vecchio testamento. Ma, a mio avviso, restano semplicemente letture affascinanti.

    Un saluto e grazie per l’occasione di confronto. :)

  13. razgul ha detto:

    Infatti la mia è una lettura affascinata!

    Attenzione, sono perfettamente d’accordo (del resto è un fatto assodato tranne che per i devoti cattolici i quali sono ancora alle prese con quell’eretico di Darwin) che i quattro Vangeli siano stati “scelti” dopo un’opera di scrematura basata su precisi principi ideologici.
    Lasciamo perdere come (quanto meno) non verificabile l’obiezione (che mi è stata fatta!!) secondo cui la Provvidenza ha guidato le scelte dei padri conciliari.
    Lasciamo perdere anche i vangeli apocrifi che, per la verità, per quanto possano essere ricchi di immagini e situazioni poetiche, sono ancora più favolistici e inverosimili dei quattro canonici.
    Non possiamo però escludere che, nel muovere le decisioni dei padri conciliari, accanto alle linee guida ideologiche ci possa essere stata anche della sincerità, o un minimo di oculatezza.

    Quanto alla “strumentalità” del canone, sostanzialmente ti do ragione. Del resto, è un discorso che è possibile applicare a molte altre realtà (persino in letteratura) e vale anche – e in primis – per l’Antico Testamento.

    Quanto alle contraddizioni “cronologiche” di cui son pieni i quattro Vangeli, credo che siano le meno “invalidanti”. Semmai sono le contraddizioni dottrinali, che dovrebbero gettare il eme del dubbio in chi li legge. Per esempio il modo in cui cambia radicalmente, da vangelo a vangelo, il concetto di parusìa…

    Quale sia dei quattro il vangelo più vecchio, è questione controversa. Non Luca, almeno secondo le mie nozioni (ma datano ormai a più di una decina di anni fa: magari nel frattempo la filologia e l’archeologia hanno fatto altri passi in avanti). Comunque, stando a quel che so, la priorità di Marco è pressoché indiscussa, allo stato attuale degli studi. Non Luca, quindi, che sembrerebbe dipendere da Marco e da (almeno) due altre “fonti” a noi non pervenute, le cosiddette “Q” e “L” (la cui esistenza è ovviamente solo ipotetica).

    Io nella mia lettura, come ho scritto, sono partito dalla considerazione che – facendo preliminarmente epoché di tutte le incrostazioni dottrinali accumulatesi per duemila anni e utilizzando quel minimo di cognizioni circa i risultati dell’esegesi e della filologia – è forse possibile afferrare una traccia della residua della figura reale di Cristo.

    Naturalmente i nomi dei 4 evangelisti vengono usati dagli studiosi solo per identificare e distinguere i quattro vangeli: nessuno – a parte i cattolici più sempliciotti – attualmente crede più che l’evangelista Matteo sia sicuramente l’apostolo Matteo o Giovanni l’apostolo prediletto (su cui pure ci sarebbero cose interessanti da dire…).

  14. ArabianPhoenix ha detto:

    :)

  15. Rejoice ha detto:

    ..Ma davvero riuscite a “vedere” soltanto questo nella figura di Cristo?

    Ciao Luna

  16. razgul ha detto:

    No. Diciamo che ora io riesco a vedere anche questo. A differenza di tanti cattolici, me compreso in tempi ormai preistorici.

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