Una pausa tra i due vuoti

Quattro anni, fa quando in un momento di debolezza ho aperto questo posticino, la guerra in Iraq era cominciata da otto giorni, lavoravo in un altro posto e avevo i capelli molto lunghi.

Oggi, passando di qui, mi è sembrato che in questo mio piccolo, vecchio monolocale fosse troppo pieno di ragnatele e odore di muffa. Allora apro per un attimo porte e finestre, cambio l'aria e faccio entrare un po' di luce.

Allora sono tornato indietro a rileggere le vecchie cose, e ci ho visto molto difetto, molta posa, molta paccottiglia. Accidenti. Per dirne una, tante volte scrivevo proprio male. Ci sono cose che non riscriverei, cose che non scriverei (più) così; ma soprattutto se tornassi indietro non mi lascerei più andare a certi sbrodolii personali tardo-adolescenziali. Però, nel bene e nel male, questo è stato per più di due anni e mezzo il mio taccuino pubblico-privato, il gemello un po' esibizionista dei miei quaderni di carta (quelli che porto sempre con me nel tascapane da più di quindici anni e che tra poco non saprò più dove stoccare…). Sicuramente è stato per questo motivo che non mi sono mai deciso a cancellare tutto.

Poi, a parte uno (peraltro chiuso) che lascio per ragioni che non sto a spiegare, ho cancellato tutti i link ai blog personali. Per la maggior parte erano ormai abbandonati o cancellati. Di alcuni ho scoperto con tristezza che la persona che vi scriveva è morta.
Gli altri, quelli che restano sulla breccia (ma dubito che passeranno di qui, dopo tanto tempo) spero che non se ne abbiano a male e non lo prendano per un gesto di inimicizia o maleducazione. E' che avevo veramente voglia di dare un'imbiancata alle pareti. Sicuramente sbaglio, ma è pur sempre meglio sbagliare seguendo un proprio impulso istintivo.

Che stupidaggine, però, imbiancare una stanza dove non si vuol più abitare. A volte non so proprio cosa mi prende. Anzi, lo so, purtroppo.

Uhm. Dopo tutto questo tempo mi sembra di aver disimparato a usare il blog. Sì, certo, scrivo da un'altra parte, più seria e importante, ma è una cosa molto diversa.
Ora non so, tra due giorni mi verrà voglia di richiudere le imposte e tornarmene nel silenzio.

Intanto ho messo Rameau sullo stereo. Ecco un paio di altre cose (ma ce ne sarebbero molte altre…) che ho scoperto durante questo anno e mezzo di silenzio: Rameau e i madrigali concertati di Monteverdi. Ma quanto sono belli i madrigali concertati di Monteverdi?
Tra guerre, presagi della fine e follie collettive, mentre il più delle volte resto con gli occhi sbarrati come un lemure e riesco solo a boccheggiare sconcertato e incredulo, mi restano pur sempre ancora i miei libri e la mia musica, con tutta quella loro bellezza che mi spacca il cuore.

Ma ora davvero non so più cosa sto scrivendo, è meglio che la faccia finita qui.

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Una risposta a Una pausa tra i due vuoti

  1. anonimo ha detto:

    Non so se l’hai notato ma il commento che mi hai lasciato era in un post che parlava dei T. e precisamente alla mancata intervista al cantante, che ancora mi girano vorticosamente. Vabbè, ma non è importante. La coincidenza è che ogni volta che li ascolto, ogni santa volta, mi viene in mente un episodio che ti riguarda. Eravamo al cts in preparazione del nostro viaggio in Russia. Alla radio danno un loro pezzo che io salutai con entusiasmo. Tu mi gelasti con una delle tue migliori occhiate censorie, di quelle che valgono 200 recensioni. Sicuramente non te ne ricorderai ma sta cosa oggi mi ha fatto sorridere.
    Per quanto riguarda il voltarsi indietro e riconoscersi nelle proprie parole è davvero strano. Rileggendo il mio vecchio blog il primo pensiero che mi viene in mente è “caspita scrivevo molto meglio di oggi”, oggi che qualcuno mi dà anche qualche (misero) euro per le due righe che metto in fila. Forse è solo una questione di entusiasmo, svanito da un pezzo, ma sto discorso è meglio non aprirlo che sennò facciamo notte.
    Per quanto, e come, durerà, bentornato. Un abbraccio. A.

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