A un certo punto ho capito che dovevo attraversare il deserto, se volevo salvarmi e uscire dal deserto. Ora è tanto che cammino, la fine non si vede ancora. E non ci sono tempeste di sabbia dune e oasi impreviste, ci sono strisce pedonali, notiziari di guerra, malattie e maldicenze. E’ un deserto sui generis, trafficato, claustrofobico, in cui se scendi a patti col tuo stato di veglia puoi benissimo stare comodamente. Certo non mancano i serpenti e gli scorpioni – per quanto possa sembrare strano, non strisciano sul ventre, almeno in apparenza, ma camminano ritti come bipedi d’ordinanza. E hanno il veleno nelle dita e sulla lingua.

*

In questo periodo angoscioso, mi capita sempre più spesso di cercare consolazione nei miei padri di parola. In particolare, in questi giorni così densi di preoccupazioni estenuanti, vado continuamente a sfogliare le pagine di Marco Aurelio, che ormai mi accompagnano da più di dieci anni. Mi viene da ridere, quando leggo sui risvolti di copertina o sui libri di storia e filosofia che l’imperatore Marco Aurelio Antonino ebbe fama forse eccessiva di filosofo stoico. Infatti basta leggere i suoi pensieri per capire – è veramente lapalissiano – che Marco Aurelio non fu filosofo del tutto. Egli stesso lo scrive, qua e là, tra le righe, con una sfumatura impercettibile di rimpianto. No, è evidente che i pensieri di quell’antico imperatore non sono un’opera filosofica, ma il dialogo di un’anima con se stessa. Cioè una cosa ben diversa e forse addirittura (lo dico perché vale per me, non come legge universale) più grande e importante. Il fatto che tale soliloquio si apra attraverso i secoli e i millenni al mio sguardo ha qualcosa di miracoloso e profondamente commovente. Quando mi è dato di ascoltare la voce di un’anima,  dovrei forse cercare nelle sue parole la bella frase tornita, l’originalità, la sottigliezza retorica o logica? Sarei un idiota.
Cercherei piuttosto la sincerità e la verità.

*

"Non turbarti, sii semplice. Uno commette una colpa?  E’ contro se stesso che la commette. Ti è capitato qualcosa? Bene; fin dall’inizio tutto ciò che ti capita era stato predestinato e intessuto nella trama della tua vita dalla natura universale. Tutto sommato, la vita è breve: bisogna approfittare del presente, ma con assennatezza e giustizia. Sii sobrio anche quando ti svaghi."
(IV, 26)

"Percorro le tappe fissate dalla natura fino al giorno in cui cadrò e avrò pace, esalando l’ultimo respiro in quest’aria da cui ogni giorno lo traggo, cadendo su questa terra da cui mio padre ha tratto il suo seme vitale, mia madre il suo sangue, la mia nutrice il suo latte; e da cui anch’io ricavo da tanti anni, giorno dopo giorno, alimento e bevanda; quella terra che sopporta il mio passo e gli infiniti usi che ne faccio."
(V, 4)

"La perfezione del carattere consiste in questo: vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, senza agitazione e senza inerzia, senza finzione."
(VII, 69)

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Una risposta a

  1. anonimo ha detto:

    Cammino dentro casa per la febbre, e se scosto la tenda già solo del cortile intern, di bipedi sulle punte ne vedo a mucchi- strisciano anche quando saltano.
    Ma mi accosto alla tua finestra, frère- e vivo ogni ultimo con la gola sobria e l’ubriachezza solo quando rido di risa.
    Già, chi vuol dire che marco aurelio fu filosofo?

    questo ricopio: Quando mi è dato di ascoltare la voce di un’anima, dovrei forse cercare nelle sue parole la bella frase tornita, l’originalità, la sottigliezza retorica o logica? Sarei un idiota.
    Cercherei piuttosto la sincerità e la verità.

    E vado.

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